Inps multa pesantemente due dei principali gruppi dell’editoria digitale italiana: Ciaopeople (Fanpage) e Citynews, rispettivamente all’8° e al 2° posto tra i news brand online per total digital audience secondo Comscore, gennaio 2026. Il contenzioso riporta al centro due questioni che attraversano il settore: la sostenibilità economica del giornalismo online e la legittimità dei contratti alternativi a quello Fnsi-Fieg, fermo da dieci anni in attesa di rinnovo.
un anno di ispezioni
Rimettiamo in ordine i fatti. Nelle scorse settimane è emersa la notizia di una revisione contributiva complessiva pari a 8 milioni di euro, contestata ai due editori al termine di attività ispettive durate, secondo fonti vicine al dossier, oltre un anno: 3,5 milioni a carico di Ciaopeople e 4,5 milioni per Citynews. Il nodo sarebbe il criterio utilizzato per il calcolo dei contributi previdenziali: i versamenti sarebbero stati effettuati assumendo come riferimento minimi diversi da quelli del contratto Fnsi-Fieg, tradizionalmente considerato più rappresentativo.
costo del lavoro
La Federazione nazionale della stampa sostiene che l’episodio confermerebbe come, ai fini previdenziali, Inps consideri contratti di categoria solo quelli sottoscritti da Fnsi con Fieg, Aeranti-Corallo e Anso-Fisc – come attestato da una circolare Inpgi del febbraio 2022, prima del trasferimento della gestione previdenziale giornalistica all’Inps.
I contratti alternativi, secondo la Fnsi, determinerebbero una riduzione del costo del lavoro e un abbassamento della contribuzione, a danno dei giornalisti. L’Unione stampa periodica (Uspi) ha respinto le accuse, ribadendo la validità del contratto che ha siglato con Figec Cisal e rinviando alle sedi amministrative e giudiziarie il confronto sull’applicabilità del regime previdenziale.
mercato digitale
A questo punto, emerge il punto di vista di Ciaopeople. In una nota del 17 febbraio, annunciando ricorso contro il provvedimento dell’Inps, l’editore sostiene che non sussisterebbe alcuna irregolarità: sarebbe stato applicato un Contratto nazionale pienamente valido, con i relativi obblighi retributivi e contributivi regolarmente adempiuti. L’Uspi-Figec, lungi dall’essere qualificabile come “pirata”, rappresenterebbe anzi uno strumento coerente con la struttura e le dinamiche del mercato editoriale digitale, descritto come un contesto segnato da forte precarietà. Quanto ai livelli retributivi, Ciaopeople precisa che in azienda non verrebbero applicati esclusivamente i minimi tabellari, ma accordi di secondo livello con trattamenti economici superiori. L’impianto contrattuale, nella ricostruzione dell’editore, consentirebbe così di coniugare sostenibilità economica e stabilizzazione della redazione.
regime in deroga
Il ramo Fanpage della vicenda affonda però le radici più indietro, in una fase iniziale di crescita della redazione. Al tempo, secondo la ricostruzione della Fnsi, era stata in effetti consentita l’applicazione del contratto Uspi in regime temporaneo di deroga, nell’ambito di un accordo tra sindacati pensato per realtà editoriali di dimensioni limitate o in fase di avviamento. La deroga avrebbe consentito la stabilizzazione di una ventina di collaboratori che svolgevano mansioni continuative assimilabili al lavoro subordinato. Alla fine del periodo di deroga, non c’è stato il passaggio previsto al contratto Fnsi-Fieg. A quel punto Uspi ha avviato un diverso percorso negoziale con Figec Cisal, dando vita al contratto divenuto pietra dello scandalo.
low profile
Citynews, dal canto suo, tiene un profilo più basso. Il Ceo Luca Lani ha opposto un netto “no comment” sulla vicenda, e dalla società è filtrata unicamente la notizia di un possibile ricorso. Non un dettaglio secondario: Citynews aveva già subito in passato ispezioni simili, concluse senza sanzioni, in ragione della sua composizione prevalentemente locale. Elemento in più: Lani è tra coloro che firmò il contratto Uspi-Figec nel 2023, in qualità di vicepresidente Uspi insieme a Fabrizio Barbato, oggi Direttore finanziario di Ciaopeople.
organizzazioni rappresentative
Il tassello centrale è il criterio di rappresentatività ai fini contributivi. In materia previdenziale (Legge 549/1995), infatti, la retribuzione imponibile non può essere inferiore a quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni più rappresentative sul piano nazionale nel settore di appartenenza. In presenza di una pluralità di contratti, quindi, vale quello delle organizzazioni più rappresentative e il datore di lavoro che abbia versato contributi su una base inferiore deve provvedere al pagamento delle differenze, indipendentemente dal contratto applicato.
quaranta per cento
Vediamolo in numeri. Secondo questo principio, se anche un editore applica ai suoi giornalisti il contratto Uspi-Figec -per cui un redattore con più di 24 mesi di anzianità percepisce minimo circa 1.630 euro lordi- dovrebbe comunque versare la contribuzione previdenziale calcolandola sul contratto Fnsi-Fieg -per cui un redattore ordinario percepisce 2.694 euro lordi. Lo scarto tra gli imponibili si aggirerebbe attorno al 40%. Nel caso di Citynews, la contestazione ruoterebbe proprio attorno a questo punto: i versamenti sarebbero stati effettuati assumendo erroneamente come riferimento i minimi del contratto Uspi-Figec. Per Fanpage, oltre al profilo strettamente contributivo, il controllo ispettivo avrebbe riguardato anche l’inquadramento di alcune collaborazioni.
criteri ristretti
La questione apre due fronti interconnessi. Anzitutto il riconoscimento dell’Uspi-Figec quale contratto “di categoria” ai fini previdenziali, snodo su cui si giocherà probabilmente il ricorso annunciato dalle aziende. Il punto tecnico cruciale è dimostrare il grado di rappresentatività (numero di imprese associate, lavoratori coinvolti, diffusione territoriale, contratti collettivi stipulati) delle organizzazioni rispetto al settore specifico dell’editoria digitale nativa, notoriamente una galassia eterogenea di profili che fino a vent’anni fa, cioè agli albori di Fanpage o Citynews, non esisteva. Lato Fnsi, ci sarebbe il Contratto Anso-Fisc, un Contratto nazionale specifico per il giornalismo online riconosciuto ai fini contributivi, con criteri però molto ristretti: si applica esclusivamente a testate locali che non siano strutturate in network o franchising, e che non siano collegate con gruppi editoriali nazionali rientranti nel perimetro Fieg-Fnsi. Il che significa che né Fanpage né Citynews -quest’ultima con il suo network Today diffuso su scala nazionale- potrebbero farvi ricorso.
ricavi e utili
Di nuovo i numeri aiutano a fare un po’ di chiarezza. Ciaopeople ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 28,1 milioni di euro e un utile di appena 339mila euro (Registro Imprese), e Fanpage conta circa 70 giornalisti ufficialmente elencati nel sito: la multa da 3,5 milioni, quindi, rappresenta oltre il 12% del fatturato annuo, e più di dieci volte l’utile. Citynews, invece, con il suo network di 56 redazioni cittadine che in totale raggruppa oltre 250 giornalisti tra dipendenti e freelance, coordinati da 12 Direttori responsabili (dati LinkedIn aziendale), si è fermata a 22,9 milioni di ricavi nel 2024, con un risultato d’esercizio negativo (Registro Imprese): la quota da 4,5 milioni della multa è quasi il 20% del fatturato. Grandezze importanti, che dovrebbero indurre a una riflessione seria sul divario strutturale di contratti e contribuzione. In questo contesto il caso Open porta una testimonianza diversa: la testata aveva preso avvio con il contratto Anso-Fisc e poi, rispettando gli impegni assunti alla fondazione, è transitata verso il Fnsi-Fieg. Scelta rivendicata dal fondatore Enrico Mentana in un’intervista a Professione Reporter nell’aprile 2024.
quale idea
Facendo ancora un passo in avanti, l’altro fronte investe la sostenibilità complessiva del modello economico dell’editoria digitale. Ci operano gruppi editoriali storici -dove l’online si è innestato su altri pilastri, determinando continue trasformazioni dei modelli di ricavo- e realtà “native online” che, pur avendo raggiunto dimensioni e fatturati paragonabili a quelli dei grandi editori tradizionali, continuano ad applicare strumenti contrattuali evidentemente più leggeri. Al centro rimane il lavoro giornalistico: livelli retributivi, stabilità contrattuale, contribuzione previdenziale. L’esito del contenzioso amministrativo, se e quando arriverà, dirà molto sugli equilibri futuri del mercato del lavoro giornalistico e su quale idea di editoria digitale si vuole che prevalga.
(nella foto, alcune delle 56 testate di Citynews)





