Israele non consentirà l’accesso dei media internazionali alla Striscia di Gaza fino a quando le ostilità “non diminuiranno”.

L’ha detto la rappresentante permanente aggiunta di Israele presso le organizzazioni internazionali a Roma, ambasciatrice Orli Gil. La diplomatica ha risposto così a chi, durante un incontro con la stampa all’ambasciata israeliana, le ha fatto notare come solo la presenza della stampa internazionale permetterebbe di diminuire i rischi di “fake news messe in scena da Hamas” che Gil aveva appena denunciato.
“È una zona di guerra. Abbiamo visto in passato che quando i reporter vengono feriti gioca sempre a sfavore di Israele. Ora non possiamo permettere a dei civili di entrare in zona di guerra”.

numerose testimonianze

In base alle testimonianze di numerose organizzazioni internazionali -dall’Onu a Medici senza frontiere, a Save the children, a Emergency- Gaza è semidistrutta, negli ospedali mancano i presidi sanitari essenziali, la popolazione palestinese muore di fame, in particolare da quando la distribuzione degli aiuti è permessa -da Israele- solo ad opera della “Gaza Humanitarian Foundation” (GHF), organizzazione Usa sostenuta da Netanyahu e da Trump. Ma queste realtà sono contestate da fonti israeliane e Usa, che accusano Hamas e gruppi criminali palestinesi di depredare, rivendere, gestire in qualche modo gli aiuti.

avvicinamento alla verità

In tutte le democrazie l’accertamento o l’avvicinamento alla verità è affidato ai giornalisti professionisti. Non è stato ancora trovato un sistema migliore. Dal 7 ottobre 2023 -giorno della strage di israeliani da parte di Hamas- Israele non permette a nessun giornalista internazionale il libero accesso. Alcuni ingressi sono stati autorizzati solo con il controllo (e la censura) dell’esercito israeliano. Quindi, le uniche informazioni che escono dalla Striscia vengono dalle istituzioni israeliane o da giornalisti e fotografi palestinesi che vivono nella Striscia.

Le richieste di organizzazioni internazionali di giornalisti e di testate internazionali perché sia consentito di lavorare a Gaza sono state molteplici, finora senza alcun risultato.

(nella foto, Orli Gil con il ministro italiano degli Esteri, Antonio Tajani)

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