I giornalisti hanno mandato in archivio il dramma di Garlasco? Uscito dal carcere Alberto Stasi, grazie al provvedimento con cui gli è stato concesso di trascorrere gli ultimi quattro anni di pena in regime di semilibertà, grazie al suo buon comportamento di questi anni a Bollate, si poteva pensare che l’attenzione mediatica fosse destinata a esaurirsi.
Invece non è così.
Già il primo giorno comincia il Corriere della Sera ad occuparsi di Sempio, con due articoli nei quali si esaminano alcune dichiarazioni del nuovo indagato, accanto a quelle dei genitori, su ciò che accadde la mattina del 13 agosto del 2007, quando Chiara Poggi venne ammazzata. Dunque, la vicenda viene considerata tutt’altro che conclusa perfino dal più autorevole quotidiano italiano. Poi in giornata altri servizi, dappertutto, perfino su “Filorosso” di Rai Tre, l’intervista di un tizio che dice di aver visto la mattina del delitto una donna bionda che girava per il paese su una bicicletta nera. Con il solito avvocato De Rensis, che non manca mai.
punti da ricordare
Cosa succederà? Chi vuole immaginarlo deve anzitutto ricordare: 1) che Andrea Stasi è ufficialmente il responsabile dell’uccisione della ragazza, in base ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione; 2) che la Procura di Pavia ha messo sotto accusa per il reato di omicidio Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara, e che dobbiamo aspettare di vedere se contro di lui si aprirà un processo, che rimetterebbe tutto in discussione; 3) che gli avvocati di Alberto Stasi stanno studiando -e probabilmente scriveranno- una domanda di revisione del processo a Stasi. “Probabilmente” perché il quadro nel frattempo potrebbe cambiare, a seconda che Sempio venga processato per l’uccisione di Chiara, pur in presenza della sentenza pronunciata dalla Cassazione.
Una situazione di evidente “anomalia” l’ha definita il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Intanto, a cominciare dal Corriere e da alcune trasmissioni televisive, ecco riapparire discussioni e analisi su alcune questioni, quasi che il teleschermo possa essere usato per un processo infinito o permanente, come alcuni giuristi lo hanno definito. Tenendo presente che alcuni di questi giornalisti non propongono fatti e notizie nuove, ma invitano a commentare personaggi più diversi (Selvaggia Lucarelli, Roberta Bruzzone) quasi si trattasse di programmi di intrattenimento o addirittura di show televisivi (come li definì Aldo Grasso, proprio sul Corriere della Sera).
vent’anni dal delitto
Tutto ciò quando sono trascorsi quasi venti anni dal delitto di Garlasco e mentre si insedia il nuovo Comitato per il controllo per la trasmissione delle informazioni giudiziarie, che è stato ricostituito (dopo 13 anni) dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni che aveva risposto alle sollecitazioni di molte istituzioni, fra le quali in prima fila l’Ordine nazionale dei giornalisti. E infine, nel rispetto di leggi che nel frattempo potrebbero essere cambiate, magari su proposta di quei leader politici (Giorgia Meloni) che si erano lamentati della copertura su Garlasco in occasione del referendum della fine di marzo. Chissà che qualcuno non decida di presentare un disegno di legge per rendere il sistema Giustizia più efficiente e meno “anomalo”. Ma la verità su quel 13 agosto speriamo che diventi definitiva. E magari che i giornalisti non continuino a fare i giudici e a cercarne una sempre diversa.
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