(S.A.) Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripresentato una causa civile da 10 miliardi di dollari contro il Wall Street Journal, accusando il quotidiano di aver pubblicato una storia “falsa, malevola e diffamatoria” sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein.

La nuova azione legale arriva dopo che, il mese scorso, il giudice federale della Florida Darrin P. Gayles aveva archiviato senza pregiudizio la precedente denuncia. La decisione permetteva comunque al Presidente di presentare un nuovo ricorso con ulteriori elementi entro il 27 maggio.

La vicenda riguarda un articolo pubblicato dal quotidiano statunitense nel luglio 2025. Secondo quanto scritto dal giornale, Trump avrebbe inviato nel 2003 un biglietto di auguri dal contenuto definito “licenzioso” a Epstein. Il testo sarebbe stato accompagnato da un disegno raffigurante il busto di una donna nuda con la firma del Presidente. Trump ha sempre negato l’esistenza del documento.

Nella nuova denuncia, che contiene sette pagine in più rispetto alla precedente, il team legale del presidente sostiene che il Wall Street Journal, il gruppo editoriale Dow Jones, News Corp e i giornalisti Khadeeja Safdar e Joe Palazzolo abbiano pubblicato l’articolo senza possedere prove autentiche.

Secondo l’accusa, i responsabili della pubblicazione avrebbero ignorato volontariamente elementi che mettevano in dubbio la veridicità della storia. Nel testo della causa si legge: “Nessuna lettera autentica è mai esistita”.

Tra i punti citati compare anche una conversazione attribuita a Trump e a Rupert Murdoch, proprietario di News Corp. e storico alleato del Presidente. Secondo quanto riportato nella denuncia, Murdoch avrebbe detto: “Me ne occuperò io”, dopo essere stato informato della possibile pubblicazione dell’articolo. Trump avrebbe interpretato quella frase come un segnale che il pezzo non sarebbe stato pubblicato.

Uno degli aspetti centrali del procedimento riguarda il concetto giuridico di “actual malice”, cioè la “malizia effettiva”. Negli Stati Uniti questa regola è fondamentale nelle cause per diffamazione contro gli organi di stampa.

Nella precedente decisione, il giudice Gayles aveva stabilito che l’accusa non era riuscita a dimostrare che il quotidiano avesse pubblicato informazioni false sapendo che fossero false, oppure agendo con “temerario disprezzo della verità”.

Secondo il tribunale, il Wall Street Journal aveva comunque cercato di verificare l’autenticità del documento prima della pubblicazione dell’articolo. Per questo motivo il giudice aveva chiesto al team legale del Presidente di presentare ulteriori prove.

Nel nuovo ricorso compaiono anche dichiarazioni attribuite a Ghislaine Maxwell, ex collaboratrice di Epstein. Maxwell avrebbe affermato di non ricordare alcuna lettera inviata da Trump.

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