Come muoiono le donne? Come vengono raccontate le loro morti? E in che senso anche la morte ha un genere?

Il numero di novembre di Donne Chiesa Mondo, il mensile dell’Osservatore Romano curato da Rita Pinci, esce sabato 31 ottobre con il titolo “Sorella morte”. Nel mese della Commemorazione dei defunti e della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la rivista affronta un tema ancora poco esplorato: la disparità nel modo in cui ricordiamo chi non c’è più.

Degli uomini si celebrano spesso l’eroismo, le imprese e le parole; delle donne si raccontano soprattutto la cura degli altri e l’attenzione ai corpi. L’articolo d’apertura, “Se la morte ha un genere”, firmato da Ritanna Armeni e Rita Pinci, parte da questa disparità per interrogarsi su come e perché alcune vite trovino spazio nel racconto pubblico, mentre altre restino confinate nell’ombra o nella sfera privata.

Talvolta, di una donna si ricorda soltanto la fine, lasciando in secondo piano ciò che è stata e ha fatto nel corso della sua vita. Ne scrive Simonetta Sciandivasci, citando Sylvia Plath, Virginia Woolf, Antonia Pozzi, Chantal Akerman, Marina Cvetaeva e molte altre, fino a Marjane Satrapi ed Emma Bonino.

Sull’aspetto religioso e di fede intervengono le teologhe Marinella Perroni, Mirian Francesca Bianchi e Alice Bianchi. La la sociologa Chiara Giaccardi affronta il tema della uguaglianza e si domanda: “Se la dignità è universale, perché la possibilità concreta di essere salvate –di contare, di essere difese, di sopravvivere– resta così diseguale?”.

Suor Marianna Santin, medico ginecologo e missionaria comboniana in Sud Sudan, racconta il devastante impatto psicologico, relazionale ed economico della fistola ostetrica, una patologia che può esporre le donne allo stigma e all’esclusione, trasformandosi per molte di loro in una vera e propria “morte sociale”.

Diamante D’Alessio racconta l’impegno del Cuamm in Africa per garantire alle donne un parto e una maternità sicuri. Ogni anno, nel mondo, circa 280.000 donne muoiono ancora durante la gravidanza, il parto o nel periodo successivo, la maggior parte nell’Africa subsahariana.

Lidia Ginestra Giuffrida intervista Wesam Hamada, la madre di Hind Rajab, la bambina palestinese di cinque anni uccisa dai colpi sparati da un carro armato israeliano contro l’auto su cui viaggiava. La sua storia è diventata un film che ha vinto il Leone d’Argento a Venezia.

Alessandra Buzzetti incontra in Israele Adi, che oggi vive anche per la sorella gemella Eden Gez, assassinata a 31 anni dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Eden stava tornando a casa, ad Ashkelon, dopo una notte trascorsa a ballare, ancora ignara del massacro al festival musicale di Re’im.

Federica Re David parla con Morena Corbellini, madre di Aurora Tilla, la più giovane vittima di femminicidio in Europa, uccisa a soli 13 anni dal suo ex fidanzato, che ne aveva 15.

Carmen Vogani, autrice della docuserie “Saman. La verità nascosta” ricorda la diciottenne pakistana uccisa dalla sua famiglia a Novellara. Quante Saman ci sono ancora? “Non lo sappiamo. In Italia, e non solo, sui migranti non ci chiediamo come accoglierli, ma come respingerli; sulle donne non ci chiediamo come promuovere la loro indipendenza, ma come proteggerle dalla violenza maschile, come fosse un dato ineluttabile”.

Infine, Vittoria Prisciandaro entra in una casa di riposo per suore, dove la sorellanza continua a essere praticata anche nella vecchiaia.

 

 

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