“Sono io quella lì. Ogni tanto vinco il Nobel, vado nello spazio, sono a capo della Bce, sono una ministra della Repubblica”.
Così recita la didascalia della pagina Instagram “La donna a caso”, 100mila followers e una missione cruciale: segnalare il persistente sessismo dei media e spingerli ad abbandonare, per esempio, quell’insana abitudine di chiamare le donne solo con il nome -qualsiasi sia la natura della notizia- o sottolineare caratteristiche personali del tutto scollegate dal contesto.
osservatorio nazionale
Valentina Falco, ideatrice e curatrice del progetto, persona libera, coraggiosa, gentile, è scomparsa prematuramente il 21 luglio 2026 a causa di una malattia incurabile. Una notizia tristissima. Una perdita enorme, oltre che per la sua famiglia, per il femminismo italiano e per il mondo dell’informazione.
“La donna a caso”, lanciata nel 2020, era diventato un autentico osservatorio nazionale del maschilismo giornalistico, più o meno consapevole. Un malcostume, come dimostrano i tantissimi post pubblicati in questi anni, che accomuna redattori e titolisti di qualsiasi area culturale o politica. “Francesca, una donna guida gli architetti”, è l’ultima segnalazione, emblematica, che Valentina Falco è riuscita a caricare, il 16 aprile scorso. Ma gli esempi sono decine: “Una donna guiderà l’Union Berlino”; “Aeroporto, una donna ai posti di comando”; “Bravissima Elza, la sua ricerca che ricicla le batterie e batte la CO2”; “Morta Graziella, la psichiatra che spiegò la sindrome di Stendhal”; “Task force su due ruote, e c’è anche una donna”; “Italia oro nella spada squadre. Le quattro regine: l’amica di Diletta Leotta, la francese, la psicologa, e la mamma”; “Chimica, il Nobel a due donne. Le Thelma e Louise del Dna”. E così via.
collaborazione con Murgia
L’idea era nata dopo un dibattito sulla discriminazione con relatrici Michela Murgia, Vera Gheno, Giulia Blasi e Maura Gancitano. In seguito, l’autrice aveva iniziato a collaborare proprio con Murgia, arrivando a curare con lei 50 rassegne stampa settimanali sul tema. Malgrado la costante crescita dell’iniziativa, Falco, professione office manager, aveva voluto restare in disparte ed evitare ogni personalismo, puntando tutto sul messaggio. Lei che lottava perché tutte avessero nome e cognome, nascondeva i suoi.
“Ho cominciato a prestare attenzione al linguaggio che viene usato quando si parla o si scrive di donne e ho sviluppato una certa sensibilità”, aveva spiegato a La Stampa nel 2023: “Nella pagina ho deciso di creare un archivio degli articoli di giornale che reputo sessisti, ma senza fare accuse alle testate o ai giornalisti che li firmano, che infatti non sono citati. Non mi interessa prendermela con le persone, ma rendere evidente un fenomeno che persino noi donne fatichiamo a identificare”.
mondo migliore
In rete sono tanti i messaggi di dolore e gratitudine dedicati a Valentina Falco. L’artista Teresa Cinque ha scritto: “Questa donna a caso si chiama Valentina Falco, e ha sempre preferito non dirlo perché si era fatta paladina di tutte quelle Stefi, Marti, Vale che nonostante compissero imprese importanti, curassero malattie, dirigessero aziende o consigli governativi, restavano per i giornali le ragazze, le cuginette, tizie qualunque da chiamare per nome o per diminutivo… Mostrare un’ingiustizia, una cosa fatta male, nella speranza di poterla correggere. È così che si costruisce un mondo migliore, una comunità, la civiltà. Penso sia così. Facendo quello che si sa fare, che si può fare, nel posto in cui si è, coi mezzi che si hanno. E pensandosi parte di un tutto. Partecipando”.
bene comune
“Non sarai mai una donna a caso, cara Valentina Falco”, è la toccante lettera dell’amica Corinna De Cesare, curatrice del podcast “The Period”: “Hai lasciato un segno nello spazio collettivo, senza protagonismi, senza medaglie, senza interessi economici, solo quello di voler cambiare le cose per il bene comune”.
Il 24 luglio, fra le storie de “La donna a caso”, da tempo silente, è comparso anche un messaggio del marito: “Ciao. La donna dietro questa pagina è morta il 21 luglio. Valentina Falco era la persona più figa, sensibile, forte e libera che avreste potuto incontrare. Voleva molto bene a questa pagina e a questo progetto, nato per ridere come tutte le cose belle, diventato una voce nel panorama femminista. Lascia un vuoto immenso, un modo di fare le cose unico al mondo e un archivio, che dovrebbe ricordarci tutti i modi in cui questa società ci ingabbia in stereotipi e la leggerezza che dobbiamo usare per liberarcene. Fai buon viaggio Vale, ti abbiamo amata. Il marito a caso”.
(nella foto, Valentina Falco)





