Prima pagina

Coronavirus, Russia contro La Stampa: “Chi si scava la fossa, ci finisce dentro”

Il quotidiano torinese pubblica tre pezzi di Jacopo Iacoboni sugli aiuti russi: “Materiali per l’80 per cento inutili”. L’ambasciatore e il portavoce del ministro degli Esteri reagiscono. Protesta dei ministri italiani.

Coronavirus, miracolo quotidiano al Manifesto, “autocontenuti“ e auricolari

di MATTEO BARTOCCI La rivincita del giornale di carta. Le edicole come le mascherine. Il lavoro di tipografi, stampatore, distributori, giornalai e postini, aziende, tecnici e sviluppatori.

Coronavirus, Repubblica taglia pagine e chiede sacrifici alle grandi firme

Crollo di pubblicità ed eventi. Edicole che chiudono. L’editore annuncia la ritirata, per tre mesi. Otto pagine in meno, inserti solo sul digitale, tagli a Robinson, Donna e Venerdì. La resistenza del direttore Verdelli.

Le opinioni

Coronavirus, informazione: tutti gli errori e tutti i cambiamenti da fare

di VITTORIO ROIDI Salvarsi dal virus e poi? Cosa verrà dopo? Tutti dovranno riflettere: il Governo, le Regioni, i sindaci, gli ospedali, che si sono dimostrati impreparati e in parte impotenti. Tutti, passata la tragedia, dovranno fare i conti con l’accaduto. Tutti dovranno guardare al futuro con una mentalità diversa. Nulla sarà più come prima, perché l’epidemia avrà lasciato il segno. Morti, sofferenze, paure. Donne e uomini che avranno alle spalle una vicenda capace di sconvolgere e di cambiare le certezze in incertezze. Tutti avranno imparato qualcosa, anche i giornalisti.

Coronavirus, un grande insegnamento: mai più applausi ai giornalisti

(V.R.) Basta applausi durante le trasmissioni giornalistiche televisive: ecco uno dei tanti insegnamenti che l’epidemia ci sta consegnando. Meno importante, ma potrebbe servire. Tutti i talk show, i dibattiti, i programmi guidati dai vari Floris, Lerner, Giletti, Del Debbio, Porro, in questi giorni hanno dovuto fare a meno del pubblico e dunque degli applausi.

Notizie brevi

Microscopio

“Vita” compie 25 anni, ha cercato di non raccontare mai favole

di RICCARDO BONACINA Ben 25 anni fa, quando fondammo Vita, il sogno, come scrivemmo sul numero zero nell’ottobre 1994, era quello di «un giornale capace di muovere le cose, di cambiarle, se possibile, capace di raccontare la vita intera capendone i problemi e proponendo risposte».

Il Papa ai giornalisti cattolici: attenzione agli interessi degli editori

"Una persona muore assiderata per strada e non fa notizia. La Borsa ribassa di 2 punti, tutte le agenzie ne parlano".