Il mondo dei media è attraversato da un paradosso. 

Da una parte, aumentano sempre di più le persone che si informano tramite social e tramite video. Crescono piano, ma probabilmente diventeranno legione quelli che si informano tramite chatbot con AI. E, intanto, mezzi tradizionali, tv e siti web dei giornali perdono terreno. Della carta non parliamo neanche. 

Dall’altra, la fiducia nell’attendibilità delle notizie cala. Cala per tutti i mezzi: è al 37 per cento in generale. Ma è ancor più scarsa per questi nuovi mezzi: 32 per cento di fiducia nei motori di ricerca, 22 nei social, 20 nelle risposte dell’Intelligenza artificiale. C’è dunque ancora possibilità e speranza per i mezzi tradizionali. Considerando il fatto che le informazioni fornite da social e chatbot provengono in gran parte proprio dai mezzi tradizionali. Ma dovranno ricostruire una credibilità. 

Emerge tutto questo dal Digitasl News Report Reuters 2026, che come ogni anno fotografa la situazione dell’informazione. Quest’anno attraverso interviste a oltre 90.000 consumatori di notizie in 48 Paesi di tutti i continenti. Il sondaggio è strutturato per rappresentare la popolazione in base a quote di età, sesso, istruzione e orientamento politico. 

CINQUE ORE. Innanzitutto, i media con le loro notizie devono contendersi una parte delle quattro o cinque ore medie al giorno che le persone dedicano ai propri smartphone. 

PRIMA VOLTA. Social media e piattaforme video sono per la prima volta il metodo più diffuso per accedere alle notizie online (utilizzati dal 54% degli intervistati). Superano siti web e app delle testate giornalistiche (51%). Questo cambiamento si sta verificando in tutte le fasce d’età. Per la prima volta, la maggioranza delle persone guarda video di notizie online in tutti i 48 mercati analizzati dal Digital News Report: il 77% della popolazione mondiale consuma video di notizie online ogni settimana. 

TRENTA PER CENTO. A livello globale, il 30% delle persone afferma ora che i social media e le piattaforme video sono la loro principale fonte di notizie, rispetto al 22% di cinque anni fa. La percentuale di persone che utilizza esclusivamente social media e piattaforme video per informarsi è salita al 12% quest’anno (il doppio rispetto al 6% del 2020).

ASIA RESISTE. Dei mercati in cui il consumo di siti web e app di notizie è ancora superiore a quello dei social media e delle piattaforme video, quattro si trovano in Asia (Singapore, Taiwan, Corea del Sud e Giappone), gli altri sono tutti in Europa.

FACEBOOK IN TESTA. Facebook rimane la piattaforma più grande in assoluto per il consumo di notizie (utilizzata dal 43% quest’anno), invertendo la tendenza al ribasso degli ultimi tempi. Poi vengono YouTube (34% per le notizie), TikTok (20%) e Instagram (26%).

CHATBOT CRESCONO. L’utilizzo di chatbot basati sull’Intelligenza artificiale per la diffusione di notizie cresce rapidamente, ma non con la stessa rapidità dell’utilizzo dell’AI per altri scopi: il 10% delle persone utilizza chatbot basati sull’AI per informarsi, rispetto al 7% dell’anno scorso. L’utilizzo è più concentrato tra i giovani (il 16% degli under 35 dichiara di utilizzare chatbot basati su AI per informarsi).

Gli utenti di chatbot basati su AI per informarsi possono essere descritti come “consumatori di notizie esperti”: curiosi, inclini alla sperimentazione, con un consumo di notizie complesso e multipiattaforma.

COREA E GRECIA. Sud Corea, Grecia e Spagna hanno registrato un raddoppio dell’utilizzo di chatbot basati sull’AI per le notizie rispetto all’anno precedente. Chi ha usato AI per le notizie nell’ultima settimana: Sud Corea 14% , Brasile 13, Giappone 9, Usa 6, Italia 6, Germania 5, Regno Unito 4. 

La funzionalità più popolare (42% degli intervistati) è la possibilità di porre domande di approfondimento.

MENO FIDUCIA. La fiducia nelle notizie in generale è scesa al 37%. E’ diminuita in 29 dei 48 mercati, toccando il livello più basso mai registrato da Reuters dal 2015.

Ma la fiducia nelle notizie offerte dai motori di ricerca è al 32 per cento, in quelle dei social al 22, nelle risposte di AI al 20 (nel Regno Unito è al 6 per cento, valore più basso di tutti i mercati). Secondo Reuters, il pubblico percepisce questi ambienti come meno affidabili, ma li utilizza per molti altri scopi e ritiene comodo restare lì per informarsi.

NOVITA’ CREATOR. Circa un quarto (27%) degli intervistati a livello globale si informa tramite creatori di contenuti o influencer specializzati in notizie, e quasi la metà (46%) si informa tramite creatori di contenuti di qualsiasi tipo. Gli intervistati affermano che i creatori di contenuti sono più divertenti, più facili da comprendere e più vicini alla realtà rispetto ai media tradizionali. 

Ma in media, anche in questo caso, le persone ritengono che i creatori di contenuti siano meno affidabili e meno imparziali rispetto ad altri attributi come l’autenticità e la capacità di creare empatia.

La maggior parte delle persone che si informano tramite i creatori di contenuti li utilizza insieme ai media tradizionali, non in sostituzione di essi. 

INSODDISFAZIONE PER SEI. Ci sono sei storie internazionali di lunga data su cui il pubblico mondiale non ritiene che i media stiano facendo un buon lavoro: inflazione e costo della vita, migrazione/immigrazione, il secondo mandato presidenziale di Donald Trump, cambiamento climatico e conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Sui temi più controversi – in particolare il clima, l’immigrazione e il conflitto a Gaza – molti si sentono mal serviti dalla copertura attuale. 

MEGLIO IMPARZIALI. Quasi la metà (45%) degli intervistati preferisce ancora notizie imparziali, che non prendono posizione o che non confermano per forza ciò che gli intervistati pensano.

MENO INTERESSATI. Dal 2021, la percentuale di persone che si dichiarano “estremamente” o “molto” interessate alle notizie è diminuita in media di 13 punti percentuali. Un quarto (25%) degli intervistati è ora costituito da utenti occasionali o passivi di notizie, che in genere le consultano solo una volta alla settimana e dichiarano di avere scarso o nessun interesse per esse, rispetto al 16% del 2021. 

NOTIZIE NO GRAZIE. Coloro che evitano del tutto le notizie nel 2026 sono il 42%, come l’altr’anno (29% nel 2017). In quattro paesi – Bulgaria, Croazia, Grecia e Turchia – il 60% o più della popolazione afferma di evitare le notizie a volte o spesso. Due dei maggiori aumenti su base annua nel rifiuto delle notizie si sono verificati in Danimarca (+7 punti percentuali) e Norvegia (+9 punti). 

PIU’ FAKE NEWS. Le preoccupazioni relative alle fake news sono aumentate di 4 punti percentuali, raggiungendo una media del 62%. Solo in Brasile le preoccupazioni sulla disinformazione sono diminuite (-3 punti). 

Le preoccupazioni per le fake news e la disinformazione rimangono più elevate in Nigeria e Kenya, seguite da Regno Unito, Australia e Portogallo. L’incremento è di 7 punti percentuali in Norvegia, 8 punti nei Paesi Bassi e 9 punti in Belgio.

TRAFFICO DISTRUTTO. I dati provenienti dalla società di analisi Chartbeat mostrano che il traffico di Google proveniente dalla ricerca verso oltre 2.500 siti è diminuito di un terzo (33%) a livello globale tra novembre 2024 e novembre 2025, e del 38% negli Stati Uniti. Guardando al futuro, gli editori prevedono che il traffico proveniente dai motori di ricerca si dimezzerà quasi (-43%) nei prossimi tre anni. 

(nella foto, arrivi di immigrati dal mare)

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