Nessun giornalista internazionale entrerà a Gaza. Niente da fare. Neanche il cosiddetto “cessate il fuoco” decretato il 10 ottobre, cambia la linea di Israele. I cronisti non devono fare cronaca nella Striscia, divieto in vigore dal 7 ottobre 2023, giorno del massacro operato da Hamas e confermato in un documento del governo Netanyahu inviato alla Corte Suprema d’Israele, che si pronuncerà in merito in un secondo momento.
curare i malati
Non sarà possibile per i giornalisti internazionali controllare le condizioni di vita dei palestinesi durante il “cessate il fuoco”, verificare l’opera delle Organizzazioni internazionali (Israele ha intimato lo sgombero entro il primo marzo a 37 di queste “per impedire l’infiltrazione di terroristi”), se è vero che migliaia di camion con aiuti umanitari sono bloccati ai valichi d’ingresso alla Striscia, se ancora nei ospedali esistono i parametri minimi per curare i malati, se i bimbi di Gaza proseguono in qualche modo la scuola, come procede l’applicazione del Piano di pace varato da Trump. Reperire informazioni indipendenti continuerà a non essere possibile, così come avviene nelle più feroci dittature. E le in formazioni provenienti dai giornalisti palestinesi vengono screditate da Israele come fake, di parte.
documento inviato
“Nonostante il cambiamento della situazione sul campo, l’ingresso di giornalisti (sia stranieri che non stranieri) nella Striscia di Gaza senza scorta non deve essere autorizzato”, sostiene il procuratore, in rappresentanza del governo, nel documento inviato alla Corte.
Le notizie arriveranno soltanto dai giornalisti palestinesi presenti nella Striscia, dai video diffusi sui social e da quegli operatori umanitari che ancora operano nel territorio. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha anticipato alla Knesset (Parlamento israeliano) che il divieto d’ingresso ai reporter stranieri resta in vigore: “Troppo pericoloso” entrare nella Striscia, sostiene Katz.
concessioni alle autorità
L’Associazione della stampa estera di Gerusalemme (Fpa), che rappresenta 400 testate internazionali tra cui Rai 1 e La Stampa, Bbc, Financial Times, France 24, Time, Die Zenit, Le Monde, Reuters, Fox News, Sky News, New York Times ha presentato alla Corte Suprema la richiesta di liberare l’accesso alla Striscia un anno fa. Il 23 ottobre 2025, la Corte ha deciso di concedere alle autorità israeliane un mese “per elaborare un piano per l’accesso”. Il 24 novembre la Corte ha rinviato tutto al 4 dicembre. Il 21 dicembre ha rinviato tutto al 4 gennaio.
Secondo l’ultimo report di Reporter Senza Frontiere, i giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre 2023 sono 220, 65 dei quali erano obiettivi specifici in virtù del proprio lavoro, e non per i danni collaterali del conflitto. Altre Organizzazioni non governative riportano dati maggiori: 270 uccisi. Nei 12 mesi che prende in esame il rapporto, da dicembre 2024 al dicembre 2025, l’esercito di Netanyahu ha ucciso 29 giornalisti palestinesi. Secondo il Sindacato dei giornalisti palestinesi, dall’inizio della guerra israeliana a Gaza, nell’ottobre 2023, almeno 706 familiari di giornalisti palestinesi sono stati uccisi.
bloccati ad allenby
Il Fatto Quotidiano, il 3 gennaio, ha scritto delle decine di giornalisti internazionali, operatori umanitari, attivisti, ricercatori, politici e fotografi bloccati negli ultimi mesi da Israele al valico di Allenby, al confine con la Giordania, o in altri punti di frontiera, affinché non entrino nei Territori Palestinesi Occupati. “Pericolo per la sicurezza nazionale”, la motivazione addotta. Nella classifica sulla libertà di stampa stilata dalla World Bank e da RSF Israele si trova al 112esimo posto, dopo Haiti (l’Italia è al 49esimo).
legge al jazeera
La posizione di Israele è dovuta anche al prolungamento della cosiddetta “legge Al Jazeera”. La Knesset ha approvato a fine dicembre un emendamento che consente alle autorità di prorogare fino alla fine del 2027 il divieto di trasmissione ai media stranieri accusati di minare la sicurezza dello Stato. Originariamente, la legge era limitata allo stato di emergenza dichiarato all’inizio della guerra. In base alla legge, che consente tali misure anche in assenza di stato di emergenza, se il Primo ministro stabilisce che un organo di stampa straniero rappresenta una minaccia per la sicurezza dello Stato, il ministro delle Comunicazioni può ordinare l’interruzione delle sue trasmissioni, previa approvazione del governo o di un comitato ministeriale. Il ministro è inoltre autorizzato a chiudere gli uffici dell’emittente, sequestrare le apparecchiature di trasmissione e bloccare il sito web.
(nella foto, il ministro della Difesa d’Israele Israel Katz)
Leggi anche:
Libero accesso dei giornalisti a Gaza, la grande occasione del governo Netanyahu



