Le scuole abbandonate troppo presto, la vita in strada nelle periferie, la musica trap come sfogo, lo showbiz dei social network (Instagram e Tik tok su tutti) come i nuovi “muretti”, su cui condividere le proprie gesta, spesso condite da odio e violenza. Sono le cifre identitarie dei “maranza”, i giovani irrequieti che hanno forgiato da qualche anno la propria leggenda urbana e digitale, descritta nei verbali della Procura di Torino come “un’associazione a delinquere di facto, fluida e non gerarchica”. 

Tra felpe taroccate, tatuaggi arabi sul collo, traffico di droga, corsi online su come fare “soldi facili”, rapine e prepotenze, a raccontare questa onda di ventenni, principalmente nord-africani, disillusi e dimenticati dallo Stato, sono Roberto Arditti e Alessio Gallicola nel saggio “Piumini e catene. Storia di Maranza” (Ed. Armando Curcio).

vusualizzazioni virali

Il leader, più o meno riconosciuto, di questa tendenza è Don Alì, all’anagrafe Said Alì, un 24enne (ora in carcere) di origine marocchine, naturalizzato italiano che, con migliaia di follower su Tik Tok e Instagram (al momento gli account sono stati oscurati), negli ultimi anni ha trasformato la violenza di strada nel quartiere “Barriera di Milano” a Torino in like e visualizzazioni virali. 

Nel volume viene ripercorsa la sua storia di prepotenza, mancato rispetto delle regole e aggressioni “per difendere la propria zona”, come accaduto nei confronti di una troupe di “Dritto e rovescio” di Rete 4. L’11 novembre 2025 Alì, incappucciato con una mazza chiodata, ha intimidito i cronisti spaccando il parabrezza della loro auto in corso Novara a Torino, urlando: “Non filmate il mio territorio, infami!”.

turisti ingenui

“Maranza” è diventata tra le parole più consultate sul portale treccani.it dall’inizio del 2026 perché l’eco e le gesta violente di una generazione “cresciuta tra case popolari, scuola discontinua, la strada come punto di riferimento, che non trova un posto nel sistema” hanno fatto sempre più notizia.

L’imitazione dei primi gruppi, formatisi dopo la pandemia, è arrivata, tramite i social, anche in molte altre città italiane. A febbraio 2025 lo stesso Alì aveva ha lanciato su Tik Tok la sfida provocatoria #Invasionemaranzaalsud, raccogliendo in live streaming oltre 100.000 spettatori, dando appuntamento ai followers a Roma e a Napoli per “scippare i cellulari ai turisti ingenui e conquistare l’Italia intera fino in Sicilia”. 

vuoti profondi

Milano, Padova, Bologna, Roma e Napoli sono altre città-teatri di devianza minorile che Arditti e Gallicola dettagliano con esempi di cronaca quotidiana, anche nera. Giovani uccisi (incluso Ramy Elgaml, che nel novembre 2024 a Milano cercava di scappare ad un posto di blocco), famiglie distrutte, quartieri devastati in nome dell’illegalità diffusa, post che fanno like, gesti estremi che riempiono vuoti profondi. Di fronte a questi comportamenti urbani spesso i passanti assistono inermi, per paura di ritorsioni.

Non sono solo nordafricani: secondo l’analisi degli autori, c’è anche una “maranza nuova” che  nasce nei sobborghi benestanti. Baby gang fatte di “figli di un’Italia che sputa fuori dei mostri ibridi, italiani doc educati a scuola ma selvaggi nelle chat di gruppo, rampolli di famiglie perbene che non rubano per fame ma per il brivido di sentirsi vivi”.

lingua italiana

Il racconto dei “maranza” interroga tutti: polizia, amministratori, insegnanti, famiglie. Per Arditti e Gallicola serve una alleanza tra scuola (aperta fino a tardi), impresa, terzo settore e polizia di prossimità, una lingua italiana forte (con maestre per le famiglie), sport accessibile, lavoro vero (con tutor aziendali che favoriscano gli stage) e regole coerenti, oltre a sanzioni rapide e giuste. Perché la prevenzione, con lo Stato al centro, costa meno dei processi e rende più di una campagna social.

Roberto Arditti è stato Direttore editoriale di Formiche, editorialista e Direttore del quotidiano Il Tempo, Direttore delle News di RTL 102.5, autore di Porta a Porta (Rai 1). È scomparso il 2 aprile 2026, a 60 anni, a Roma.

Alessio Gallicola è vice direttore del Il Tempo. Nel 2002 ha contribuito a fondare il quotidiano “L’Identità”, di cui è stato Direttore e condirettore.

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