Cisgiordania, due israeliani -un colono e un soldato- uccisi. Per reazione, quattro palestinesi uccisi, 70 palestinesi arrestati, due moschee bruciate.

Il corrispondente di Tg1 e Tg2 Rai Giovan Battista Brunori il 25 luglio racconta da Gerusalemme che “vicino a un insediamento ebraico di Gilad c’è stato uno scontro tra un gruppo di palestinesi… ha attaccato un gruppo di escursionisti israeliani, c’è stato uno scontro, un palestinese è riuscito a togliere l’arma ad un soldato… a un civile che era però addetto alla sicurezza…”. La parola “escursionista” per definire un colono armato è esattamente quella utilizzata dalle fonti ufficiali del governo e dell’esercito israeliani. L’insediamento viene definito “ebraico”, ma più correttamente andrebbe chiamato israeliano: se si critica un insediamento ebraico si viene chiamati “antisemiti”.

Il problema probabilmente risiede nel fatto che il corrispondente Rai lavora a Gerusalemme e raccoglie le notizie in quella sede. Meglio sarebbe percorrere i pochi chilometri che separano la città dalla Cisgiordania e andare a raccogliere testimonianze sul posto. In Cisgiordania  -a differenza di Gaza, dove due anni e mezzo l’ingresso dei giornalisti è vietato da Israele- si può ancora entrare. 

arma sottratta

L’episodio del 25 luglio è molto significativo. Con questa motivazione l’esercito israeliano ha disposto un massiccio rafforzamento dei suoi interventi. Seguiamo il racconto di Nello Scavo di Avvenire dal posto. The Times of Israel scrive che la tensione è salita quando “un gruppo di diverse dozzine di coloni era entrato nella periferia del villaggio di Tell, in quella che sostenevano fosse un’escursione”. Ma “la città si trova nelle aree A e B, che sono off limits per gli israeliani a meno che non si coordinino in anticipo con l’esercito, e l’Idf ha detto che i coloni non lo hanno fatto”. I reporter israeliani parlano di “ingresso illegale da parte del gruppo”, di cui facevano parte “uomini armati e minori”. Essam Saifi, un leader locale del partito palestinese Fatah, racconta che circa 25-30 coloni hanno inizialmente attaccato la zona orientale di Tell e hanno tentato di fare irruzione in due case. “I residenti sono usciti per affrontarli e i coloni hanno aperto il fuoco”, ha affermato. Mezz’ora dopo i primi spintoni, gli “escursionisti” sarebbero tornati, attaccando la parte occidentale della città e ferendo un minore con un colpo d’arma da fuoco. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane, la “squadra di protezione”, del vicino insediamento di Havat Gilad è stata inviata sul posto insieme ai soldati di artiglieria di stanza nella zona. Le immagini, riprese da angolazioni opposte con i cellulari di cittadini palestinesi e coloni israeliani, mostrano due uomini che affrontano Benayahu Mellet, 32 anni, membro della squadra di protezione civile armata dell’insediamento. Uno dei palestinesi gli strappa il fucile e apre il fuoco contro Mellet e il maggiore Yuval Ezra, 27 anni, comandante di una batteria di artiglieria dell’Idf. Moriranno entrambi. A quel punto comincia la sparatoria dei militari israeliani e quattro palestinesi vengono uccisi. Senza avere diritto alla pubblicazione dei nomi.

giudea e samaria

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha subito promesso una risposta decisa: “Agiremo con forza contro i terroristi e i loro mandanti. Non permetteremo che il terrorismo in Giudea e Samaria rialzi la testa”, ha dichiarato, riprendendo la denominazione biblica impiegata da Israele per indicare la Cisgiordania, in contrasto con il termine utilizzato dalla comunità internazionale. 

L’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) segnala che nel 2026 oltre 3.200 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni in Cisgiordania a causa degli attacchi e delle demolizioni ad opera dei coloni. Gli insediamenti, le restrizioni alla libertà di movimento e le operazioni militari israeliane stanno limitando l’accesso a servizi essenziali, scuole e mezzi di sostentamento. Dall’inizio del 2023 più di 6.200 palestinesi, tra cui oltre 3.000 bambini, sono stati sfollati in seguito alle violenze dei coloni.

settanta bambini

L’Unicef ha denunciato che, dall’inizio del 2025, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono stati uccisi almeno 70 bambini e oltre 800 sono rimasti feriti. Save the Children segnala il pesante impatto della violenza sui minori palestinesi, che compromette l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e al sostegno psicologico. Secondo le Nazioni Unite, dal 2020 i soldati e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1100 civili palestinesi nella Cisgiordania occupata. Un quarto erano bambini. Nessuno è mai stato incriminato per questi omicidi.

A Gaza il “Piano di pace” di Trump (ottobre 2025), che prevedeva il ritiro progressivo degli israeliani, l’ingresso nella Striscia di una forza di stabilizzazione internazionale, il disarmo di Hamas e l’autogoverno affidato all’Autorità palestinese è in assoluto stallo. Le popolazioni vivono di stenti e ogni giorno si registrano numerose vittime palestinesi. Nel frattempo, in Cisgiordania va avanti il progetto di occupazione israeliana, in ripetuta violazione del diritto internazionale, dagli accordi di Oslo (1993) a oggi. Gaza e Cisgiordania dovevano costituire il nucleo dello Stato palestinese.

pagina sul corriere

Il giorno 26 luglio né Corriere della Sera, né Repubblica, né Stampa, né Messaggero, né Resto del Carlino, né Tempo, né Giornale hanno ritenuto di scrivere una riga sugli ultimi eventi in Cisgiordania. Avvenire ha pubblicato un reportage (“Nella fattoria assediata”), Il Sole 24 Ore ha aperto pagina 8 (“Cisgiordania, stretta di Israele, in arresto decine di palestinesi”,  il manifesto a pagina 3 (“Cisgiordania vicina a punto di rottura”), Il Fatto Quotidiano taglio basso a pagina 5 (“Vendetta dei coloni. Assalti e demolizioni, c’è pure Idf”), La Verità (“Coloni assaltano la Cisgiordania, Israele pronto a un nuovo fronte”). Il giorno dopo, 27 luglio, Il Corriere della Sera ha dedicato l’intera pagina 8: “Cisgiordania, due moschee in fiamme” e “Bibi apre un altro fronte contro i villaggi palestinesi. Ma i generali avvertono: c’è il rischio di un’intifada”.

raccontare dal campo

La Cisgiordania, come detto, non è ancora inaccessibile come Gaza, quindi un giornalismo in piena funzione dovrebbe spedire i suoi inviati a raccontare dal campo. Al momento, fra gli italiani, ci sono solo Lucia Goracci (Tg3) e Nello Scavo di Avvenire.

In Cisgiordania si contano circa 150-170 insediamenti ufficiali autorizzati da Israele e oltre 100 avamposti non autorizzati, per un totale di circa 270-280 comunità coloniali. L’occupazione è andata crescendo a partire dalla fine della Guerra dei 6 giorni, combattuta nel 1967 contro una coalizione di stati arabi.
Nelle colonie vivono fra le 500mila e le 700mila persone: molte hanno deciso di trasferirsi lì per il basso costo della vita e degli immobili; per altre invece ci sono motivi religiosi e ideologici: credono che il territorio della Cisgiordania appartenga a Israele.

(nella foto, l’insediamento israeliano Havat Gilad in Cisgiordania)

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