Come mai abbiamo (quasi tutto il mondo) passato un’estate bestiale per il caldo spesso insopportabile e continuiamo a non fare niente?

Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer lo spiega con la “perdita della realtà condivisa”. Questa -dice in una preziosa intervista a la Repubblica del 30 agosto- “è avvenuta nei luoghi dove era prodotta, e non sono i media nazionali. Erano quelli locali: un giornale che parlava del consiglio scolastico, gli arresti e i necrologi, una riunione sindacale, lo scantinato di una chiesa, una stanza dove sederti di fronte a qualcuno che votava diversamente da te ma sarebbe comunque stato il tuo vicino il giorno dopo”.

sentire, non capire

La realtà condivisa dovrebbe essere quella del cambiamento climatico e delle sue cause (uso dei combustibili fossili come il petrolio, prima di tutto): “Le informazioni su questo erano in mio possesso da trent’anni e da sei anni le ho scritte… Siamo a conoscenza della crisi, ma non ci possiamo credere… Con il caldo di quest’anno per la prima volta ho sentito il cambiamento climatico piuttosto che capirlo”.

Foer ha scritto “Ogni cosa è illuminata”, “Molto forte, incredibilmente vicino” e i saggi “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali” e “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi” (“We are the weather”). Insomma, dice lo scrittore, grazie anche alla sparizione dei giornali, in particolare quelli locali, che creavano un sentimento di comunità, abbiamo perso la capacità di ragionare e agire di conseguenza: ”Quando questi luoghi hanno chiuso l’unico rimasto per la vita pubblica sono diventate le piattaforme digitali, che non premiano l’aver ragione. Su una piattaforma una rivendicazione fattuale funziona come un distintivo di appartenenza. Significa che contestarla non è una correzione ma un’espulsione”.

il proprio popolo

E così “ad un certo punto il clima ha smesso di essere un dato di fatto atmosferico ed è diventata un segnale dell’America a cui appartieni. Accettare la scienza non è un atto intellettuale ma una defezione. Le persone sopporteranno molto, incluso il calore che rende pericoloso stare all’aperto, prima di disertare il proprio popolo. Non si sostiene che la scienza sia sbagliata, ma solo che preoccuparsi di essa ti rende un certo tipo di persona”.

E il ruolo dei politici: “La strategia di negare la verità non produce una folla inferocita ma una cittadinanza esausta, che presume che tutti mentano. I politici rinunciano alla possibilità di un Paese a cui si possa dire qualcosa di vero e agire di conseguenza. Bruciano il terreno su cui stanno in piedi, perché così nel breve periodo si vince“. E il Green Deal europeo? “Quelle politiche chiedevano alle persone di pagare un costo reale oggi per un beneficio invisibile differito e condiviso con tutti sulla Terra domani e le persone a cui veniva chiesto erano spesso quelle meno abbienti. Non è stupidità o malvagità, è una risposta razionale a una richiesta mal progettata. Una persona è già spaventata dall’aumento dell’affitto, la riduzione dei posti di lavoro e le spese mediche che non può permettersi, non ha più capacità per un’emergenza planetaria”.

fogne allagate

Che fare? “Le tempeste a New York sono ormai più forti delle capacità delle tubature e quindi le fogne allagano i seminterrati. La mia soluzione è stata installare una valvola di ritorno che i sola la casa dal sistema municipale quando si guasta. Funziona, ma è esattamente la risposta sbagliata: risolvere il mio problema tagliandomi fuori dagli altri. Quasi tutto quello che ci viene venduto ora come soluzione climatica, dal condizionatore privato al secondo passaporto, ha questa forma. Dobbiamo riconoscere che nel lungo termine per i nostri figli e nipoti non c’è alcuna valvola che separi le nostre case. Siamo connessi: o risolveremo il problema insieme o insieme soffriremo”. 

Onore a la Repubblica e al suo Direttore ad interim che quotidianamente si occupa del clima fuori controllo. Interventi di Antonio Scurati e Corrado Augias, interviste a grandi esperti. Per tenere presente che non saranno Ranucci e Lavitola a salvarci.

(nella foto, Jonathan Safran Foer)

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