Daniele Raineri, giornalista del Post, il 12 luglio è andato vicino a Sinjil, una zona vicino a Ramallah, in Cisgiordania. Motivo: accompagnare un padre palestinese sul luogo dove il figlio ventenne è stato picchiato a morte dai coloni israeliani un anno fa.
Il mini convoglio era formato da due macchine. Davanti una Land Cruiser blindata a sette posti con a bordo una troupe della rete americana Cnn e il padre palestinese. Acquistata in modo regolare e guidata da un loro addetto alla sicurezza.
Dietro, Raineri e il fotografo Gabriele Micalizzi, su una Kia ibrida a noleggio. Con loro anche tre attivisti, seguiti per un articolo che uscirà sul Post.
picchiato a morte
“Un anno fa -ha raccontato Raineri- una fazione di una sessantina di coloni ha circondato un gruppo di palestinesi in questa zona di colline, strade sterrate e cespugli spinosi a est di Ramallah. Alcuni palestinesi sono scappati, altri sono stati feriti, altri ancora sono rimasti isolati. Un ventenne che aveva anche passaporto americano, Saif Musallat, è stato picchiato a morte. Un suo amico palestinese a pochi passi è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco, ma il cadavere è stato trovato soltanto molte ore dopo, quando ormai era notte, perché tutti credevano che fosse stato arrestato dai soldati israeliani. Di questi attacchi, che a volte sono risse o lanci di pietre o scambi di insulti e a volte prendono la forma di spedizioni punitive con centinaia di aggressori incappucciati che prima devastano cose e poi si dileguano, sono piene tutte le giornate nei territori occupati, e i soldati non riescono a prendere il controllo della situazione, anzi: la facilitano. Nel 2025 sono stati uccisi 240 palestinesi”.
giubbotto antiproiettile
Prima di andare sul posto della commemorazione è stata fatta una preparazione in comune, telefoni in mano, con i giornalisti della Cnn e con il sindaco palestinese di Sinjil. Sono state studiate le colline e le strade su Google Maps, si è convenuto che se i coloni fossero arrivati da un lato per attaccare, la piccola carovana avrebbe imboccato un viottolo sterrato che porta verso l’autostrada Sessanta e che se avessero attaccato dall’altro lato il convoglio avrebbe cercato di girare e tornare indietro. Sono stati indossati giubbotti di protezione e pettorine con scritto PRESS. Le auto avevano la targa gialla, che identifica i veicoli israeliani.
Il padre palestinese per andare a vedere dove morto suo figlio ha indossato un giubbotto antiproiettile.
preghiera da solo
Il racconto continua: “Il padre ha pregato da solo, a poca distanza dalle due macchine con il motore acceso. La strada di terra battuta dove eravamo finiva nel nulla tra rocce e sterpaglie e l’unico modo per uscire era tornare indietro. Dalla cima della collina è scesa una macchina con quattro coloni a bordo. Hanno messo la macchina di traverso e hanno bloccato la strada. Però l’hanno bloccata male. Bastava mettere due ruote fuori dalla strada e con un po’ di cautela si riusciva a passare. Il mini convoglio si è messo in marcia. I coloni erano quattro, poco agili, un paio minorenni di sicuro, uno parlava al telefono per chiamare i rinforzi. Tiravano coltellate deboli alle ruote delle due macchine. Tiravano anche pietre. Uno dei quattro è salito sul cofano della nostra macchina, ha cominciato a tirare mazzate sul parabrezza e lo ha rotto. Con una lenta sterzata data in modo garbato ce lo siamo scrollati di dosso e ci siamo levati dalla situazione assieme alla Cnn, che ne ha scritto qui”.
Qui il video dell’aggressione (il Post)
Telecamere e telefoni
Quando il gruppo è tornato a Sinjil, sono arrivati i soldati israeliani, che volevano controllare le telecamere e i telefoni di tutti. Jeremy Diamond, inviato Cnn ha spiegato che c’erano tutte le autorizzazioni per lavorare lì.
Nel pomeriggio si è saputo che la polizia israeliana aveva arrestato i quattro coloni. La polizia ha chiesto di andare a un appuntamento con un agente della scientifica, che ha preso le impronte digitali lasciate dai coloni sul cofano della macchina di Raineri e Micalizzi.
armi Usa
Due giorni prima un politico del Partito Democratico degli Stati Uniti, Ro Khanna, mentre visitava un posto non lontano da Sinjil è stato fermato dai coloni per un’ora. Gli hanno puntato addosso fucili M-4. “E sono armi prodotte da noi!”, ha commentato lui dopo. Poi sono arrivati i soldati israeliani.
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(nella foto di Gabriele Micalizzi, CESURA per il Post, il padre palestinese prega nel luogo dove è stato ucciso suo figlio)





