“Un media nativo digitale con un’idea semplice e potente: raccontare la società, l’attualità, la politica, la cultura e la storia con uno sguardo filo-occidentale. Dovrebbe essere la normalità, invece oggi, soprattutto sui social, è ritenuto rivoluzionario”.

Così Gino Zavalani, Direttore editoriale di Esperia Italia, descriveva la sua realtà dal palco della festa di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. Esperia come hésperos, “terra d’occidente”, il nome dato all’Italia dagli antichi Greci.

Era il 21 settembre 2025, circa quattro mesi dopo il lancio ufficiale della piattaforma conservatrice, avvenuto l’8 maggio 2025 con un comunicato perentorio: “Oggi l’informazione sembra propaganda. Non vogliono informare, ma dire cosa pensare. Siamo dalla parte della libertà, dell’innovazione, della nostra civiltà. Non siamo dalla parte del politicamente corretto, del pensiero unico, dell’auto-colpevolizzazione a prescindere. Esperia è qui per restare”. 

opinion leader

Da allora questa “terra d’occidente” è cresciuta senza sosta. 178mila followers su Instagram, con diversi video che superano le 500mila visualizzazioni; 89mila seguaci su TikTok, dove si contano oltre tre milioni di like; un sito internet ufficiale che promuove diversi pacchetti di abbonamento; e un direttore -appunto Gino Zavalani- divenuto volto riconoscibile e influente della comunicazione italiana: frequenti partecipazioni a eventi nazionali e convention di partito, tra cui Atreju di Gioventù Nazionale, e ospitate sulle reti Rai e Mediaset, da Agorà a Dritto e Rovescio, da Zona Bianca a È sempre Cartabianca.

L’idea alla base del progetto era dotare anche la destra governativa di comunicatori credibili e moderni, essendo il mondo social “sbilanciato” verso pagine progressiste o di sinistra, sia dal lato giornalistico che satirico. L’attuale maggioranza, ricca di quotidiani e televisioni d’area -cioè dei media tradizionali- era però carente di giovani opinion leader, ovvero figure capaci di veicolare idee senza apparire organiche ai partiti. Una lezione, spiegano gli analisti, appresa dal successo dei podcaster e degli influencer MAGA, alcuni ammessi anche nei punti stampa della Casa Bianca ed elogiati pubblicamente da Trump.

non iscritto all’albo

Esperia Italia non è una testata giornalistica registrata e il Direttore editoriale Zavalani non è giornalista iscritto all’albo. Il sito ufficiale parla di “Canale media dedicato a politica e attualità”. “Il tuo nuovo media di riferimento”, recita la pagina Instagram. I profili social pubblicano quotidianamente video-spiegazioni, card informative, caroselli, contenuti di fact checking ed estratti delle partecipazioni tv del direttore. 

Gino Zavalani, frontman indiscusso del progetto, si alterna ai microfoni con altri giovani divulgatori, tra cui Edoardo Manzella, Federica Ciampa, Fabrizio Guacci e Matteo Moschetti. Nei mesi precedenti al referendum costituzionale sulla giustizia, Esperia si è impegnata attivamente per promuovere il Sì. In seguito, si è concentrata su alcuni temi identitari: difesa del governo israeliano di Netanyahu; critiche alla “deriva woke”, agli intellettuali di sinistra e ai leader del campo largo; lotta all’immigrazione; sostegno alle politiche del presidente Usa Trump; vicinanza al cattolicesimo conservatore. 

campagna iscrizioni

In tutti questi casi, la sensibilità di destra viene sovrapposta a una generica tutela dell’Occidente, identificata come denominatore comune dell’universo conservatore. “Abbiamo bisogno di te per difendere la civiltà, coltivare la libertà”, è lo slogan della campagna iscrizioni. Le stesse formule annuali di abbonamento –ben quattro, ciascuna con costi e vantaggi diversi– somigliano a una chiamata alle armi. Il primo gradino è il “Difensore della civiltà” (49,92 euro con l’offerta attuale), che ha diritto a newsletter, status di “sostenitore ufficiale” e follow di Esperia. C’è poi il “Custode dei valori” (99,96 euro), che gode anche di sondaggi esclusivi e dossier di approfondimento. Il “Guardiano dell’Occidente” (50 euro mensili o 349,92 annuali), che, in aggiunta al resto, può proporre temi, partecipare ai webinar, avere il proprio nome nei crediti e ottenere il merchandising ufficiale. E infine il pacchetto “Ambasciatore di Esperia” (250 euro al mese o 1.500 all’anno), con posto riservato all’evento annuale, il “ringraziamento pubblico personalizzato”, l’accesso prioritario a tutti gli eventi e “call periodiche con esponenti Esperia”.

passato ricostruito

L’indipendenza di Esperia rispetto al governo italiano è oggetto di acceso dibattito. Nel gennaio di quest’anno è stato pubblicato un approfondito lavoro d’inchiesta firmato da Wired Italia, IrpiMedia e Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights. 

L’indagine ha ricostruito il passato di Xhino “Gino” Zavalani, nato a Tirana, in Albania, nel 1993 e trasferitosi in Italia con la famiglia nel 2000, da bambino. Fino a pochi anni fa, l’influencer gravitava nell’area del centro-sinistra. Nel 2019 è eletto consigliere comunale di Albiolo (Como) con una lista civica progressista; negli stessi anni si scaglia sui social contro la Lega e difende il Ddl Zan anti-omofobia. In seguito, partecipa come concorrente al quiz “Avanti un altro” e diviene opinionista per Antenna 3 e Cusano Italia TV. Poi, la virata a destra e il fulmineo successo.

“idolo indiscusso”

La stessa inchiesta ha evidenziato come, se la data di nascita ufficiale di Esperia è il maggio 2025, le sue pagine Instagram e Facebook esistevano già dal 2016, ma con altri nomi e con proprietari ignoti. Quella di Facebook (dove si può ricostruire il passato) per un periodo si è chiamata “Vittorio Sgarbi idolo indiscusso”, uno dei tanti spazi Web di commenti e ironie politiche. 

Dal 16 settembre 2025, il salto di qualità della piattaforma, che trova un editore ufficiale nella società Dors Media srl, con sede a Cagliari e un capitale sociale di 50.000 euro. Amministratore delegato è Pietro Francesco Dettori, in passato stretto collaboratore di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e curatore dei social del Movimento 5 Stelle, prima di divenire, nel 2023, responsabile comunicazione dell’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi e infine uomo d’area meloniana.

ripubblicati da partiti

Dors Media srl è detenuta al 100% dalla società Eto srl, che ha tre soci: lo stesso Dettori (40%), il Direttore Gino Zavalani (30%) e Lara Fanti (30%). Lara Fanti è la compagna di Tommaso Longobardi, classe 1991, anche lui ex collaboratore di Casaleggio e ora responsabile della comunicazione digitale di Giorgia Meloni. Negli anni passati, alcuni post di Longobardi furono condivisi e “approvati” dalla misteriosa pagina “Vittorio Sgarbi idolo indiscusso”. E oggi i contenuti di Esperia vengono ripubblicati di frequente da partiti e leader di governo. “Lara Fanti è un socio di minoranza, detiene le quote in qualità di investitrice: non ha ruoli in Esperia così come non ha alcun ruolo operativo”, ha precisato Dors Media, aggiungendo che “non c’è alcun coordinamento editoriale né con Tommaso Longobardi né con altri rappresentanti dei partiti di maggioranza o di opposizione”.

maestro venerabile

Questi intrecci sono stati al centro di un servizio di Report (Rai) andato in onda l’8 febbraio 2026 e curato da Luca Bertazzoni. Qui è stato aggiunto che Zavalani, in passato, è stato anche social media manager di Alessandro Sallusti, attuale direttore di Libero. E che all’inizio la vera proprietà di Esperia è stata schermata dalla società Fiditalia di Matteo Cassa, ex Maestro venerabile della loggia massonica milanese Avalon, appartenente al Grande Oriente d’Italia.

Dopo la puntata in questione, Zavalani ha risposto duramente con un video social: “Questa è l’idea di informazione che hanno questi signori pagati con i miei soldi, con i tuoi soldi e con i soldi di tutti i cittadini. Se non la pensi come loro e non dici quello che pensano loro devi essere punito, intimidito, massacrato e ridicolizzato sulla televisione pubblica. Anche quella, ovviamente, roba loro”. Contattato da Wired e IrpiMedia per la loro inchiesta, il Direttore aveva già negato qualsiasi legame governativo: “Politici e partiti, di maggioranza e di opposizione, riprendono i contenuti di tantissime pagine social, content creator, influencer, giornalisti, partecipazioni televisive, articoli di giornali e alcuni riprendono anche alcuni contenuti pubblicati da Esperia”.

longobardi risponde

Sulla scia di queste polemiche, a fine marzo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione parlamentare sui finanziamenti, la trasparenza e l’indipendenza del progetto editoriale.

Report è tornato sulla questione il 17 maggio 2026, con un altro servizio di Bertazzoni dal titolo “Il braccio destro”. Longobardi, social media manager della Presidente del Consiglio, risponde così al giornalista: “Non ci sono io dietro Esperia, la mia compagna magari condivide le stesse mie idee, condivide questo progetto con Pietro e Gino e ha deciso di investirci”. Il servizio contiene anche un fuori onda dell’editore Dettori, che spiega all’inviato come la loro volontà fosse anche quella di colmare un vuoto “sionista e filo-israeliano” sui social, per poi aggiungere: “I giornali non li legge più nessuno, un video su Esperia ha 200.000 visualizzazioni. Ha fatto in un paio d’ore i lettori che fa in un mese il Tempo. Questo perché? Perché la tv e i giornali sembrano un media artefatto. Quello che passa sui social, che è altrettanto artefatto, però sembra più vicino a te, passa come vero”.

alcun rapporto 

Dopo la puntata del 17 maggio, due quotidiani del Gruppo Angelucci, Il Giornale e il Tempo, hanno preso le distanze dalla piattaforma Esperia e hanno inviato una nota a Report chiedendo di informare i telespettatori “che non hanno alcun rapporto con i proprietari e i soggetti citati”.

Nel frattempo, da mesi i profili di Esperia dedicano ampio spazio a video e contenuti contro Report e l’ormai ex conduttore Ranucci, mettendone in dubbio la buona fede nella vicenda Lavitola. Inoltre, a maggio Zavalani ha realizzato per YouTube una contro-inchiesta sulla “galassia social progressista”, tuttora fissata in alto sulla pagina Instagram di Esperia Italia.

Nell’era della supremazia digitale, è chiaro come i confini fra giornalismo, divulgazione e propaganda si facciano sempre più incerti e problematici.

Professione Reporter ha contattato la direzione di Esperia per un’intervista, ma non ha ricevuto risposta.

(nella foto, Gino Zavalani)

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