(A.G.) La prossima data è: 4 gennaio 2026, una domenica. Il 21 dicembre la Corte Suprema israeliana ha deciso che entro quel giorno il governo israeliano dovrà rispondere alla richiesta dell’Associazione della stampa estera di Gerusalemme (Fpa) di permettere l’accesso dei media di tutto il mondo a Gaza.
Il governo di Benjamin Netanyahu ha una grande occasione.
La richiesta Fpa, che rappresenta 400 testate internazionali tra cui Rai 1 e La Stampa, Bbc, Financial Times, France 24, Time, Die Zenit, Le Monde, Reuters, Fox News, Sky News, New York Times, risale a un anno fa. Il 23 ottobre, la Corte ha deciso di concedere alle autorità israeliane un mese “per elaborare un piano per l’accesso”. Il 24 novembre la Corte ha rinviato tutto al 4 dicembre. Il 21 dicembre ha rinviato tutto al 4 gennaio.
casi selezionati
I giornalisti del mondo non possono entrare a Gaza dal 7 ottobre 2023, se non -in alcuni casi selezionati- accompagnati e controllati prima delle pubblicazioni dall’esercito israeliano.
Nessun governo europeo preme nel nome dei suoi media. E potranno esserci altri, innumerevoli, rinvii della Corte, per permettere al governo di elaborare un piano.
Ma Benjamin Netanyahu ha una grande occasione.
Non attendere il faticoso, eventuale, pronunciamento della Corte e aprire le porte di Gaza con un gesto autonomo, proprio di una democrazia liberale, “l’unica democrazia del Medio Oriente”, come viene definita dai suoi alleati occidentali.
avvicinamento alla verità
Il libero ingresso dei giornalisti potrebbe aiutare molto il governo d’Israele e il suo esercito. Allontanando quelle che premier e ministri definiscono fake news e propaganda antisemita. Permettendo un progressivo avvicinamento alla verità.
Per esempio, i giornalisti potrebbero controllare se è vero -come ha raccontato Eman Abu Zayed su Al Jazeera- che dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 le condizioni dei palestinesi a Gaza sono sempre le stesse: “Abbiamo superato due inverni vivendo in tende che non ci proteggevano né dal freddo né dalla pioggia, aspettando pazienti e stremati un cessate il fuoco che avrebbe messo fine alle nostre sofferenze. Il cessate il fuoco alla fine è arrivato, ma non il sollievo: siamo sempre nello stesso posto con i corpi provati dalla malnutrizione e dalle malattie, sotto tende logorate dal sole e dal vento. La nostra famiglia di sette persone vive in una tenda di quattro metri per quattro. Ci sono due bambini di cinque e dieci anni e nostra nonna di ottant’anni. Guardo mia nonna tremare tutta la notte per il freddo, con le mani sul petto, come se cercasse di non lasciarsi andare”.
quattrocento morti
I giornalisti potrebbero controllare se è vero che tre neonati e un bimbo di 9 anni sono morti a metà dicembre per ipotermia. Se è vero che dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 sono 400 i morti palestinesi, perché i bombardamenti non sono finiti e perché non ci si deve avvicinare troppo alla “linea gialla” che delimita, dentro Gaza, la zona controllata dal Idf, l’esercito con la stella di Davide.
I giornalisti potrebbero andare presso i valichi di accesso a Gaza, al Nord e al Sud, e verificare se oltre 6.500 camion di aiuti umanitari con forniture essenziali per l’inverno (tende, coperte, indumenti pesanti e prodotti per l’igiene) sono bloccati. Potrebbero andare negli ospedali di Gaza, per vedere se davvero sono ridotti in macerie e se davvero mancano i presidi sanitari per operare e curare. Potrebbero visitare le scuole per capire se intere classi di bambini hanno già perso due anni di istruzione e ne perderanno altri.
rischio espulsione
E poi: come lavorano le Organizzazioni non governative rimaste a Gaza -come Medici Senza Frontiere ed Emergency- mentre entro due mesi rischiano l’espulsione se non si adeguano alla legge approvata a Gerusalemme. Potrebbero scoprire se e come Hamas governa Gaza e decide quali informazioni debbano girare per il mondo, sul numero di morti e feriti ad esempio. Quale dittatura e controllo terroristico Hamas esercita sugli oppositori interni.
Potrebbero seguire passo passo l’applicazione del Piano di pace di Trump e se -come ha scritto la Repubblica, riprendendo il Wall Street Journal- gli inviati speciali del Presidente hanno appena presentato a una serie di potenziali donatori il “Project Sunrise”, piano di ricostruzione della Striscia, che prevede hotel di lusso sulla costa, un treno ad alta velocità e reti elettriche basate sull’Intelligenza artificiale.
Lasciate che i giornalisti facciano i giornalisti e sarà chiaro il vantaggio per tutti coloro che prendono (o non prendono) continuamente decisioni sulla tragedia in atto in Media Oriente.
(nella foto, La Corte Suprema di Israele, a Gerusalemme)
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Bravo Andrea. Vediamo se finalmente il governo israeliano deciderà l’apertura ai giornalisti stranieri. Ma temo proprio di no.