di ALBERTO FERRIGOLO
Il restyling grafico con cui 7, il settimanale del venerdì allegato al Corriere della Sera, è arrivato in edicola il 30 maggio, sancisce la virata del primo quotidiano italiano dalla formula “super omnibus”, lanciata nel 1992 all’epoca della direzione di Paolo Mieli, alla tendenza “Grand Hotel” di questi ultimi anni. Mantenendo notiziario e commenti autorevoli e complessi, molte pagine -sotto la proprietà Cairo- lo fanno approdare tra la stampa “pop”, che in Italia non ha mai sfondato (si veda il naufragio del quotidiano L’Occhio diretto da Maurizio Costanzo, durato poco più di due anni, dal 10 ottobre 1979 al 15 dicembre 1981).
Al di là della ricca messe di rubriche curate dalle firme del giornale (quindici) – da de Bortoli a Gramellini, Gruber, Roncone, Avallone e Agnese, Polito, Ferraris– spiccano sul numero d’esordio una serie d’interviste, per esempio alla condu/attrice Barbara D’Urso, che si racconta “per la prima volta dopo due anni”, dall’uscita dai teleschermi Mediaset (titolo: “Mamma morì che avevo 11 anni. Ogni perdita mi ha riportata lì”). Intervista riproposta, sotto altra forma, veste e firma anche sull’edizione del quotidiano del 30 giugno. E poi a Bobo Craxi, il secondogenito di Bettino, l’ex segretario socialista (“Portai Lucio Dalla a casa: papà Bettino era in canotta”) e ad Apicella, il cantante-chitarrista che per 22 anni ha affiancato e accompagnato musicalmente Silvio Berlusconi, sul suo “tormento”, perché da quando non c’è più il Cavaliere lui ha smesso di lavorare.
carattere sentimentale
La tendenza pop del Corriere si caratterizza con interviste di carattere per così dire “sentimentale” e ritratti dei personaggi più diversi del mondo dello spettacolo, delle arti, della canzone, della cultura, dello sport, degli affari, della moda, dell’imprenditoria e dell’economia, passata e presente, della società civile, alcuni persino sconosciuti ai più. Ma frequenti sono anche quelle a giornalisti di fama o meno, soprattutto del mondo tv, in un ripescaggio continuo dalla memoria e spesso anche di resurrezione dall’oblio, tra svelamenti, confessioni, annotazioni curiose o irrilevanti, gossip. Talvolta anche più di un’intervista per edizione, che poi vanno a sommarsi a quelle di prammatica, a politici d’ogni ordine, grado e tendenza. Tutto supervisionato dal Vicedirettore Aldo Cazzullo.
fernet e motoseghe
Prendiamo, ad esempio, la settimana che va da lunedì 26 maggio al 3 giugno 2025: “Mi innamorai del cameraman e lo confessai in lacrime a mia moglie. Dopo il coming out Berlusconi disse: hai fatto benissimo, conta su di me” (Alessandro Cecchi Paone); “Mi ferii con una motosega e Sting poi mi fece la predica. Vorrei essere come Morandi” (il cantante Nek); a seguire: “Ero Giuseppe, mi sentivo donna. L’intervento? Sono stata incosciente. I ruoli trans non mi bastano, posso competere con le colleghe” (Vittoria Schisano, attrice transgender); “Il mio maestro? Un lama tibetano. D’Annunzio ringraziò nonno Dino. Da ‘Amici miei’ ad Angelina Jolie tutti hanno bevuto il nostro Fernet” (l’industriale Niccolò Branca); “Un’auto mi passò sulla gamba, vincevo, non volevo smettere. Con Gismondi zero rapporti, tra noi c’era rivalità cattiva” (Gianni Motta, ciclista); “Ho fatto danzare Maradona. Mariotto? Tutto risolto, siamo una famiglia’” (Milly Carlucci, presentatrice tv); “Sono stato il virus dei talk show. Le cravatte da indossare in tv me le sceglieva Veronica Lario. Pannella e Bonino erano rivali” (Elio Vito, politico ex Forza Italia); “Devo tutto a Benetton. L’Italia non mi merita. A mio figlio Falco do una paghetta da 500 euro” (Flavio Briatore, manager e imprenditore); “Cicatrici e tatuaggi nazisti, quante leggende su di me. Mi sposai troppo presto: ai giocatori lo sconsiglio” (Daniele De Rossi, ex giocatore, ex allenatore della Roma); “In Cile nel ’71 allenai la nazionale: dovevo riferire tutto a Nixon. Berlusconi mi voleva coach al Milan. Trump? Non mi dispiace” (Dan Peterson, giornalista, commentatore tv, allenatore di basket). Per finire, il 3 giugno, intervista d’una pagina a Davide Parenzo, giornalista e conduttore radiotelevisivo d’origini ebraiche: “Oggi le immagini sono tutto e Hamas ha sconfitto Israele. La notte che conobbi Cruciani”; a cui segue un’intervista d’una pagina e mezza al cantante Rkomi: “Mi cacciarono da scuola, il rap da un cugino liceale. Ora fare musica è pregare”.
minigonna e sottoveste
Interviste per lo più “leggere”, indiscrezioni e rivelazioni mescolate a privato messo in piazza, alle quali verrebbero attribuite doti taumaturgiche, come ad esempio la possibile maggiore tenuta del Corriere nelle vendite in edicola (o, se si preferisce, un minor calo di copie) rispetto ai diretti concorrenti, la Repubblica in primis.
Insomma, dopo la “minigonna” con la formula super omnibus – come ebbe a definire Gianni Agnelli, patron Fiat, il nuovo corso del Corriere varato nel 1992 dall’allora direttore Paolo Mieli – il primo quotidiano nazionale, già principale organo della borghesia lombarda e nazionale, sembrerebbe aver indossato la “sottoveste”. Un passo in più, o persino oltre l’”alto e basso” analizzato da Filippo Ceccarelli.
E ciò, fors’anche, in forza delle direttive o delle inclinazioni del suo editore dal 2016, Urbano Cairo, che con la Cairo Communication edita una serie di riviste di genere “popolare”, da F a Dipiù, Dipiù Tv, Diva e Donna, Nuovo, Nuovo Tv, Tv mia e altre ancora. Sorta di “cairizzazione” spalmata anche su Corriere e 7.
imitazioni e dna
Un genere contagioso per i giornali, che hanno preso ad inseguire la “leggerezza” con maggiore o minor foga, a seconda dei giorni, dei periodi, delle inclinazioni e anche del proprio Dna storico e giornalistico. La Repubblica, ad esempio, che con la direzione Molinari, è stata più incline a tallonare il Corriere sullo stesso terreno (soffrendo spesso nel non riuscire a raggiungere i risultati del concorrente), ora con la direzione Orfeo sembra aver frenato la rincorsa sul piano delle news soft, anche in ossequio al tentativo d’un recupero della propria tradizione, in vista il 14 gennaio 2026, del 50enario.
Negli stessi giorni, dal 26 maggio al 3 giugno, il quotidiano romano si dedica più a “racconti leggeri” che a interviste, con una mole di gran lunga minore rispetto al concorrente milanese: “Ferrero, Gates e le altre figlie amazzoni alle corse: ‘In sella conta il talento’”; “Turisti gladiatori per una notte, le sfide segrete al Colosseo”, cui segue “Il sogno di Chiuri: ‘La mia lettera d’amore a Roma’”, dove la stilista che ha vissuto a Parigi dieci anni, celebra i mille volti della Città Eterna. Nota dolens: la conversazione anticipa di due giorni tre pagine di pubblicità, di cui una è dedicata proprio alla stilista di Dior.
lo stile sabaudo
La Stampa di Torino sembra restare invece più fedele a se stessa, sabauda e azionista. Profilo giornalisticamente agile, brillante anche negli argomenti selezionati, titoli a slogan anche di una sola parola, talvolta scanzonato, ma senza indulgere alla troppa leggerezza, anche se il 4 giugno ha esordito in edicola con un restyling grafico che sembra invece alleviare l’impatto visivo del nero del carattere dei titoli e delle colonne di testo, ampliando il bianco, rendendoli più smilzi, quasi allungati. Così come ha fatto anche la Repubblica dal 5 marzo.
Nella settimana di campionatura considerata, i titoli più glamour si riducono a un “Mi sono ritrovata nei princìpi del Corano. La corsa è un bel gioco ereditato dai genitori” (Nadia Battocletti, atleta mezzofondista); “Il primo Quattromila lo scalai a 8 anni. Sono ingegnere ma credo nel destino” (Matteo Della Bordella, alpinista); “Sono cresciuto a pane e olive, ero ribelle ma studiavo da manager” (Chiara Ercole, ad Saclà, azienda del nonno); “Divorziai da mio marito, ma poi l’ho risposato” (Eva Cantarella, storica e giurista).
Naturalmente le interviste definite “leggere” vanno sempre pubblicate sui rispettivi siti, per attrarre contatti, fare clic e traffico insieme. Sono infatti tra le più gettonate sul web.
notti pazze
Ora è arrivata l’estate e la tendenza verso il pop ne trae nuova linfa: “Nel tennis ho realizzato più di quanto sognavo da bambino. Farò il papà ma senza correre”. L’addio a Wimbledon: “Sono stato due giorni al buio, poi l’ho detto a Flavia” (Fabio Fognini, tennista); “Le notti pazze con Renato Zero. Mina mi fece un buco nello smoking. Ora sono testimone di Geova: suono i campanelli, Bibbia in mano. Con Berlusconi inventammo ‘Popcorn’: ballando capii che Stafania Rotolo aveva un problema” (Sammy Barbot, cantante, conduttore, ballerino, 11 luglio); “Da attore ero un sex symbol, al mare una signora mi sequestrò. Sbagliai a baciare Sophia Loren e lei mi diede un ceffone sul set. Non lo dicevo in giro ma non ho mai nascosto di essere gay. Ora porto i grandi attori nelle sale” (Andrea Occhipinti, produttore cinematografico, 12 luglio); “Papà è una specie di Superman, piango ancora con le sue canzoni. Per il mio ex ho sofferto tanto, a lungo ho sognato di picchiarlo” (Amanda Sandrelli, figlia di Gino Paoli e Stefania Sandrelli, 13 luglio); “Io e Troisi una coppia aperta, mi fece capire che non voleva figli. Quando giocava con Benigni si chiamavano Freud e Marx. Per un’ora insieme presi un treno da Torino a Bari. Oggi gli direi: torna, ti prego” (Anna Pavignano, sceneggiatrice e scrittrice, 14 luglio); “Finì con la bici addosso a Bartali (e Gino gli regalò i suoi guanti). Per tornare a combattere si presentò nello studio di Andreotti. Dalla boxe alla musica, cantò con Baudo. Benvenuti? Lo rispettava” (Davide e Simone, figli di Sandro Mazzinghi, 15 luglio); “Io, primaria social. Sono la più giovane d’Italia. Ero una gettonista. Ai follower non dico dove lavoro, ispiro le nuove leve” (Solange Fugger, medico di pronto soccorso, 36 anni); “Ragazzo triste nacque sulla 500 di Boncompagni. Sono legata a un uomo di 35 anni. La prima mossa l’ho fatta io. Ho provato tutte le droghe, tranne la coca. Chirurgia plastica? Ho fatto solo qualche iniezioncina” (Patty Pravo, 17 luglio); “Alle medie marinai la scuola per andare a vedere Tomba. Sono una leader vulnerabile (come tante donne forti). Da ragazza non sono mai andata in discoteca, per l’azienda di famiglia ho lasciato Parigi” (Carolina Vergnano, imprenditrice, 18 luglio); “Nella vita mi è stato tolto tanto (e a 80 anni vorrei tutto indietro). Le donne? Mi corteggiano ancora. Non salgo sul palco senza un Tavor. Con Teocoli bisticciavamo per soldi. Al Ritz scambiai re Juan Carlos per un cameriere” (Massimo Boldi, attore, 19 luglio); “Un compleanno particolare? L’incidente a Capri in motoscafo mentre ero con Liliana Cavani”. Il Maestro compie 84 anni: nel cuore Napoli, Romagna e Puglia. “Faccio anche l’olio” (Riccardo Muti, Direttore d’orchestra); “Con Camilleri ho scritto gli ultimi tre Montalbano: così ho imparato da lui la sua lingua, il vigatese. Costruiva storie anche con la febbre dei miei figli, da cieco sapeva sempre a che riga eravamo” (Valentina Alferj, agente letteraria, 20 luglio); “La radio mi dà dipendenza, dopo le dirette continuo a parlare. Pino Daniele? Una folgorazione. Amo i Gay Pride di provincia ho lavorato con Fedez, è carino. Quelle fughe in Giappone con mio marito Pepe” (La Pina, voce storica di Radio Deejay, 21 luglio); “Arbore mi scoprì su Twitter. A 25 anni capii di essere dislessica. L’esordio su un palco? Con l’annuncio che Cristina D’Avena dava forfait. Il fidanzato più giovane? Mi ha conquistata perché non si è arreso. Ora giro una commedia romantica” (Andrea Delogu, conduttrice); “Scrissi ‘Roma spogliata’ sul banco. Bruce mi invitò dopo il suo show. L’AI nemica della musica? La superficialità è peggio” (Luca Barbarossa, cantante); “Quando mi picchiano, io rido. A 15 anni pagavo già le tasse. Annachiara Zoppas? La proteggo e per lei mi trasformo in geisha. In bici mi sento come l’Uomo Ragno, mentre agli esami in università vedo tutto nero e mi blocco” (Vittorio Brumotti, ciclista estremo, 24 luglio); “Le serate con Warhol e Scorzese. Guttuso fu un secondo padre. Quando Polanski mi regalò una delle giacche di Sharon Tate” (Marta Marzotto), 25 luglio.
Tutti titoli dal Corriere della Sera.
(nella foto, Paolo Mieli)






Impeccabile ricostruzione di un mondo di ieri. Scrittura vivace toglifiato. Puntuale raccolta di sinfonie scritte a macchina. Complimenti ad Alberto Ferrigolo.
Restyling dei giornali, una società che profondamente è cambiata. Bravo Alberto!
Potessimo almeno tornare indietro a Novella 2000. Si andava dal barbiere apposta…. grazie Alberto, è anche peggio di come lo percepivo da fuori..