(A.G.) Radio Radicale era Marco Pannella. Ma era anche Massimo Bordin, Direttore dal 1991 al 2010, protagonista con Pannella di dialoghi, alzate di voce, liti vere e proprie, Signore della rassegna stampa del mattino (“Stampa e Regime”). Che direbbero Pannella e Bordin, 50 anni dopo la fondazione della Radio, leggendo per la prima volta comunicati di protesta della redazione contro la proprietà (il Partito Radicale)? In quest’area liberale, liberista e libertaria, c’è sempre stato un padre-padrone, ci sono sempre stati scazzi, ma mai una relazione conflittuale come quelle ordinarie fra aziende e dipendenti. Eppure, è accaduto, in una storia che comprende il conferimento ad altra società dei palazzi di proprietà della Radio, la paura di un ridimensionamento, addirittura il timore di una vendita.
fatto compiuto
Il primo comunicato dell’assemblea dei redattori è del 30 giugno: “Le redattrici e i redattori di Radio Radicale respingono fermamente la decisione di eliminare la fascia di programmazione serale in diretta (21-00,15) per il mese di agosto e stigmatizzano il metodo adottato anche in questa occasione dall’azienda. Ancora una volta redattrici e redattori sono stati messi di fronte al fatto compiuto per ciò che concerne l’organizzazione del lavoro, che oltre tutto avrà un impatto non trascurabile sugli stipendi”. L’azienda sarebbe Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, erede di quello di Pannella, dopo la scissione dei Radicali Italiani, poi +Europa, oggi rappresentata in Parlamento da Riccardo Magi.
Redattrici e redattori di Radio Radicale temono che la chiusura d’agosto preannunci una riduzione permanente delle trasmissioni in diretta e una riduzione del personale, già ipotizzata con la richiesta di prepensionamenti.
I giornalisti chiedono al Comitato di redazione di acquisire dall’azienda informazioni sulla situazione economica, sul mancato turn over del personale, sulla costituzione di una società che ha rilevato le proprietà immobiliari della Centro di produzione spa (editrice della Radio, di proprietà della Fondazione Pannella), sui progetti su digitale e innovazione, sulle indiscrezioni su una possibile vendita”.
giudizio negativo
Il secondo comunicato è del 26 luglio e l’assemblea “ribadisce il giudizio totalmente negativo sul taglio della programmazione in diretta nel mese di agosto e ritiene che essa prefiguri una riduzione permanente con conseguente taglio del personale (non solo giornalistico)”. Il comunicato sarà letto per tutto agosto nel notiziario del mattino.
La programmazione serale eliminata comprende Speciale Giustizia, rubriche (che verranno registrate) e soprattutto la rassegna stampa delle prime pagine dei giornali del giorno nascente. I redattori, Direzione inclusa sono ormai 18; dalla morte di Bordin, sei anni fa, sono andati via in dieci, non sostituiti. Fra gli altri, il Direttore Alessio Falconio, che ha accettato una proposta al Politico del Tg5.
immobili ceduti
Maurizio Turco decide il taglio delle dirette serali d’agosto per esigenze di risparmio, stessa storia delle proposte di prepensionamento, che hanno raggiunto 4 storici giornalisti e uno storico tecnico. Il bilancio del 2024 si è chiuso con un attivo di quasi 600mila euro, grazie soprattutto al conferimento degli immobili alla nuova società (valore 1 milione 345mila euro). Fatto sta che il bilancio della Radio è piuttosto semplice e proviene quasi tutto dallo Stato: oltre otto milioni per la convenzione con Camera e Senato per la trasmissione integrale delle sedute, 4 milioni e mezzo per contributi all’editoria, 2 milioni per la digitalizzazione del poderoso archivio (430.000 documenti, cassette, nastri, audio, video), che racchiudono i più importanti avvenimenti della storia istituzionale, politica, sociale e culturale italiana. Il problema è che la convenzione con Camera e Senato ogni anno deve essere confermata e tiene dunque i conti della radio appesi.
angelucci e berlusconi
In questa situazione, esce la notizia (Milano Finanza, 10 giugno) di un interessamento all’acquisto della Radio da parte del deputato leghista Angelucci, proprietario di Giornale, Libero, Tempo e considerato potenziale acquirente dell’Agenzia l’Agi e poi da parte della famiglia Berlusconi (Il Dubbio,4 luglio).
Turco ribatte ai due comunicati sindacali, in due delle sue conversazioni settimanali alla Radio. Il 6 luglio dice che la vendita della Radio è “fantascienza”, aggiunge che “l’estate fa brutti scherzi”, suppone che qualcuno voglia condizionare il mercato in vista del rinnovo della convenzione, aggiunge che un membro del Cdr ha contestato “la narrazione”. E ancora: “Se ci fosse una vendita dovremmo vendere alla Rai, visto che facciamo un servizio pubblico, ma non ci risulta assolutamente interessata”. Il 27 luglio dice di aver appena firmato per la Radio cambiali per un milione di euro, fatto che smentisce ogni ipotesi di dismissione”. Assicura: non ci saranno tagli al personale, ai giornalisti sarà garantito quanto previsto dal Contratto: “Non si capisce che con il contributo pubblico in via di scadenza queste iniziative non aiutano”.
In tutto ciò -come Turco ha accennato- il Comitato di redazione è dimissionario poiché non è d’accordo al suo interno. Tra l’altro, era formato, in modo anomalo, solo da due persone anzichè tre: non si era trovato un terzo candidato disponibile. Appuntamento al 1° settembre, per l’elezione del nuovo organismo sindacale e la prosecuzione della vertenza.
(nella foto, Massimo Bordin)





Ho seguito il processo Parmalat e sue derivazioni (mi verrebbe da dire derivati) dalla prima udienza. Radio Radicale c’era e ha continuato ad esserci fino alla fine registrando ogni singola udienza, con la stessa caparbietà e artigianalità usata per mettere in onda le sedute parlamentari agli esordi. Vedere per credere. Ogni registrazione è in rete: accessibile, scaricabile e consultabile gratuitamente. Un servizio impareggiabile al quale va reso merito. Anche perché spalmato su tutto il territorio italiano per chissà quanti altri processi o eventi di grande interesse documentale, oltre che giornalistico.
Quanto vale tutto questo? Infinitamente, ma lo capiremo poi.
Ancora. Ricordo di quando Radio Radicale decise di aprire la propria diretta ai messaggi degli ascoltatori. Giorni interi in cui le registrazioni della segreteria telefonica vomitarono nell’etere i peggiori insulti, le riflessioni più candide, i pensieri più osceni, i deliri di un Paese di disagiati in attesa dell’avvento dei social (per venire a galla definitivamente). Una sintesi, molto edulcorata, di quei messaggi alla nazione fu pubblicata da Stampa Alternativa in uno di quei libricini spillati in vendita a mille lire. “Sono Asdrubale chiamo dall’Isola di Pasqua”, s’intitolava. Era il 1994. Radio Radicale spalancò una finestra sul futuro prossimo dell’umanità che, di lì a due anni, avrebbe cominciato a navigare in massa a 56k (Telecom permettendo). A Radio Radicale dobbiamo l’assaggio di una primizia. Mi riferisco alla violenza repressa, all’irragionevolezza, agli stadi di devastazione privata e al deliquio più intimo degli italiani che oggi è divenuto ordinariamente pubblico.
Allora si parlò di un’operazione di cattivo gusto e lo sguardo sul magma d’insoddisfazione che ribolliva sotto l’anonimato della quotidianità colpì pochi, innescò poche riflessioni di qualità.
Periodicamente stiamo lì a fare i conti in tasca a una radio che fa davvero servizio pubblico (una verità assurta purtroppo a luogo comune, con la relativa perdita di valore) e a dibattere su una questione di finanziamento che neppure sarebbe da porre, se a decidere fossero (per esempio) gli archivisti del futuro.
Da noi i temi del dibattito sono imposti con l’etica dei pendagli da forca, per cui bisogna stare a ragionare sull’ovvio. Buona fortuna.