(A.G.) Che strano Paese è quel Paese in cui un certo giorno -12 agosto 2026- tutti i giornali (son tanti!) mettono in prima pagina la vicenda di un giornalista, Sigfrido Ranucci.
E che strani giornali in quello strano Paese. Apertura su la Repubblica, spalla sul Corriere della Sera, apertura sulla Stampa, sulla Nazione, sul Fatto Quotidiano, sul Giornale, sul Foglio (tre pezzi!), su Libero, sul Riformista, sulla Verità, sul Messaggero e sul Tempo. Ma anche il giorno prima, 11 agosto, Corriere, Giornale, Carlino, Nazione, Tempo, Fatto, apertura di prima. E poi il giorno dopo -13 agosto- apertura su Corriere, Repubblica, Fatto, Giornale, Verità, Messaggero, Tempo.
trovare notizie
Ma un giornalista non dovrebbe fare notizia, dovrebbe trovare le notizie. Non dovrebbe stare in prima pagina, dovrebbe firmare in prima pagina informazioni esclusive, quelle che accrescono la conoscenza, aprono nuovi scenari, in qualche modo migliorano la vita dei cittadini.
Il giornalista che diventa protagonista ha già perduto la sua battaglia, è già entrato in un’altra dimensione. Quella propria del suo mestiere è capire, far capire, svelare, scoprire, raccontare.
amici e fonti
Vedremo che fine farà questa inchiesta giudiziaria sull’attentato che ha subito il 16 ottobre 2025, fatto sta che Ranucci ha già perso il suo ruolo quando ha ascoltato (senza cancellarli dalla vista) i progetti sulla sua entrata in politica, ha perso quando ha confuso gli amici con le fonti, quando in una trasmissione di una rete concorrente con la sua Rai ha accusato il ministro Nordio di frequentazioni sudamericane senza lo straccio di una prova.
La storia di Ranucci è tutto un teatrino di mescolanze, perché poi nel ristorante romano di Valter Lavitola (presunto mandante dell’attentato, fonte e amico allo stesso tempo) ci andavano star del giornalismo come Paolo Mieli, Stefano Cappellini e Michele Santoro, persone considerate di sinistra servite da un faccendiere già condannato per estorsione a Berlusconi, per la compravendita di senatori, per truffa sui fondi dell’editoria, sospeso dall’Ordine dei giornalisti. Su Ranucci poi -terribile coazione a ripetere italiana- destra e sinistra si dividono con nettezza, la prima per azzoppare la trasmissione Report, la seconda per difenderlo, visto che Report prevalentemente cercava misfatti a destra. A prescindere dai fatti, per ideologia.
educare, ammansire
Ma qui interessa soprattutto domandarsi: perché tutti i giornali lo mettono in prima pagina? Per seguire l’andamento della politica -orribile difetto dell’informazione italiana -ciascuno per la sua parte. Perché Ranucci è volto Rai e la Rai costituisce da decenni la quintessenza della politica, dove chi comanda al momento manifesta la sua pulsione ad educare, a orientare, ad ammansire il popolo.
Certo la storia di Ranucci è un bel thriller, l’attentato, col mandante amico o ex amico, fonte o ex fonte, i complici esotici, gli arresti, i colpi di scena. Ma tutte queste aperture, questi pezzi in prima pagina sono davvero ciò che interessa i lettori oggi, agosto 2026, con il caldo che decima gli anziani e spaventa per come crescerà l’anno prossimo, mentre tutti i potenti del mondo non se ne curano, con due guerre devastanti che nessuno tenta davvero di fermare? Ranucci è una bella storia, certamente, ma in via preferenziale per gli abitanti dei Palazzi, quelli che passano da un’aria condizionata all’altra. E si divertono a darsi randellate, attraverso Ranucci.
senza pregiudizi
Che forse, a questo punto, farebbe il bene di tutti a rifiatare, e tornare a lavorare sul campo, cercando notizie senza pregiudizi.
Nota finale: il 12 agosto due giornali non hanno scritto una riga sul caso Ranucci, il manifesto, quotidiano comunista e il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria. Il 13 agosto nessuna riga soltanto il Sole 24 Ore.





Da martedì 11 agosto il cosiddetto caso Ranucci ha preso il sopravvento sulle aperture dei giornali e lo ha conservato fino ad oggi. Condivido quanto scrive il direttore di Professione Reporter. Stupefacente, anche per me, constatarlo. Stupefacente perché non penso meriti questi riflettori a discapito di altre ben più rilevanti emergenze: la guerra, il clima, le retribuzioni dei dipendenti italiani in retromarcia rispetto a 15 anni fa e un’economia che fatica a crescere checché ne dica il governo. Le aziende cercano disperatamente tecnici e nel 57% dei casi non li trovano, scrive il Sole24Ore. E se li trovassero, questo si che farebbe crescere Pil e retribuzioni. Ma no, meglio concentrarsi su Ranucci, in fondo è ferragosto, domani si vedrà