Garlasco, ancora pessimi show. La chiamano libertà di parola, ma la Rai è tempo che risponda: che giornalismo vuole fare? Quasi tutti i canali della tv pubblica insistono, ogni giorno, nel rimestare nella “giustizia” fatta dopo il delitto di Garlasco. L’esempio che abbiamo scelto di raccontare è uno fra quelli andati in onda il 30 marzo. E’ la trasmissione andata in onda sul canale numero 3, in prima serata: “Lo Stato delle cose”. Si è discusso e litigato ancora volta, con modalità a dir poco eccessive, su alcune delle questioni che da quasi 20 anni –Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto del 2007- vengono poste sul tavolo dai giornalisti, soprattutto quelli della tv.
commercio moderno
Non facciamo i nomi, per non coinvolgere nessuno e per non allargare un dibattito che andrebbe spento, visto che sembra fatto solo per dare a queste persone la notorietà che lo schermo televisivo assicura a chiunque, mentre il giornalismo, secondo la legge del nostro paese, deve sempre servire ad aumentare il tasso di verità offerto ai cittadini. Oppure si deve pensare che lo “Stato delle cose” sia un programma di intrattenimento, volto solo a creare ascolto e a produrre danaro, in qualsiasi modo, secondo ciò che pretende il mercato più bieco del commercio moderno, che di etica, di coscienza e di utilità per la società, si occupa poco.
braccia allargate
Conduceva uno dei più noti giornalisti della Rai e dei più esperti. Anche se non aveva alcuna possibilità di calmare gli animi e di far moderare le parole, cosa evidentemente non prevista e desiderata, come prova il fatto che costui non disponeva di interruttori per accendere o spegnere i microfoni dei partecipanti. Così allargava le braccia, invitava alla calma, supplicava, ma nulla di più, anche quando i presenti si lasciavano andare e se il dibattito si trasformava in rissa, con epiteti che alzavano il tono, il volume e sicuramente gli indici di ascolto. “Lei è un maleducato, lei è un maleducato, lei è un maleducato”, ha ripetuto una ventina di volte un ex generale dei carabinieri verso l’avvocato della parte civile (cioè la famiglia di Chiara Poggi).
pioggia di interventi
Sui misteri veri o presunti di Garlasco, così ecco opinioni, osservazioni, ironie, contumelie, in una continua pioggia di interventi che si sono accumulati uno sopra all’altro, spesso incomprensibili per chi era a casa (la prima cosa sulla quale i colleghi dovrebbero riflettere) con un pessimo risultato tecnico-professionale. Dopo venti anni e ben 5 pronunce emesse da vari organi della magistratura: due di assoluzione, una di rinvio a giudizio, due di colpevolezza e di condanna, sono state ripetute alcune delle questioni che vengono poste alla base dell’inchiesta giudiziaria, sulla quale nelle ultime settimane molti sono stati anche gli interventi dei politici, che litigavano sul futuro dei giudici italiani. E citavano Garlasco, a torto, visto che se qualcuno ha ancora dubbi sul delitto del 2007, è pur vero che molti magistrati hanno fatto il proprio dovere e applicato le leggi vigenti. La “verità” è stata scritta dalla Cassazione a Milano. Se qualcuno pensa che le decisioni prese siano sbagliate, deve dimostrarlo. Gli anni passano e certo non va bene che le certezze possano traballare, ma il sistema in qualsiasi momento prevede la possibilità che la verità sia messa in discussione. Anche se altre persone potrebbero essere coinvolte, pur dovendo restare chiaro (fino alla fine di un eventuale nuovo processo, che nel nostro caso non è neppure cominciato) che si tratta di innocenti.
generale dei carabinieri
In più, andrebbe spiegato a tutti che la confusione e le risse televisive non aiutano né i genitori di Chiara, né la società tutta, come i giornalisti studiano e come non dovrebbero dimenticare. Il conduttore ieri sera ha mostrato foto scattate dai carabinieri in quella casa, con il sangue dappertutto. E poi il primo piano di una porta a soffietto e qui ha indicato alcune macchie ed ha chiesto all’ex generale dei carabinieri, che all’epoca guidava il collegio dei periti e che firmò la relazione ufficiale, quali fossero di sangue. Dopo la sua risposta, alcuni dei presenti hanno fatto dell’ironia (“A me quelle sembrano proprio sangue”) per cui l’ufficiale si è meravigliato che si potessero mettere simili impressioni accanto ai risultati di una perizia scientifica, condotta nel laboratorio dove erano state portate, nel 2007, le due ante che erano state appositamente smontate. Insomma, chiacchiere a piacere? O ricerca di pezzi della verità da parte di autorevoli operatori –per primi quelli dello Stato impegnati a trovarla?
spegnere il circo
A mezzanotte e un quarto chi scrive ha spento il televisore, dove lo spettacolo organizzato somigliava più a quello di un circo o una rappresentazione teatrale, più che una seria ricerca di ciò che era accaduto. Allora ci sembra normale chiedere quanto durerà il Garlasco-show e se quello attuale è un modo corretto di fare giornalismo. Risposte che dovrebbero venire sia dalla Rai, azienda che, rispetto alle concorrenti private, risponde a esigenze etiche precise e necessarie, sia da istituzioni (Ordini regionali e Consiglio nazionale dell’Odg) che la legge nel nostro Paese ha creato affinché tengano sotto osservazione il libero giornalismo.
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Da giornalista avrebbe dovuto completare il racconto e narrare come l’ex generale, chiamato a indicare la pagina della grandiosa “perizia scientifica” dei RIS di Parma contenete l’esame effettuato sulle macchie superiori della famosa porta, abbia saputo rispondere solamente con uno “stia zitta” indirizzato all’avvocato che gli poneva la domanda.
Forse l’ex generale, coinvolto in prima persona e quindi ipersensibile, sarebbe opportuno che la Rai, servizio pubblico, non lo facesse più intervenire. Non se ne può più di sentire questo soggetto che urla con cotanta arroganza.