Un editoriale di due minuti e mezzo, affidato al collaboratore di Valeurs Actuelles Charles Sapin da France Inter, del gruppo francese pubblico Radio France, sta agitando il mondo dell’informazione in Francia. La questione riguarda il tema del pluralismo dei media, particolarmente avvertito quando mancano sette mesi alle elezioni presidenziali.

A scatenare la polemica la decisione della redazione e dei sindacati di France Inter di scioperare per due giorni, con la minaccia di un terzo, considerando Sapin ospite indesiderato in quanto collaboratore di un periodico, secondo loro, di “estrema destra” e più semplicemente “conservatore” secondo il Direttore attuale Tugdual Denis.

censura preventiva

La terza giornata di sciopero non è stata attuata dopo la rinuncia di Sapin, che ha preferito abbandonare il progetto piuttosto che rinconvertirsi e accettare la proposta della  Direttrice Céline Pigalle di partecipare ad un contraddittorio e farsi complice del principio della censura preventiva.

Una polemica che investe nuovamente la radio pubblica, già sotto accusa un anno fa per il caso Legrand-Cohen, con tanto di commissione parlamentare d’inchiesta, e che solleva un dibattito molto acceso tra le forze politiche: la desta accusa il servizio pubblico di essere condizionato dai sindacati e dalla gauche, nel caso presente dal partito di estrema sinistra Lfi, La France Insoumise. Nel caso precedente, invece, dal Partito Socialista, accusato di condizionare appunto i due giornalisti di Radio France Thomas Legrand e Patrick Cohen, filmati di nascosto in un ristorante con due esponenti socialisti. Episodio diventato di dominio pubblico dopo che L’Incorrect aveva diffuso il video e i media del miliardario conservatore Vincent Bollorè -CNews, Europe1 e Le Journal du dimanche- avevano fatto da cassa di risonanza. Legrand e Cohen si sono poi dimessi dalla radio.

matrice pluralista

La scelta di offrire spazio a Sapin, all’epoca collaboratore di Point, era motivata dalla direzione di France Inter proprio con la necessità di dimostrare la matrice pluralista della radio, matrice da cui dipendono ora, e soprattutto in futuro, i finanziamenti pubblici all’emittente. Sapin era entrato a far parte di una rosa “democratica” di collaboratori del fine settimana, espressione di diverse sensibilità politiche, composta da: Anne Rosencher (L’Express), Christian Chavegneux (Alternatives Economiques), Camille Vigogne Le Coat (Nouvel Observateur), Béatrice Mathieu (L’Express), Leila Abboud (Financial Times) e appunto Sapin. Accettabile come collaboratore di Point, irricevibile dopo il passaggio a Valeurs Actuelles, fatto  di cui la direttrice Pigalle sostiene ora di essere stata all’oscuro, ma che era di dominio pubblico dal giugno scorso. 

Un caso spinoso, in un Paese che riflette da molto tempo sulle minacce all’informazione e sul rischio di limitazione alla libertà di espressione e che rappresenta il miglior lancio promozionale per il deputato Charles Alloncle, relatore della commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Legrand-Cohen, autore del libro “Je jure de dire toute la verité”, in uscita il prossimo 30 settembre, dove promette di svelare tutti i retroscena della commissione stessa.

(nella foto, Céline Pigalle)

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