Si intitola “La verità sotto le macerie: i media al tempo del genocidio” il nuovo rapporto di Francesca Albanese, che, a dispetto delle sanzioni Usa, è tuttora relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati. Albanese parla di “mediacidio”, cioè di distruzione sistematica della funzione pubblica dei media attraverso la persecuzione e l’uccisione dei giornalisti palestinesi, la censura, la propaganda. E denuncia le responsabilità dei media internazionali nel giustificare, normalizzare o nascondere le atrocità commesse da Israele in Palestina.

la scritta “Press”

Israele ha ucciso 300 giornalisti a Gaza da ottobre del 2023, giustificandosi con l’accusa che fossero tutti di Hamas, ma senza renderne pubblica alcuna prova. Il dito di Francesca Albanese punta contro i grandi media occidentali, che hanno rilanciato la versione israeliana senza verificarla.

Circa 70 giornalisti sono stati uccisi per ritorsione, scrive Albanese, molti mentre indossavano giubbotto e casco con la scritta “Press”. A 150 cronisti  nella Striscia, Israele ha distrutto la casa. E l’Idf, l’esercito israeliano, ha ammazzato circa 710 familiari di giornalisti. Un esempio per tutti: il 25 ottobre del 2023 un raid israeliano uccide la moglie, il figlio di 15 anni, la figlia di 7 e il nipote di un anno di Wael Al-Dahdouh, capo dell’ufficio di Gaza della tv qatariota Al Jazeera.  Il 7 gennaio del 2024 l’esercito israeliano gli uccide anche il figlio maggiore, Hamza Al-Dahdouh, 29 anni, pure lui cronista sul campo per Al Jazeera. Una settimana dopo, ferito al braccio destro da un altro attacco Israeliano, Wael Al-Dahdouh, si rifugia in Qatar.

cnn e zdf

Tra ottobre 2023 e agosto 2025 il New York Times ha scritto “scudi umani”, a proposito delle vittime civili di Gaza, 176 volte; la Bbc ha usato le stesse parole 81 volte. Le regole per le redazionali del New York Times (trapelate, riferisce  il sito insideover.it) chiedono cautela con parole come “genocidio” e “territorio occupato” e che la parola “Palestina” venga scritta solo “in casi molto rari”. Nei titoli, la Bbc omette la responsabilità israeliana nell’83% dei casi; un titolo emblematico lo mostra Insideover su Instagram : “Hind Rajab, 5 anni, trovata morta a Gaza giorni dopo una chiamata di aiuto” (la bambina del film “La voce di Hind”). Albanese mette sotto accusa anche Cnn e Zdf, la seconda televisione pubblica tedesca. 

carestia negata

Ci sono poi le responsabilità delle grandi compagnie digitali: Israele, denuncia Albanese, ha firmato contratti per circa 50 milioni di dollari con diverse aziende, tra cui Google e X, per diffondere pubblicità che negavano la carestia a Gaza. Gravi responsabilità anche per Meta (Facebook e Instagram) e TikTok. Tutte queste piattaforme, scrive, oscurano contenuti palestinesi e diffondono la propaganda israeliana 

Contro il rapporto si solleva Un Watch, ong filo-israeliana con sede a Ginevra: 170 dei giornalisti uccisi è la tesi rilanciata, erano combattenti di Hamas o della Jihad islamica; inoltre il rapporto non dimostrerebbe l’intento genocida.

media italiani

Ma a queste prevedibili obiezioni, la relatrice Onu oppone il diritto internazionale: è chi attacca a dover dimostrare che un giornalista ucciso sia un combattente; finché non lo fa, il giornalista resta un civile. Israele, scrive Albanese, ha rovesciato questa regola.

E, quanto ai media, richiama le responsabilità che possono derivare dalla diffusione di propaganda, disinformazione e narrazioni che disumanizzano un intero popolo, alla luce del diritto internazionale e dei Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Avverte che la copertura mediatica e la censura digitale possono minare gli sforzi per documentare le violazioni e chiederne conto ai responsabili. 

In questo rapporto non c’è nulla sui media italiani e allora il sito ourvoice.it lancia un’indagine “aperta anche alla partecipazione dei cittadini, dei giornalisti e degli operatori dell’informazione”. Per costruire un dossier da trasmettere all’Onu e chiedere un’indagine specifica sull’Italia.

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