C’è una giornalista italiana che spiega gli orrori di Epstein, le psicosi di Trump, gli americani che dormono in macchina. Che parla di un’America diversa da quella che si trova nell’informazione mainstream. 

“Italiana per nascita, americana per amore, corrispondente de Il Messaggero da 40 anni, fedele alla religione della democrazia e tolleranza, appassionata di animali e di gialli inglesi”. Così, Anna Guaita si presenta su La Voce di New York, il “primo quotidiano digitale bilingue, italiano e inglese, negli Stati Uniti”, di cui è vicedirettrice.

scrivania all’onu

Anna Guaita è tra i giornalisti italiani che da più tempo raccontano l’America. Ma ha trovato un modo per farlo senza filtri cercando di spiegare le ragioni (o le follie) che stanno dietro agli eventi. Sul Messaggero, grazie al quale mantiene la sua scrivania all’Onu, scrive con meno frequenza perché, “andata in pensione nel 2010 con la morte nel cuore, ho scoperto altre due passioni”: La Voce di New York, appunto, e “Visto dall’America”, mezz’ora su Radio Radicale, ogni sabato, dove, affiancata da Antonello De Fortuna, esamina quello che accade negli Usa e, di conseguenza, nel mondo. Guidando spesso nella mente contorta di Trump e nei meccanismi del suo governo, nel suo entourage di personaggi surreali. “Ho sempre avuto un forte legame con il mondo radicale -racconta- Da giovane, in Italia, ho fatto le battaglie per il divorzio e per l’aborto al fianco di Adele Faccio, mia madre è stata la prima consigliera comunale radicale di Palermo negli anni 50”.

chiave per il cuore

Lo spirito è sempre lo stesso con cui, nel 1979, ha scritto il suo primo articolo dagli Usa per un giornale italiano, l’Avanti!: un’intervista a Germaine Greer, una delle più importanti voci del femminismo mondiale, giornalista e accademica come lei. Perché Anna Guaita è arrivata negli Usa il 9 gennaio di quell’anno, laureata in Letteratura Italiana contemporanea all’Università di Firenze e già assistente universitaria, con una borsa di studio per la Rutgers University del New Jersey, dove ha incontrato suo marito Bob Holzer, che oggi insegna Storia della musica alla School of Music di Yale. E lì, mentre studiava per il Phd, ha trovato anche l’amore per il giornalismo. Dall’Avanti! è arrivata al Messaggero, inizialmente grazie a un incontro con il professor Giorgio Cerboni Baiardi, che la presentò all’allora Direttore Vittorio Emiliani. E definitivamente grazie a uno scoop: “Negli Usa avevano impiantato il primo cuore artificiale, io chiamai l’ospedale di Salt Lake City e la persona che rispose mi disse che l’uomo attaccato a quel cuore, Barney Clark, aveva una chiave per spegnerlo se non avesse più sopportato di vivere così. Una notizia che nessun altro giornale al mondo ha pubblicato”. 

come fratelli

Era il 1982. “Collaboravo con il Messaggero già da due anni, ma da quel giorno è cambiato tutto. Il corrispondente del giornale, Lucio Manisco, mi ha accolta a braccia aperte, aiutata e sostenuta”. Poi è arrivato Stefano Trincia, con cui Anna Guaita ha formato una coppia formidabile che resterà nella storia del Messaggero. “In quella piccola redazione al Rockefeller Center, guidata da Roberto Pesenti, Stefano ed io siamo diventati fratelli, tante volte lui mi ha aiutata a vedere cosa era giusto e cosa era sbagliato”. Insieme, ma spesso separati da un capo all’altro degli Stati Uniti, hanno raccontato elezioni e scandali presidenziali, guerre e trattative, fortune e cadute dello star system.

tutta la verità

Quasi 50 anni dopo quel primo articolo, oggi Anna Guaita narra l’America quotidianamente attraverso il sito, video su Instagram, una newsletter. Sulla Voce di New York (che fa parte del gruppo Vny Media Corporation) ha un “Osservatorio permanente in costante aggiornamento” sugli Epstein Files, che sono uno dei suoi cavalli di battaglia nel vero senso della parola: combatte perché su quei documenti esca finalmente tutta la verità. E’ un giornalismo che si schiera, quello di Anna Guaita: “Credo che un giornalista debba cercare di essere neutrale il più possibile, ma quando vede dove sta ciò che è giusto e dove ciò che è sbagliato, deve schierarsi”. 

montagne di soldi

E lo “sbagliato”, oggi, è anche alla Casa Bianca: “Ho seguito l’evoluzione di Trump come imprenditore, ero ad Atlantic City, nel 1990, quando ha inaugurato il Taj Mahal, una delle sue tante grandi imprese che sono fallite ma gli hanno reso montagne di soldi. Ho parlato con i marmisti che non pagava e ricattava, perché non potevano permettersi gli avvocati per fargli causa. Sapevo che Presidente sarebbe stato la prima volta e lo sapevo ancor di più la seconda volta, dopo aver visto e raccontato l’assalto al Campidoglio”.

letto fuori dal carcere

Nei video su Instagram, dove La voce di New York ha ottenuto un milione di visualizzazioni negli ultimi 30 giorni, racconta di Epstein che continuava la sua attività di predatore sessuale nel 2008, mentre era in carcere in Florida condannato a 18 mesi proprio per abusi su minori. In un Suv attrezzato con un letto fuori dal carcere: approfittava del regime di semilibertà e del fatto che, a sorvegliarlo, fossero delle guardie che lui stesso pagava: “Epstein sorvegliato da guardie pagate da Epstein”, per essere chiari. Se in quell’occasione non gli fosse stato permesso di patteggiare con lo stato della Florida per evitare i capi d’accusa federali, scandisce Anna Guaita, “forse non ci sarebbe stato l’Epstein 2” , l’orrore perpetrato fino al 2019. E racconta dei tre milioni e mezzo di pagine dei Files, otto tonnellate di carta, alle quali, in una galleria di Tribeca, è stata dedicata una mostra/biblioteca: 3.437 volumi consultabili (omissis compresi), l’immagine  della rete degli abusatori, le foto delle vittime: “Un atto di disobbedienza civile”. In radio ha parlato delle “modelline” che sono state attratte nella rete internazionale di pedofili, di chi le gestiva, dei timori di Melania Trump legati all’inchiesta.

Ego ipertrofico

Anna Guaita spiega anche come Donald e Melania si siano arricchiti in questi anni di presidenza. Racconta l’ “ossessione monumentale” del Presidente (il suo volto su una moneta d’oro, la sua firma sulla banconota da cento dollari, “un fatto che non ha precedenti”) da un punto di vista particolare: quello di diversi psichiatri che hanno parlato di un “uomo con un ego ipertrofico, terrorizzato dalla sua morte, che cerca un’immortalità simbolica”. Un uomo che si circonda di giovani donne, come Natalie Harp, la 35enne oramai inseparabile, detta “la stampante umana” perché gli stampa in continuazione articoli e notizie che lui odia leggere sugli schermi. 

giovane visionario

Anna Guaita, attraverso La Voce di New York, racconta anche l’America che non ce la fa, come le decine di migliaia di persone che vivono nei furgoni o nelle auto: hanno un lavoro, magari anche un abbonamento in palestra, ma non possono permettersi una casa. E hanno creato una rete social di solidarietà per spostarsi, notte dopo notte, in parcheggi da cui la polizia non potrà cacciarli perché negli Usa dormire in macchina è vietato. E racconta di un giovane visionario che ha lanciato un crowd sourcing per comprare una compagnia aerea locale low cost che è fallita: vuole far nascere un “cooperativa aerea” e ha raccolto in pochissimi giorni 437 milioni di dollari. 

“Il nostro giornale – dice Anna Guaita – è fatto da pensionati che sono grandi firme del giornalismo e da ragazzi molto giovani. Siamo felici di poter fare loro un po’ di scuola, in un mondo dove nelle redazioni non si insegna più niente, dove i ragazzi non li fanno neanche entrare. E mi dà una grande gioia vederli crescere”. Quei ragazzi la chiamano “la zia, zia Anna”.

(nelle foto di Terry W. Sanders, Anna Guaita e Stefano Trincia di Terry W. Sanders; all’interno, Anna Guaita nel 1990 ad Atlantic City, inaugurazione del Taj Mahal di Donald Trump)

3 Commenti

  1. Anna e Federica siete una coppia perfetta. Anna ci fai ancora amare un mestiere terribilmente cambiato ma in cui hai tanto ancora da dire, e Fede, per averci rivelato aspetti e dettagli di Anna che ignoravamo. Siete due croniste di razza. Grazie

  2. Negli anni dell’age d’or degli Spettacoli del Messaggero (Molendini capo, Zaccagnini e Leonardi vice straordinari), Anna (Guaita) è stata una grande bussola. Quando proponeva un pezzo di cinema, musica eccetera, allestiva la grande architettura professionale del chi, quando, dove come e perchè. E quando proponevamo i suoi pezzi alla riunione del mattino tutte e tutti ascoltavano con curiosità, rispetto, empatia. Le sue proposte di pezzi di Politica o Eco erano, poi, se possibile ancora più preziose. Che conforto sapere di poterla leggere e ascoltare, chissà per quanto tempo ancora.

  3. Grandissima Anna! Lo dico da ex collega ma soprattutto da lettore. E grazie a Federica per avercela raccontata anche al presente e così bene

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