Il governo Netaniahu alza il tiro contro i giornalisti internazionali che cercano di raccontare la pulizia etnica in Cisgiordania. Secondo il Committee to Protect Journalists (CPJ) e la Foreign Press Association (FPA), le autorità israeliane stanno applicando ordini di allontanamento e revoche preventive dei visti per impedire ai giornalisti stranieri e indipendenti di documentare le violenze dei coloni.
Mentre a Gaza il blocco della stampa estera è totale, in Cisgiordania sono arrivati i primi bandi ad personam. Fino a qualche settimana fa, come raccontato da Professione Reporter, il tentativo tenere i lontani i giornalisti si “limitava” a minacce armate e spintoni. Lo scorso 16 ottobre si è arrivati all’aggressione della fotoreporter Usa Heidi Levine, presa a calci a bastonate, ferita e derubata dei suoi strumenti di lavoro.
lancio di pietre
E ora, come riporta The Times of Israel, a due giornalisti internazionali è stato vietato l’accesso in tutta la Cisgiordania fino alla fine del 2026. Sono Andrey Khrzhanovskiy, russo israeliano molto noto sui social come Andrey X e Jasper Nathaniel, ebreo nato a Philadelphia e residente a Brooklyn, che il 16 ottobre fu il primo ad accorrere in soccorso di Heidi Levine e che ha un profilo Instagram che rende omaggio allo scrittore David Foster Wallace: Infinite Jaz.
Prima di essere banditi, Andrey e Jasper sono stati picchiati, arrestati, interrogati per ore. La loro colpa? Documentare quello che i coloni, con il sostegno dell’esercito israeliano, fanno ai contadini palestinesi, alle loro case, alle loro famiglie, ai loro ulivi e al loro bestiame, uniche fonti di sostentamento. L’accusa formale? “Aggressione e lancio di pietre”. Accusa giudicata infondata dal tribunale di Gerusalemme, che comunque li ha banditi.
volto tumefatto
“Siamo stati quasi uccisi due giorni fa. E fino al prossimo anno mi è proibito entrare in Cisgiordania”, ha raccontato il 31 ottobre Andrey X in un video in cui appare davanti a un muro bianco con il volto tumefatto e ferito. Andrey è già stato arrestato una decina di volte. Mai era stato trattato con tanta violenza. È lui a spiegare il perché: “Abbiamo filmato dei coloni che chiudevano i cancelli a 20 comunità palestinesi, intrappolando intere famiglie“ Nel video compare un uomo la barba, che scende dalla macchina con fare aggressivo. “È Tomer Liani”, dice Andrey, che del denunciare gli aggressori mostrandone il volto ha fatto una missione. “Ha partecipato come soldato al genocidio di Gaza e ora sta partecipando alla pulizia etnica nella West Bank come colono a Masafer Yatta”.
Il filmato va avanti, sottolineato dal racconto: “Quando gli ho chiesto conto della chiusura dei cancelli, mi ha rubato il telefono, mi ha preso a pugni in faccia, poi ha sbattuto la mia testa a terra finché ho cominciato a perdere conoscenza”. Nello stesso tempo, l’agente della sicurezza dei coloni Nevo Nadalsky e il colono Shimon Atia “sono arrivati con i fucili d’assalto M16 e hanno bloccato Jasper che cercava di soccorrermi, lo hanno preso a pugni in faccia”, e hanno trattenuto con la forza un’altra giornalista attivista, la russa Adele Soho, rompendole il polso.
bloccate le ambulanze
E ancora: “L’esercito e la polizia di Israele hanno bloccato le ambulanze e hanno impedito ai paramedici palestinesi di raggiungermi. Hanno arrestato Jasper per aver chiesto di lasciar passare i soccorritori. Io sono stato infilato in un’ambulanza israeliana che mi ha trasportato per 100 metri, giusto fuori dalla vista delle telecamere”. E qui il video si interrompe, ma il racconto continua: “Mi hanno spinto con la forza, ancora quasi privo di sensi, nell’auto della polizia. Invece di portarmi all’ospedale. La polizia ha trattenuto Jasper e me per più di 24 ore: hanno interrogato lui per sette ore e me per tre, dopo averci tenuti svegli per tutta la notte. Le autorità israeliane hanno colto al volo l’opportunità di sopprimere i report dalla West Bank, mi hanno bandito da quei territori fino al prossimo anno e hanno rubato il telefono di Jasper per cercare di cancellare le prove dell’assalto”.
segno della vittoria
Mentre parla, appare la foto di loro due in manette che fanno il segno della vittoria con le dita. “Ci è andata bene, se fossimo stati palestinesi ora saremmo morti o rinchiusi in un campo di concentramento. Le autorità israeliane, i coloni e l’esercito sono terrorizzati dell’attenzione internazionale, sopprimono il giornalismo più che possono, con minacce, arresti, rapimenti e uccisioni. Noi abbiamo mostrato che Liani, Nadalsky e Atia hanno partecipato direttamente a crimini contro l’umanità a Masafer Yatta. Per questo la polizia e il tribunale israeliani ci hanno puniti”. E conclude: “Nella West Bank le autorità stanno facendo di tutto per mantenere in silenzio le voci palestinesi: per questo imploro tutti di seguire i giornalisti palestinesi che stanno rischiando le loro vite”.
Nel frattempo un’altra violazione dei Diritto Internazionale Umanitario è stata commessa da un soldato israeliano che, a volto coperto, si è fatto fotografare con la giornalista Marah Awad, ammanettata e bendata in seguito a un raid notturno dell’Idf in casa sua, a Beit Ummar, Nord di Hebron, e ha pubblicato la foto sui social. Una giornalista arrestata e umiliata, esposta come un trofeo.
(nelle foto, da Instagram, Tomer Liani -a destra- aggredisce Andrey X; Marah Awad ammanettata e bendata)





