(A.G.) Il problema è un altro. Ha suscitato clamore e indignazione la frase di Giorgia Meloni al vertice sull’Ucraina alla Casa Bianca: “Io con la mia stampa non voglio mai parlare”. 

Ma il problema è un altro e riguarda i giornalisti, più che Giorgia Meloni. 

Il vertice si svolge il 18 agosto. Trump, Zelensky, Von Der Leyen e i maggiori leader Ue, più Starmer (Regno Unito) e Segretario Nato. Il vertice è finito, il clima è rilassato. Si parla di giornalisti, che sono fuori della porta in una di quelle funzioni di attesa che fanno parte degli aspetti un po’ umilianti del mestiere. Meloni dice a Trump: “Grazie di essere stato così corretto”. Il presidente finlandese Stubb chiede: “Ti capita ogni giorno?”. E Trump: “Sempre! Sempre!”. Meloni allora dice: “Ma lui lo ama, lo ama! Io non voglio mai parlare con la mia stampa”.  Il secondo siparietto, subito dopo. Trump chiede: “Volete rispondere a qualche domanda?”. E Meloni, pronta: “Meglio di no. Siamo troppi e andremmo troppo lunghi”.

tozzo di pane

Nel primo scambio di battute, si tratta chiaramente di battute. Quella di Meloni rientra nella categoria della protervia, si sente potente fra i potenti e irride una categoria che sta lavorando e si trova là, fuori della porta, sperando in un tozzo di pane dai “grandi”. Il secondo scambio è meno faceto e Meloni mantiene proprio chiusa quella porta: non abbiamo tempo per loro. Anche se quel tempo sarebbe obbligatorio trovarlo, nei Paesi non totalitari.

Sono molti gli esempi dell’insofferenza della Presidente del Consiglio italiana nei confronti dei giornalisti: la pagina Facebook con gli “Appunti di Giorgia”, la conferenza finta a Tunisi, il filmato del primo maggio 2023, il rinvio dell’incontro con i giornalisti di fine anno. Ci sono, d’altronde, una serie di media (in particolare quelli di proprietà del deputato della Lega, Angelucci) che, senza conferenze stampa, rendono gloria tutti i giorni al governo in carica. 

rispetto delle regole

Ma a questo punto non vale più protestare o, appunto, indignarsi, o chiedere il rispetto delle regole della democrazia. A questo punto sono i giornalisti a non dover più attendere il verbo da palazzo Chigi, ma dedicarsi invece con più impegno (e imparzialità, comunque) alla ricerca delle notizie, allo smontaggio dei provvedimenti per vedere cosa c’è dietro, alla ricostruzione dei retroscena, alla raccolta dei dati, alla verifica puntuale delle dichiarazioni. Scoprire come funzionano i pronto soccorso degli ospedali, se gi edifici scolastici sono a rischio crolli, se le università sono adeguate ai tempi che corrono, quanti miglioramenti a strade e ferrovie siciliane si potrebbero fare con i soldi del Ponte. Ad esempio.

Dalle conferenze stampa, in fondo, non si è mai cavato molto più che la versione ufficiale, edulcorata, pilotata, spesso fasulla, dei fatti.

(En passant: Giorgia Meloni dal 16 febbraio 2006 è iscritta nell’Elenco professionisti dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. Ma questo è un problema dell’Ordine ed eventualmente del Consiglio di disciplina dello stesso).

3 Commenti

  1. Articolo condivisibile. Giornalisti compiacenti ci sono sempre stati, sotto qualsiasi governo. Ma oggi abbiamo raggiunto dei livelli di guardia, quando una serie impressionante di testate giornalistiche si sono trasformate in ufficio stampa della presidente del consiglio. Ed ecco i consueti titoli: “Meloni spiana”, “Meloni asfalta” “la sinistra rosica”. Il giornalismo di parte deve pure conoscere dei limiti, al di là dei quali si trascende in un disgustoso culto della personalità. In un paese democratico ci si aspetta dalla stampa un minimo di dignità, dovendo talvolta mordere alle terga ed incalzare il potente di turno; si chiama democrazia. Il giornalismo che vediamo oggi sembra un appendice postumo dell’ ufficio stampa del ventennio.

  2. Iscritta all’elenco dei professionisti eh? Dove? Quando ? Come? E fa i corsi di aggiornamento che fanno tutti ? Gli Odg indecenti dovrebbero cacciarla.

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