Il tema della “labellisation” – una sorta di certificazione di credibilità da assegnare ai media – continua a far discutere i francesi dopo la proposta fatta il 19 novembre scorso dal presidente della repubblica Macron. E chiama in causa l’organizzazione senza fini di lucro Reporters sans frontières  (RSF) coinvolta, suo malgrado, in questa discussione da Macron stesso, che di fronte alla stampa locale aveva citato il precedente della Journalism Trust Initiative, lanciata nel 2017 proprio da RSF.

scandalo a destra

Un riferimento improprio, secondo la stessa organizzazione, perché in quel caso l’obiettivo non era di arrivare alla cosiddetta label d’Etat, una “certificazione pubblica” dell’informazione, bensì a una analisi del processo di formazione delle notizie da parte dei media, lasciata però alla libertà dei media stessi. Una cosa ben diversa da quel controllo, per non dire censura, che la proposta presidenziale ha richiamato e che ha fatto gridare allo scandalo soprattutto la destra, come sottolineato dal Direttore di Journalism Trust Initiative Benjamin Sabbah.

Se dunque lo spirito di questi progetti può essere condiviso -contrastare la disinformazione e tutelare la libertà di stampa- gli esiti delle due iniziative si discostano profondamente, e quella di RSF appare comunque molto interessante, basata com’è sulla volontarietà e su una prima fase di autovalutazione da parte dei media fondata su 130 diversi criteri. 

errori da rettificare

Tra questi l’analisi dei processi editoriali di formazione delle notizie, la capacità di rettificare eventuali errori, la completa trasparenza sull’azionariato, la distinzione inderogabile tra contenuti editoriali e pubblicità. E persino una audit esterna, affidata in Francia a Deloitte o Bureau Veritas, per certificare la credibilità (la famosa “labellisation” appunto) secondo la normativa ISO (International Organization for Standardization, un ente non governativo che crea standard tecnici riconosciuti a livello globale per migliorare la qualità, la sicurezza ed efficienza di prodotti, servizi e processi).

bbc rinuncia

Se al momento in Francia l’hanno ottenuta, per fare qualche esempio, TF1, France Télévisions  o Radio France, mancano all’appello i grandi quotidiani. E a livello internazionale su oltre 2.000 media certificati il numero di quelli interessati si contano sulle dita di una mano: la stessa Bbc, citata da RSF come partner di questa iniziativa, non ha richiesto la certificazione. Lo aveva fatto invece l’Ambasciata Russa, ma RSF ha preferito lasciar correre.

Tra autovalutazione da parte dei media e certificazione di Stato la differenza resta però abissale; e seppure qualcuno giudica positivamente il progetto Macron, attribuendogli il merito di richiamare sulla responsabilità dei media, sempre più avvertita in un’epoca di fake news e di “rete selvaggia”, anche l’iniziativa di RSF suscita qualche critica tra chi la conosce bene.

diritti e morale

Robert Ménard, principale fondatore dell’organizzazione e Direttore per 20 anni prima di abbandonare nel 2008, ha dichiarato infatti che RSF “ha sempre avuto la tentazione di confondere la lotta per i diritti dell’uomo con la morale su come dovrebbe essere inteso il giornalismo”. Un invito a nozze per la destra, che considera da sempre RSF un covo di gauchisti e che sembra trovare terreno fertile nell’ultima campagna lanciata dall’organizzazione nel 2024: un appello a votare contro le Rassemblement National (RN), la cui eventuale vittoria avrebbe effetti disastrosi sui media francesi.

fosse di timisoara

Schermaglie politiche a parte, la questione della disinformazione e della attendibilità dei media a resta attuale, e non da oggi. Molti rievocano uno scandalo mediatico del 1989, quello delle fosse comuni di Timisoara, massacro imputato originariamente al regime comunista in Romania di Ceaucescu, ripreso da molti media quali Le Monde, Libération o TF1, prima che una controinchiesta condotta da Le Figaro ristabilisse la verità dei fatti.

E sempre a proposito di media, sono in molti a condividere il pensiero di un celebre corrispondente di Libèration, Pierre Haski, secondo il quale ad essere minacciata In Francia non è la libertà ma la qualità dell’informazione. E forse non solo in Francia.

(nella foto, Robert Ménard)

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