Le redattrici e i redattori di Radio Radicale ringraziano Giorgia Meloni e ora chiedono “atti concreti, compreso il rinnovo della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari”.
Meloni ha assicurato, all’inizio della conferenza stampa del 9 gennaio, che “il Governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio Radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico della testata, contributo che si somma a quello chiaramente ordinario”.
Per la prima volta in trent’anni quest’anno il finanziamento a Radio Radicale non è stato inserito nella Legge finanziaria. Il finanziamento per la radio è composto da tre voci: quella ordinaria, sostegno all’editoria (per Radio Radicale circa 3,8 milioni), il contributo per l’archivio (2 milioni) e la convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari (8 milioni).
Nelle parole di Meloni si fa cenno alle prime due voci. Un successivo chiarimento con gli uffici di Palazzo Chigi ha permesso di capire che sulla convenzione la parola ora spetta al ministero per le Imprese e il Made in Italy. Di qui la preoccupazione dell’assemlea della radio, riunita in assemblea il 14 gennaio 2026.
“Le redattrici e i redattori -si legge in un comunicato- chiedono all’azienda di porre in essere tutte le iniziative utili ad una positiva conclusione della vicenda. Allo stesso tempo incaricano il Comitato di redazione di vigilare attentamente sull’andamento del provvedimento, mantenendo un costante contatto con l’azienda e con i rappresentanti politici. La prospettiva deve essere quella di uno sviluppo che consenta di uscire dalla condizione di precarietà che la radio vive da troppo tempo e dia stabilità al suo ruolo di informazione pubblica, preservando al contempo le specificità che ne hanno fatto un unicum nel sistema dell’informazione. Le redattrici e i redattori si rivolgono alla politica tutta perché si assuma le proprie responsabilità: garantire a Radio Radicale di poter continuare a espletare il servizio per cui è riconosciuta come “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale” oppure decretarne la chiusura, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell’inizio delle trasmissioni e il decimo dalla scomparsa di Marco Pannella”.
Redattrici e redattori più in generale fanno propria la posizione della Fnsi rispetto a tutto il sistema dell’informazione “che da troppo tempo versa in una condizione di crisi con il contratto collettivo nazionale di lavoro che da dieci anni attende invano di essere rinnovato. L’informazione deve essere sostenuta e finanziata in modo corretto a difesa dell’articolo 21 della Costituzione. Non è sottraendo risorse all’emittenza radiofonica e televisiva e alla carta stampata che si sostiene il pluralismo”.




