C’è competizione nel centrodestra. Non solo politica tra i partiti della coalizione, ma anche giornalistica. Specie sul caso Lavitola-Ranucci-Report. Per incrinare, mettere in dubbio e in crisi la credibilità del conduttore della trasmissione di Raitre. E delegittimare, per quanto possibile, Report e le sue qualità.
Il Giornale s’è chiesto se Ranucci è credibile, che mentre “giudicava gli altri” deve ora rispondere delle proprie relazioni. Il Tempo se sia diventato parte del problema investigativo stesso. Libero insiste sul fatto che la sua versione presenta interrogativi che devono esser spiegati (tutte tre le testate sono legate al Gruppo Angelucci, il cui leader – Antonio – è stato deputato del Popolo della Libertà, di Forza Italia e ora della Lega di Matteo Salvini).
netto e strutturato
Ma è soprattutto La Verità, fondata e diretta da Maurizio Belpietro il 20 settembre 2016 (20.400 copie vendute a giugno 2026 contro le 23.509 dello stesso mese dell’anno precedente) ad aver affrontato il caso in modo molto più netto e strutturato delle altre testate del centrodestra.
Perché non sta semplicemente raccontando l’inchiesta giudiziaria in sé, sta conducendo -in proprio- un’inchiesta parallela su Ranucci e Report. Usando le carte giudiziarie, le dichiarazioni di Lavitola, le fonti proprie e le contraddizioni delle versioni pubbliche, anche in questo caso per mettere in discussione la credibilità del conduttore e del programma Report, obiettivo condiviso con tutto il Centrodestra.
scandalo in sé
E, particolare importante, non è un caso infatti che proprio la redazione di Report abbia individuato nella Verità uno dei giornali responsabili di aver maggiormente diffuso il materiale investigativo che sarebbe stato usato in modo “parziale e strumentale”.
Se si dovesse o potesse sintetizzare con una frase la linea politico-giornalistica de La Verità si potrebbe dire che essa sembra andare in questa direzione: non guardare soltanto Lavitola come presunto mandante dell’attentato al conduttore di Report, ma il funzionamento stesso del programma e ciò di cui Ranucci era o meno a conoscenza, dei progetti del faccendiere su sé stesso. Ranucci come “scandalo” in sé e per sé.
futura candidatura
Tant’è che già il 9 luglio, a inchiesta ancora in fase iniziale, la testata di Belpietro attraverso la firma di punta delle inchieste, Giacomo Amadori, apre la prima pagina con questo titolo: “La vera bomba a Ranucci: volevano facesse il premier”. Dove il centro dell’articolo ruota sul sondaggio commissionato da Lavitola sulla popolarità del giornalista e l’ipotesi di una sua futura candidatura nel Centrosinistra. Il faccendiere, conviviale animatore del suo Bistrot Cefalù a Monteverde, a Roma, ha sostenuto infatti che Ranucci fosse direttamente coinvolto nella preparazione del sondaggio, così come interpellati per consigli operativi sono stati l’ex du volte direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, e l’attuale -fresco di nomina- della Repubblica, Stefano Cappellini.
centrale nelle carte
Una scelta che rivela come La Verità non sia tanto interessata a rispondere alla domanda “chi ha messo la bomba a Ranucci” quanto, piuttosto, perché Lavitola fosse interessato a costruire un “progetto politico” attorno e su misura sul conduttore di Report. Scelta editoriale piuttosto aggressiva, anticipando per altro un tema destinato a diventare centrale nelle carte dell’inchiesta giudiziaria.
E il giorno successivo, 10 luglio, mette in mezzo la Repubblica di Cappellini con questo titolo: “Sondaggi con Repubblica e sponde internazionali. Tutto sul partito di Ranucci”, per poi arrivare a rincarare la dose il giorno 11 con questo titolo d’apertura: “Il piano ‘Ranucci in politica’ è partito dalla sinistra Usa”, con questo catenaccio: “La Rai sospende le repliche di ‘Report’, in autunno si vedrà”. Dove Belpietro cerca di ricostruire una rete più ampia di collaborazioni intorno al sondaggio, coinvolgendo anche Paolo Mieli.
cantiere navale
Il passaggio è interessante se non centrale: La Verità non si limita più al binomio Ranucci-Lavitola, costruisce un quadro di relazioni composto da Ranucci più Lavitola, più i giornalisti, Repubblica-Cappellini, Mieli, la politica. Trasformando il caso in una vicenda che riguarda l’intero sistema dell’informazione progressista.
E il 12 luglio l’articolo di Amadori (“I pm adesso indagano su Report”) non fa altro che raccontare l’audizione di Daniele Autieri, uno degli autori di Report, sui suoi contatti con Lavitola in merito al servizio sul cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo.
Le indagini sull’attentato a Ranucci avrebbero infatti svelato possibili intrecci tra Lavitola, fondi della Camorra e l’acquisizione del cantiere, che sarebbe stato inserito in un filone dell’inchiesta per riciclaggio e interessi legati a dinamiche strategiche della Difesa.
nuovo filone
La Verità a questo punto introduce un elemento di rilievo e cioè Lavitola è “fonte di Report”, quindi ora il problema non sarebbe più semplicemente “Ranucci conosce Lavitola”. Il che è in sé è molto destabilizzante, giornalisticamente e, soprattutto, per l’impatto sull’opinione pubblica.
Belpietro non si ferma. Trovata la pista, inaugurato il nuovo filone, il 13 luglio firma come sempre nello spazio in alto a sinistra, un abile editoriale dal titolo “Ranucci adesso piange sul fango versato”. È un fondo d’attacco, nel quale contesta la reazione della redazione di Report alla sospensione delle repliche programmate dalla Rai e, soprattutto, il sillogismo fra “attentato” e “sospensione”.
programma coinvolto
La tesi è chiara, netta: Report denuncia un attacco, ma il problema riguarda i comportamenti dello stesso Ranucci. E Belpietro mette in campo la sua visione e filosofia editoriale: non c’è distinzione tra Ranucci in quanto persona e Report in quanto istituzione. Perché se il direttore-conduttore di Report ha creato una rete di rapporti quantomeno discutibili, “anche il programma deve risponderne”.
E il 15 luglio, puntuale, arriva sulla Verità il secondo filone d’inchiesta, quello che si occupa del Cantiere navale Vittoria di Rovigo e dei rapporti tra Lavitola, gli imprenditori coinvolti e il servizio giornalistico approntato da Report. Il quotidiano di Belpietro cerca di verificare e dipanare la teoria del movente, in quanto proprio Ranucci aveva indicato i servizi tv sul Cantiere quali possibile causa dell’attentato contro la sua persona.
doppia morale
La domanda conseguente sorge naturale: Lavitola è davvero una figura estranea a quella vicenda o invece è parte integrante della storia raccontata da Report? Il 16 luglio arriva la risposta con un video-editoriale così titolato: “Il caso Ranucci e la doppia morale su Report”, in cui viene contestato il comportamento del conduttore. “Dopo anni passati a violare segreti in nome del giornalismo d’inchiesta, oggi Sigfrido Ranucci invoca la privacy sui rapporti con l’imprenditore Valter Lavitola”.
Questa è, con tutta probabilità, la chiave per così dire ideologica della copertura giornalistica che all’intera vicenda dà La Verità con il suo Direttore. Se così è, “la stessa regola deve valere per tutti”, chiosa Belpietro.
segreto investigativo
La reazione di Ranucci si era già fatta sentire il 13 luglio. Ranucci aveva già dato al proprio legale il mandato di presentare una denuncia per diffamazione e altri reati contro chi si sarebbe reso responsabile di aver diffuso ricostruzioni che lo rappresentavano come il possibile beneficiario o “complice” dell’attentato contro sé stesso. Poi in una seconda denuncia con alcuni giornalisti di Report cita esplicitamente le testate Domani di Emiliano Fittipaldi e La Verità per la pubblicazione di materiale che la redazione considera derivato da atti coperti dal segreto investigativo.
A questo punto La Verità non è solo un giornale che critica Ranucci, ma diventa uno dei soggetti del conflitto in corso. Ma La Verità non sembra voler arretrare. Anzi, alza il tono, anche rispetto alle altre tre testate di Centrodestra che fanno capo al Gruppo Angelucci, Il Giornale, Il Tempo, Libero.
duro colpo
E qui, come suggerisce Stefano Iannacone su Domani del 17 agosto, parte “l’operazione di Angelucci” per indebolire il quotidiano “diretto e controllato” da Maurizio Belpietro “ampiamente ancorato nell’area conservatrice e filo governativo”, anche se “talvolta si muove in maniera indipendente rispetto ai desiderata dei vertici di Fratelli d’Italia”.
Scrive Iannacone: con la logica dell’assalto, Angelucci ha avanzato attraverso Libero un’offerta- che non poteva essere rifiutata- a Giacomo Amadori, ex vicedirettore e capo delle inchieste del giornale di Belpietro. Operazione riuscita, il giornalista è ora a Libero, diretto da Alessandro Sallusti. Un duro colpo per La Verità. Ma non basta, Angelucci-Sallusti hanno cercato anche di arruolare Fabio Amendolara, vice di Amadori per le inchieste a La Verità, ma in questo caso la missione è naufragata. Belpietro “ha trattenuto il cronista offrendogli una promozione ancora in fase di definizione”.
E via con gli scenari di centrodestra tra Rai e Mediaset con l’imprimatur del sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all’attuazione del programma nel governo Meloni, Giovanbattista Fazzolari, in funzione di gran regista.
(nella foto, Maurizio Belpietro)
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