I giornali italiani, e di tutto il mondo, si sono accorti a metà agosto 2026 di ciò che sta accadendo in Cisgiordania. Tutti parlano delle due case palestinesi assediate dai coloni israeliani a Qusra, a sud di Nablus. Se ne sono accorti, o hanno dovuto accorgersene, sopratutto grazie al lavoro di un ragazzo, un giornalista che sui social si fa chiamare Andrey X e da anni documenta le violenze dei coloni scortati dai soldati dell’Idf. Postando video su video, esponendo il suo corpo esile alle stesse violenze nel tentativo di fermarle. E scavando come una goccia cinese, per aprire un varco nel muro di silenzio che circonda il dramma palestinese. Varco che, nel caso dell’assedio di Qusra, ha costretto perfino l’amministrazione Trump a intervenire con le autorità Israeliane, dal momento che una delle due case appartiene a un cittadino statunitense di origini palestinesi.

biondo con occhiali

Andrey X è un attivista e giornalista indipendente russo-israeliano di 28 anni, biondo, con gli occhiali. Per il sistema di sicurezza israeliano è una spina nel fianco, lo tengono d’occhio, lui mostra il dito medio ai droni che gli passano sulla testa e brandisce il suo telefono come un’arma che può colpire duramente. Conosce i coloni e i soldati che li supportano uno per uno, ne pubblica i volti, i nomi, le colpe e spesso incita i suo follower (635 mila su Instagram) a diffonderne le immagini: “Rendiamoli famosi”. E’ proprio quello che è riuscito a fare nel caso di Qusra. 

visita ai nonni

Il suo nome completo è Andrey Khrzhanovskiy. Ebreo, russo di San Pietroburgo, laureato in antropologia, da giovanissimo ha scritto per testate non gradite al regime di Putin. Nel 2022, quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina, era in Israele a trovare i nonni. Ha deciso di restare a Tel Aviv utilizzando la “legge del ritorno”, che consente agli ebrei di tutto il mondo di ottenere la cittadinanza israeliana.

Dopo circa un anno vissuto da “sionista di default”, ha cominciato ad avere dei dubbi, è andato nei territori occupati a vedere con i suoi occhi. Ha conosciuto gli agricoltori palestinesi, le loro storie, le loro famiglie: “A un certo punto ti rendi conto di far parte di un sistema di apartheid”. Ha cominciato a partecipare a iniziative antisioniste a Tel Aviv e Gerusalemme, poi ha fondato l’associazione Kompass, progetto giornalistico multimediale in lingua russa con l’obiettivo di spiegare agli immigrati suoi connazionali la realtà dell’occupazione nei territori palestinesi, decostruendo la narrativa ufficiale israeliana.

proprietario di un bar

Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 ha deciso di abbandonare definitivamente Tel Aviv per trasferirsi in una comunità palestinese della Cisgiordania (Ras Ein Al-Auja), dove ha cominciato a documentare a tempo pieno le violenze dei coloni. C’è un episodio in particolare, ha raccontato, che gli ha toccato la coscienza: “Il proprietario di un bar palestinese a Jaffa, in cui lavoravo, un giorno mi ha detto che era stato in Giordania per visitare dei parenti che erano stati espulsi dalla città nel 1948 e non potevano più tornare. Ed eccoci lì: lui, con i parenti che vivevano qui da generazioni, ma non riuscivano nemmeno a ottenere un visto turistico; e io che, grazie ai miei antenati vissuti qui forse 2.000 anni fa, potevo muovermi liberamente. L’ingiustizia mi appariva lampante”.

stampa internazionale

Da oltre due anni e mezzo Andrey X vive nei Territori occupati. Quando parla di Israele la chiama “territorio del ’48”, un modo per dire che non crede nella legittimità di quello stato nella sua forma attuale. È diventato oramai un punto di riferimento per i palestinesi dei villaggi, che lo chiamano ogni volta che vengono aggrediti, ma anche per i pochi giornalisti che si spingono a raccontare cosa sta succedendo lì, in Cisgiordania, dove ancora il governo israeliano non ha bloccato l’accesso alla stampa internazionale. A differenza di ciò che accade a Gaza.

In un’intervista rilasciata un mese fa a Daniele Raineri del Post, dopo che insieme erano stati aggrediti dai coloni israeliani, ha raccontato di essere stato arrestato e poi rilasciato dalla polizia almeno quindici volte. Rilasciato grazie al privilegio di avere un passaporto israeliano. Ma non per questo protetto dalla violenza e dalle minacce: “Sono stato aggredito molte volte. Ho perso il conto delle volte in cui mi hanno puntato un’arma addosso. Sono stato picchiato, arrestato, minacciato. Ricevo minacce di morte ogni giorno”.

nessuna conseguenza

L’ultima volta che gli hanno sparato addosso è stato proprio mentre documentava l’assedio di Qusra. Anche in questo caso ha pubblicato il video del colono che ha puntato l’arma contro lui e altri attivisti, dei soldati che stavano lì e hanno protetto gli aggressori. E le foto, con le facce ben riconoscibili e qualche nome: “Non subiranno conseguenze, rendiamoli famosi”.

“No, non sono supportato dall’Iran, dalla Russia o da chiunque altro -scrive nel suo post di presentazione Andrey X- Sono in grado di fare il mio lavoro solo grazie a voi e apprezzo ogni minimo segno del vostro supporto. Se volete, potete contribuire attraverso patreon.com/AndreyX”. Patreon è un piattaforma di crowdfunding e abbonamenti per creatori di contenuti.

(nella foto, a sinistra Andrey X con un colono israeliano in Cisgiordania)

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