La Linea Gialla che divide i palestinesi dall’esercito israeliano a Gaza avanza sempre di più verso il mare, riducendo il territorio dei gazawi?

Hamas controlla quel territorio e non ha alcuna intenzione di disarmarsi?

Solo due domande alle quali i giornalisti internazionali potrebbero, dovrebbero cercare di rispondere. 

Se solo potessero entrare a Gaza.

duecentosessanta uccisi

Ma l’accesso è impedito dal governo di Israele da quasi mille giorni. Dal 7 ottobre 2023, giorno della strage degli ebrei al confine di Gaza. Senza la presenza dei cronisti del mondo, le informazioni vengono dai giornalisti palestinesi, che hanno pagato un tributo di sangue enorme (oltre 260 uccisi) o dalle fonti israeliane.

E’ evidente che ci sarebbe un enorme bisogno di fare il punto sulla “tregua” sancita da Trump e Netanyahu con Hamas nello scorso ottobre. In quella sede fu stabilita una Linea Gialla che separa la zona sotto il controllo di Israele e quella dove i palestinesi dovrebbero vivere, dove opera Hamas.

fuoco mai cessato

Il fuoco, secondo le notizie che arrivano, non è mai cessato: in sette mesi sono stati uccisi quasi 900 palestinesi in raid e combattimenti, con colpi di proiettile a ridosso della linea, che nel frattempo si è mossa: lasciava sotto controllo israeliano il 53 per cento di Gaza, ma ora dovrebbe essere arrivata al 60 per cento, secondo le dichiarazioni dello stesso Netanyahu.

Che succede dunque a Gaza? Come vengono distribuiti gli aiuti umanitari, tutti sotto controllo dell’esercito israeliano, visto che quelli portati dalla Flottilla internazionale sono stati ripetutamente bloccati in acque internazionali?

quattrocento testate

Numerose richieste di entrare a Gaza sono state presentate in questi mille giorni da molte organizzazioni internazionali di giornalismo e una richiesta ufficiale è stata presentata dalla Foreign press association (Fpa), di cui fanno parte 400 testate di tutto il mondo -fra cui Rai 1 e La Stampa, Bbc, Financial Times, France 24, Time, Die Zenit, Le Monde, Reuters, Fox News, Sky News, New York Times- alla fine del 2024 alla Corte suprema di Israele. Che non ha mai risposto, se non con una serie di rinvii. Il 23 ottobre 2025, la Corte ha deciso di concedere alle autorità israeliane un mese “per elaborare un piano per l’accesso”. Il 24 novembre la Corte ha rinviato tutto al 4 dicembre. Il 21 dicembre ha rinviato tutto al 4 gennaio. Il governo di Tel Aviv ha dichiarato alla Corte Suprema che il divieto per i media internazionali deve rimanere in vigore “per motivi di sicurezza”.

giudici bloccati

Nel documento inviato alla Corte, il procuratore rappresentante dell’esecutivo sostiene che la tregua a Gaza è oggetto di “continue minacce” e per questo “non deve essere autorizzato” l’ingresso di reporter senza scorta. Le conclusioni del governo le aveva anticipate il ministro della Difesa Israel Katz a fine anno parlando alla Knesset, il Parlamento israeliano. Dopo queste dichiarazioni, i membri della Corte Suprema sono rimasti bloccati. Senza nulla decidere, in alcun senso.

Un comportamento poco consono a una democrazia, dove dovrebbe vigere la separazione del potere giudiziario da quello esecutivo.

(nell’immagine, la divisione di Gaza al 21 gennaio 2026)

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