Garlasco è il nome di un paese della Lomellina che pochi conoscevano. Sta in provincia di Pavia ed è diventato famoso dall’agosto del 2007 perché li è stata uccisa Chiara Poggi, una ragazza di 26 anni. Massacrata il 13 agosto, diciannove anni fa, non sappiamo il perché. Chiara è, una delle persone delle quali più hanno parlato i mass media. Un delitto per il quale occorre ammettere però -li abbiamo già sottolineati- i modi eccessivi usati da alcuni mass media. Che devono essere rifiutati, non devono essere tollerati, soprattutto quelli sugli schermi della televisione, che hanno spesso trasformato le cronache in piccoli show, violando le norme che devono guidare l’educazione, il buon gusto, la correttezza del giornalismo.

nota critica

L’Ordine nazionale dei giornalisti ha emesso qualche giorno fa una nota critica nei confronti del Governo, che non fa nulla, non mostra alcuna sensibilità per i problemi dell’Informazione, che è uno dei pilastri sui quali poggia la democrazia. Professione Reporter ha voluto ascoltare il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, perché si rischia un’abitudine inaccettabile. 

Di chi la colpa? Le pedine in campo sono molte e i giornalisti neppure la più importante, sottolinea Bartoli: ”Il Parlamento ha approvato una legge sulla presunzione di innocenza che è stata un fallimento, non è servita a nulla”. Creata “solo per tutelare gli inquisiti”.

clima diverso

L’Ordine nazionale ha chiesto più volte che venga convocato il Comitato che era stato creato nel 2008, su impulso di Napolitano, per la correttezza delle trasmissioni tv. “Sarebbe importante, elemento di moderazione perché credo che occorra non tanto reprimere ma prevenire, cioè costruire un clima diverso. Potrebbe riportare sotto il controllo e la responsabilità dei giornalisti tante trasmissioni che sono scritte e orchestrate da autori che non sono giornalisti. Sarebbe già un passo avanti. Invece non è stato fatto niente. Ma interessa davvero a qualcuno frenare il circo mediatico?”.  

Il Presidente dei giornalisti definisce ciò che accade uno “scempio”: “Ho visto cose raccapriccianti. Quarta repubblica ha usato addirittura l’Intelligenza artificiale, Vita in diretta ha fatto una sorta di processo televisivo. I giornalisti hanno le loro responsabilità, ma ci sono altri che mettono benzina. Sono avvocati, magistrati, forze dell’ordine. Ordini professionali e rappresentanti istituzionali devono cercare di indurre i propri iscritti a comportamenti più virtuosi”.

poche decine

Poiché la classe politica sta dimostrando insensibilità, l’Ordine da solo potrebbe intervenire, potrebbe punire, visto che sugli schermi tv alcuni colleghi pretendono di fare i giudici?

“E’ vero che in televisione certi colleghi si travestono da Pubblico ministero, da difensori, da inquirente o da giudice. E’ un malcostume intollerabile, però ricordiamoci che sono poche decine quelli che screditano il lavoro di decine di migliaia di colleghi che fanno un lavoro onesto ed equilibrato”.

Le sanzioni, Bartoli non le esclude, dice che l’Ordine non può fare molto, che sono diversi i soggetti che potrebbero intervenire, nota che gli avvocati talvolta “svolgono un ruolo da avanspettacolo”, mentre le aziende vogliono solo fare maggiori ascolti con una spesa ridotta e dunque si buttano su queste trasmissioni e non si preoccupano se vengono usati gli atti e le indagini su un delitto come se fossero momenti e testi teatrali o polizieschi. 

essenzialità e garanzie

Il Presidente dei giornalisti propone “di fare uno sforzo tutti insieme”, intravede regole nuove e chiede comportamenti moderati, consiglia il buon senso e la collaborazione, cose che con la vicenda Garlasco, esplosa da alcuni mesi e non ancora conclusa, non sembrano avere molta attinenza.

E’ intervenuta invece con una nota l’Autorità per la privacy. Secondo il Garante: “si assiste ad una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca”, tutto ciò “in contrasto con il principio dell’essenzialità dell’informazione, delle garanzie costituzionali e anche di regole per il rispetto della persona che sono già contenute nel codice deontologico dei giornalisti”.

(nella foto, le scale del delitto a Garlasco)

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