Mentre il mondo si occupa di cosa accade in Iran e a Dubai, che succede a Gaza e in Cisgiordania?

“Nella Striscia di Gaza non c’è più il cessate il fuoco”, ha scritto il quotidiano palestinese Al Ayyam, citando incursioni e bombardamenti intensi ad opera dell’esercito israeliano oltre la linea gialla, vale a dire oltre l’area destinata a rimanere sotto il controllo di Tel Aviv, in base alla tregua fra Israele e Hamas del 10 ottobre, promossa dal Presidente Trump. Negli attacchi, secondo la stessa fonte, è stato colpito anche il campo per sfollati di Al Sawarha, con 5 vittime. Il 9 marzo a Nuseirat è stata uccisa la giornalista Amal Shamali, di Radio Qatar. Sale così a 261 il numero dei giornalisti morti dall’agguato di Hamas a Israele il 7 ottobre 2023.

assedio di fatto

In Cisgiordania prosegue l’assedio di fatto, con chiusure sistematiche delle strade e prezzi alle stelle, che rendono sempre più difficile la sopravvivenza quotidiana delle famiglie. In una settimana 5 palestinesi sono morti e altri 15 sono rimasti feriti in una serie di attacchi di coloni israeliani. Sul quotidiano israeliano indipendente Haaretz, Amira Hass scrive che “in pieno giorno sotto le telecamere dell’esercito e dei servizi di sicurezza le squadre del terrore ebraiche sparano ai palestinesi, distruggono uliveti e tubature invadono i campi, picchiano donne, anziani, giovani e animali, riducono in fin di vita gli attivisti che li vogliono difendere e poi si vantano apertamente che il loro obiettivo è espellere i palestinesi”.

sapere la “verità”

Fonti di parte? Ostili al governo Netanyahu, sostenuto dalla maggioranza della popolazione israeliana? Non si potrà mai sapere la “verità” finché il governo di Netanyahu non permetterà alla stampa di tutto il mondo di entrare liberamente a Gaza. Uno stop che va avanti dal 7 ottobre 2023 e di cui non si intravede la fine.

La Foreign press association (Fpa), di cui fanno parte 400 testate di tutto il mondo -fra cui Rai 1 e La Stampa, Bbc, Financial Times, France 24, Time, Die Zenit, Le Monde, Reuters, Fox News, Sky News, New York Times- alla fine del 2024 ha chiesto alla Corte Suprema, che venga eliminato il divieto. Secondo la Fpa esso infatti rappresenta “un grave danno alla libertà di stampa” e al “diritto all’informazione”.

piano per l’accesso

Il 23 ottobre 2025, la Corte ha deciso di concedere alle autorità israeliane un mese “per elaborare un piano per l’accesso”. Il 24 novembre la Corte ha rinviato tutto al 4 dicembre. Il 21 dicembre ha rinviato tutto al 4 gennaio. Il governo di Tel Aviv ha dichiarato alla Corte Suprema che il divieto per i media internazionali deve rimanere in vigore “per motivi di sicurezza”. Nel documento inviato al tribunale, il procuratore rappresentante dell’esecutivo sostiene che la tregua a Gaza è oggetto di “continue minacce” e per questo “non deve essere autorizzato” l’ingresso di reporter senza scorta. Le conclusioni del governo le aveva anticipate il ministro della Difesa Israel Katz a fine anno parlando alla Knesset, il Parlamento israeliano. Dopo queste dichiarazioni, i membri della Corte Suprema sono rimasti bloccati.

separazione dei poteri

Esiste la separazione fra potere giudiziario ed esecutivo in quella che è spesso definita “l’unica democrazia del Medio Oriente”?

Non risulta che alcun Paese occidentale stia facendo pressioni sul governo di Netanyahu in appoggio alla richiesta depositata dai media dei loro Paesi presso la Corte Suprema. Per dire quanto in Occidente si tenga alla libertà di stampa, a parole “pilastro della democrazia”.

(nella foto, la sede della Corte Suprema a Givat Ram, Gerusalemme)

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