Qualche riflessione sull’accordo extragiudiziale con cui Meta, la società che controlla Facebook, ha risolto il contenzioso intentato contro di lei da 29 stati americani.

L’accusa era di intossicamento digitale degli adolescenti, ancora meglio: di aver creato una dipendenza artificiosa negli utenti più giovani. È il tema che ha tenuto banco all’inizio dell’estate in Europa, anche alla luce di una legge australiana che sembrava fare scuola: divieto di accedere ai social ai minori di 14 anni.

tiro al bersaglio

Nel vecchio continente è subito scattata la corsa al proibizionismo: in Francia, Germania, Spagna e Italia, con diversa intensità e strategie si è innestato il tiro al bersaglio contro i social. In particolare le forze di sinistra non hanno trovato di meglio che scaricare una certa sotterranea e inconscia frustrazione rispetto al mondo digitale, che inneggiare ai divieti, punendo gli utenti e non i proprietari.

Paradossalmente proprio dagli Usa, il paese guidato dall’amministrazione Trump, che si erge a difensore del liberismo etico per le grandi corporation tecnologiche, viene invece una lezione su cui, appunto, sarebbe utile spendere qualche attenta considerazione.

repubblicani e democratici

Intanto il senso dell’iniziativa degli Stati, fra cui c’erano governatorati repubblicani e democratici convergenti: è responsabilità dei proprietari correggere le distorsioni che colpiscono gli utenti più fragili, non di quest’ultimi di auto limitarsi.

Un principio che sembrerebbe fondamentale nel conflitto sociale da alimentare nel mercato tecnologico da parte delle forze che dovrebbero puntare a democratizzare questo scenario e non ad irrigidirlo, accettando l’immutabilità degli algoritmi.

non esorbitante

L’intesa che sostituisce il giudizio in tribunale, prevede oltre ad un’ammenda di circa 18 miliardi di dollari per il gruppo di Mark Zuckerberg –una cifra certo non esorbitante per chi vanta una capitalizzazione di 1450 miliardi, ma che comunque corrisponde ai profitti di un intero trimestre– anche sostanziali modifiche dell’architettura delle piattaforme (insieme a Facebook anche WhatsApp e Instagram), a partire dall’interruzione dell’infinito scroll (la consultazione permanente del flusso di post), ritenuto uno dei meccanismi più alienanti del sistema, che sarà automaticamente interrotto, con pause diverse, ogni 15, 60 e 90 minuti. Inoltre sarà bloccato l’inoltro di contenuti sugli account degli adolescenti nelle ore notturne e nelle fasce di orario scolastico.

processi patologici

Ma il dato ancora più importante riguarda non solo l’intensità ammaliante dei flussi, ma anche la qualità dei contenuti e dei linguaggi.

Infatti Meta ha implicitamente riconosciuto che gli algoritmi editoriali che guidano le sue piattaforme sono tossici perché eccitano edonismo e dipendenza dal gradimento altrui, gli implacabili like, che sono il motore di quei processi patologici che per le personalità più deboli producono anche scelte estreme. Verrà pertanto rallentato il frenetico gioco del botta e risposta e della valutazione su foto o immagini pubblicate dai giovanissimi.

tre miliardi di clienti

In tutto questo Meta per identificare gli adolescenti che navigano nelle sue pagine dovrà anche svelare la magia che le permette di conoscere intimamente tutti i tre miliardi dei suoi clienti in base a forme di profilazione che fino ad ora non sono pubbliche.

Infine l’addentellato della reciprocità. Infatti una parte della sanzione, circa 5 miliardi di dollari, sarà pagata da Meta dopo che anche i suoi concorrenti come Tik Tok e You Tube adotteranno meccanismi di tutela per i giovanissimi. A conferma che gli utenti sono merce di scambio e contesa per i giganti del web.

forme di divieto

Per ora questi accorgimenti saranno adottati solo sul mercato americano. Si attendono infatti le reazioni delle authority europee. E si attendono le determinazioni di quelle forze politiche che avevano escogitato le più fantasiose e per altro impraticabili, come si è visto in Australia e in Francia, forme di divieto a danno degli utenti.

La mossa maturata negli Usa apre infatti la porta a una strategia di intervento più radicale da parte delle istituzioni nazionali e comunitarie in Europa. Il cuore dell’iniziativa ora sono direttamente gli algoritmi, il loro funzionamento, la mission che i proprietari affidano alle piattaforme. Quello è il tema da negoziare e su cui intervenire, riprogrammando strutturalmente questi sistemi di coercizione digitale e contestando la privatizzazione dei dati.

come per i farmaci

L’accordo extragiudiziale si basa sul riconoscimento di fatto che quella materia sia modificabile di volta in volta. E, ancora di più, che ogni successiva modifica del motore algoritmico di un dispositivo debba essere preventivamente comunicato, esattamente come avviene per i farmaci.

Si delinea così uno spazio di iniziativa politica e sociale che può, finalmente dare forma e sostanza a una dialettica che renda, anche nel campo digitale, la democrazia non una plebiscitaria espressione informe di masse clickanti, ma una consapevole volontà di contrastare sistemi produttivi alla luce dei propri diritti.

Ed è preoccupante che su questo aspetto, che è la chiave per contestare il sovranismo, non sia stata naturale una azione politica e culturale della sinistra in Europa.

(questo articolo è uscito su strisciarossa.it)

(nella foto, Mark Zuckerberg)

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