Il 23 giugno la “Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato -inclusa Gerusalemme Est- e Israele”, istituita nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, ha pubblicato un Rapporto il cui titolo è un capo d’accusa gravissimo: “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta: il deliberato attacco di Israele contro i bambini palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato dal 7 ottobre 2023”.
“ragionevoli motivi”
La Commissione, presieduta dal giurista indiano Srinivasan Muralidhar, ha documentato l’uccisione di bambini palestinesi “deliberatamente presi di mira (…) dalle forze di sicurezza israeliane” ed è arrivata alla conclusione, “sulla base delle prove esaminate e in linea con i suoi precedenti rapporti,” che vi siano “ragionevoli motivi per ritenere che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane abbiano continuato a commettere il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza, nonché crimini di guerra in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est”. L’uccisione sistematica dei bambini, il 30% del totale delle vittime secondo gli investigatori dell’Onu, è uno degli elementi da cui si ricava l’intento di distruggere la popolazione palestinese di Gaza.
senza arti
La stessa Commissione aveva già parlato di genocidio nel settembre del 2025. Nel documento del 23 giugno scorso, non si parla solo degli oltre 20mila bambini uccisi nei primi due anni di guerra. Il Report dell’Onu si occupa anche dei minori rimasti senza arti, o senza genitori; della fame; della distruzione dei reparti neonatali e delle scuole. Quei bambini non erano vittime casuali, sostiene, ma ”facevano parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza”.
“Anche dopo la tregua, i bambini palestinesi continuano ad essere uccisi”, ha spiegato Srinivasan Muralidhar. Stando alle evidenze raccolte sul campo, “l’Idf ha assassinato i bambini a Gaza sparando con armi di precisione, droni inclusi, nel corso degli attacchi contro edifici residenziali, scuole e campi profughi sovraffollati”. Azioni che hanno “sabotato le fondamenta intellettuali e sociali della società palestinese”, compromettendo “le capacità di apprendimento” dei minori.
“scudi di hamas”
L’Onu fu creato come camera di compensazione per gli attriti mondiali, una voce super partes. Oggi la tendenza dei prepotenti è di considerare che non esistano voci super partes, ma solo appartenenze e schieramenti.
La Commissione fa un’entrata a gamba tesa nel dibattito che va avanti da oltre due anni sull’opportunità di definire o meno “genocidio” lo sterminio dei palestinesi che va in onda in diretta mondiale sugli schermi di ogni telefono. Un’accusa deflagrata in tutto il mondo in pochi secondi attraverso il web e i social, che ha scatenato indignazione ovunque e la rabbia della delegazione Onu di Israele, che ha definito quei bambini, ancora una volta, “scudi umani” di Hamas…
vietato entrare
Tanto sarebbe potuto bastare per riportare l’attenzione dei grandi media nazionali su cosa sta succedendo in Palestina dopo il cosiddetto “cessate il fuoco” del 10 ottobre? Si sarebbe potuto approfittare delle testimonianze dei giudici che facevano parte della Commissione o dei medici da loro interrogati che hanno curato le ferite e analizzato le radiografie? I giornali avrebbero potuto usare le loro parole per raccontare qualcosa che non possiamo vedere con i nostri occhi, dato che il governo israeliano (la presunta unica, grande, democrazia del Medio Oriente) vieta ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza da oltre due anni e mezzo? Sì, come forse ogni giorno potrebbero approfittare delle immagini (molte ormai verificabili) che sui social mostrano un popolo stremato, in uno scenario di distruzione e morte quotidiana. Bambini soli, mutilati, denutriti, che si occupano dei loro fratelli poco più che neonati. Esplosioni, roghi, tende assediate dai topi, perché il governo di Israele blocca anche le trappole.
zero titoli
Invece no. Mentre il New York Times, il Guardian, Le Monde, hanno dato risalto alle conclusioni della Commissione Onu (dando conto anche delle reazioni del governo di Netanyahu), in Italia, leggendo le testate più importanti, sembra che non sia successo niente. Zero titoli.
Con delle eccezioni. Il Sole 24 Ore ha richiamato la notizia in prima pagina con un ampio box sopra la testata. In prima, di pancia a tutta pagina, l’ha messa anche il Manifesto, così come l’Unità, che le ha dedicato l’apertura. Per il Fatto Quotidiano, è una spalla a pagina 10, ma tiene aperto il caso: il 29 giugno pubblica uno studio della Brown University sul modo in cui i droni di Israele uccidono i bambini a Gaza.
taglio basso
La Stampa, al Report Onu che accusa Israele di genocidio, ha dedicato un taglio basso nella pagina 9, aperta dall’annuncio della mobilitazione dei palestinesi anti Hamas del 26 giugno. Anche il Giornale ha messo il Report in un taglio basso, a pagina 4, con l’occhiello “Il retroscena”. I giornali del gruppo Qn (Resto del Carlino, Nazione e Giorno) gli hanno dedicato un sommario e un paragrafo in un articolo a tutta pagina sulla guerra in Iran; nello stesso contesto lo hanno infilato il Messaggero e il Mattino: una riga ciascuno. I siti delle agenzie Ansa e Agi hanno ampiamente riportato la notizia, così come quelli di Sky Tg 24, Rainews 24, TgCom24 e diverse testate online: da Fanpage e Wired, passando per Vatican News, Agensir e Ispi.
un bambino al giorno
Ora però tutto, o quasi, tace di nuovo. A parte i boati dei quadricotteri, le grida di chi piange i suoi morti, i lamenti dei bambini, le minacce e gli spari dei coloni israeliani. A partire dal presunto cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, in Palestina, secondo Al Jazeera, il numero dei morti ha superato i mille il 17 giugno; fra loro, dice un’indagine pubblicata dall’Unicef il 19 giugno, 265 erano bambini. Uno al giorno. Ma non fanno notizia per tutti.
E allora forse si dovrebbe riflettere sulle parole dette alla Bbc dal professor Nizan Mamode, che è stato chirurgo volontario all’ospedale Nasser di Khan Younis. Alla domanda su chi ritiene responsabile del fatto che la gente non capisca cosa sta succedendo ora in Palestina, ha replicato: “Credo che dovrei rispondere: i media mainstream. Non ci raccontano molto, su Gaza, di questi tempi”.
(nella foto Unicef 2025, Yazan, 2 anni, campo profughi di Al-Shati, litorale di Gaza city)





