E alla fine il Gruppo Gedi ha ammesso le trattative con il gruppo greco Antenna di Theo Kyriakou per la vendita de la Repubblica. Dopo aver taciuto per mesi a fronte di una lunga serie di indiscrezioni e retroscena e, soprattutto, a fronte delle ripetute domande delle rappresentanze sindacali dei giornalisti del quotidiano. Che ora accusano e parlano di “patetico balletto a ridosso dei 50 anni di storia di Repubblica” e di “(in)degna conclusione di un percorso di dismissione economico, professionale, valoriale, etico”. E promettono: “Non resteremo in silenzio a guardare l’orribile spettacolo che ci viene propinato”.

nuove strade

Il 7 dicembre “fonti vicine a Gedi” riferiscono che “sono in corso trattative con il gruppo Antenna interessato a la Repubblica e alle altre testate del gruppo editoriale, mentre al momento non ci sono le condizioni per aprire nuove strade”. Il comunicato è motivato dalle notizie uscite in mattinata secondo cui Leonardo Maria Del Vecchio, attraverso Lmdv Capital, ha presentato nei giorni scorsi una offerta formale ai consigli di amministrazione di Gedi e della controllante Exor. Quindi niente Del Vecchio, si va avanti con Kyriakou, come aveva scritto Ettore Boffano sul Fatto lunedì 1° dicembre. Secondo la ricostruzione di Domani, l’imprenditore dei media greco avrebbe offerto 140 milioni, la stessa cifra di Del Vecchio, che punterebbe non solo a la Repubblica e alle radio di Gedi, ma anche alle altre testate, compresa La Stampa. 

“ha sempre negato”

Il Comitato di redazione di Repubblica la sera del 7 dicembre in un comunicato “esprime il proprio sconcerto di fronte alla conferma affidata alle agenzie da parte di un ‘portavoce di Gedi’ della trattativa in corso per la cessione del gruppo: è la stessa azienda che, da mesi a questa parte e di fronte alle nostre reiterate richieste, ha sempre negato l’esistenza stessa di una trattativa. Ed è lo stesso editore John Elkann che nelle settimane scorse, di fronte alla proposta di un incontro delle rappresentanze sindacali delle testate del gruppo, si è negato”. Il Cdr registra quindi “una ennesima umiliazione nei confronti della redazione di un giornale che ha fatto e intende continuare a fare la storia di questo Paese, trattato come un ammennicolo su uno scaffale. Da cinque anni e mezzo a questa parte abbiamo assistito alla scientifica distruzione di un gruppo editoriale, alla mortificazione della sua missione e infine alla continua negazione di questa realtà, cosa che non abbiamo mai smesso di denunciare”.

 emittenti radio 

Secondo Domani nell’offerta di Del Vecchio, uno degli eredi del fondatore di Luxottica, senza alcun coinvolgimento del resto della famiglia, né della Delfin, la holding finanziaria di famiglia guidata da Francesco Milleri, prevederebbe l’acquisizione di tutto il gruppo: non solo Repubblica ed emittenti radiofoniche (Radio Deejay, M2O e Radio Capital), ma anche La Stampa, Huffington Post, i periodici Limes e National Geographic. Kyriakou invece sarebbe interessato solo a Repubblica e alle radio. Per La Stampa resta dunque in piedi la trattativa che Exor (capofila di Gedi) ha avviato con il gruppo editorale Nem (quotidiani veneti e friulani), guidato da Enrico Marchi.

Exor, puntando su Kyriakou e il suo socio saudita Bin Salman (Domani ha scoperto che il principe che ha dato ordine di uccidere il giornalista Jamal Khashoggi controlla, attraverso il fondo sovrano Pif, il 30 per cento di Antenna), potrebbe trovare un ostacolo, riporta  Domani, nell’esercizio del golden power da parte del governo. La questione non riguarda i giornali, bensì l’uso delle frequenze radiofoniche, che potrebbero essere considerate asset strategico nazionale nell’ambito comunicazioni. 

(nella foto, Thoedore Kyriakou)

2 Commenti

  1. Non sono allarmista per carattere e per convinzione ma la vicenda Gedi richiederebbe una ferma posizione non solo da parte dei giornalisti di Repubblica. Qui è in gioco la libertà di stampa, il coinvolgimento dei sauditi è seriamente preoccupante, fare finta di nulla è un suicidio collettivo

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