Il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio, continuerà orgogliosamente a stampare sotto la testata la dicitura “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Il 17 marzo la Società Editrice (Seif) del quotidiano ha annunciato che per la prima volta era stata presentata domanda per ottenere 752mila euro, quella parte di sostegno pubblico che viene erogata in base alle copie vendute certificate (65 milioni in totale).

pagine ridotte

Nello stesso annuncio si spiegava che il motivo era la difficile congiuntura economica, ma che si sarebbe fatto il possibile per non utilizzare quei fondi.

Tre settimane prima Travaglio ha spiegato sul giornale che sarebbero state ridotte le pagine per contenere i costi e ha rivolto un appello ai lettori per raggiungere l’obiettivo dei 100mila abbonamenti digitali.

come promesso

Il 12 maggio l’Amministratrice delegata e Presidente di Seif, Cinzia Monteverdi ha scritto sul giornale che la Società Editoriale Il Fatto ha rinunciato al finanziamento pubblico: “Come promesso nella precedente comunicazione, Seif ha compiuto tutti gli sforzi necessari per non accedere al contributo assegnato”. Monteverdi afferma che la Società intende salvaguardare “la struttura del personale dipendente” e accompagnare “la trasformazione epocale a cui è soggetto il mercato editoriale puntando alla crescita del fatturato”.

Nell’ultima classifica sulla diffusione dei quotidiani (carta più online) Il Fatto registra un più 15,1 per cento nel mese di marzo 2026 rispetto al mese di marzo 2025. Unico altro segno positivo è quello del Giornale (soltanto più 1,5 per cento). Tutti gli altri hanno il segno meno: record negativo la Repubblica (meno 14,4 per cento ) e La Stampa (meno 11,2 per cento).

(nella foto, Marco Travaglio)

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