L’Editore del The New York Times, Arthur Gregg Sulzberger, compare per la prima volta in uno spot audio per invitare il pubblico a sostenere il giornalismo e il reporting originale, anche quando non riguarda il suo stesso quotidiano.

La pubblicità è stata trasmessa il 2 marzo all’interno del podcast “The Daily”, prodotto dal quotidiano statunitense, e secondo un portavoce verrà diffusa progressivamente nella maggior parte dei podcast della testata. Nel messaggio, registrato direttamente da Sulzberger, l’editore richiama l’attenzione sulla trasformazione dell’industria dell’informazione e sulla riduzione del numero di redazioni e reporter negli ultimi anni.

ex reporter

Nel messaggio audio, Sulzberger si presenta così: “Sono A.G. Sulzberger. Sono l’editore del The New York Times. Supervisiono le nostre operazioni giornalistiche e il nostro business. Ma sono anche un ex reporter che ha osservato con molta preoccupazione come la nostra professione si sia ridotta sempre di più negli ultimi anni”.

Di solito, spiega l’editore, le campagne promozionali del quotidiano invitano il pubblico ad abbonarsi al giornale. In questo caso, invece, il messaggio è più ampio e riguarda l’intero settore dell’informazione. Nel testo dello spot si sente infatti: “Di solito, in queste pubblicità parliamo dell’importanza di abbonarsi al Times. Oggi sono qui con un messaggio diverso. Vi incoraggio a sostenere qualsiasi organizzazione giornalistica dedicata al reporting originale”.

nessun link

Nel messaggio si sottolinea anche il ruolo dei giornali locali. “Se è il vostro giornale locale, fantastico — i giornali locali in particolare hanno bisogno del vostro sostegno. Se è un altro quotidiano nazionale, va benissimo. E se è il New York Times, useremo quei soldi per mandare reporter a cercare i fatti e il contesto che non otterrete mai dall’IA”.

Sulzberger conclude il messaggio invitando gli ascoltatori a sostenere il lavoro dei giornalisti professionisti: “Tutto qui. Non vi sto chiedendo di cliccare su alcun link: abbonatevi semplicemente a una vera organizzazione giornalistica con veri giornalisti che fanno reportage diretto basato sui fatti. E se lo fate già, grazie”.

solidità economica

Secondo il centro di ricerca giornalistica Nieman Lab, il fatto che il quotidiano suggerisca di sostenere anche altre testate può essere collegato alla solidità economica del giornale nell’era digitale. Il quotidiano ha infatti comunicato di aver guadagnato 1,4 milioni di nuovi abbonati digitali nel 2025, di cui circa 450.000 nell’ultimo trimestre, arrivando a quasi 13 milioni di abbonati complessivi. Nello stesso periodo, tra settembre e dicembre, i ricavi hanno superato 800 milioni di dollari.

Sempre sul Nieman Lab, il giornalista Joshua Benton ha osservato che: “Se il Times vuole davvero farsi guidare dalla propria missione… dovrebbe usare la sua relativa sicurezza finanziaria per impegnarsi di più sulla parte più grande e difficile del problema: le notizie locali”.

notizie gratuite

Nel frattempo, nuovi dati mostrano come il pubblico statunitense paghi raramente per l’informazione. Un rapporto pubblicato dal Pew Research Center, basato su un sondaggio condotto nel dicembre 2025 su 3.560 adulti statunitensi e su nove focus group online, indica che l’83% delle persone non ha sostenuto economicamente alcun media nell’ultimo anno, né con abbonamenti né con donazioni o membership.

Molti partecipanti spiegano che online esiste già una grande quantità di notizie gratuite, motivo per cui non ritengono necessario pagare. Solo l’8% degli intervistati afferma che i cittadini abbiano una responsabilità civica nel sostenere economicamente il giornalismo.

giovani sotto i 30

Nei focus group, alcune persone hanno definito il pagamento per le notizie un “lusso”, sostenendo che l’informazione dovrebbe restare accessibile a tutti. Dallo studio emerge che sono più propensi a pagare per le notizie gli americani con redditi più alti, con titoli di studio avanzati e gli elettori democratici con orientamento liberale. Sono invece meno inclini a farlo i giovani sotto i 30 anni, le persone con redditi più bassi, gli elettori repubblicani e chi possiede un livello di istruzione pari o inferiore al diploma.

Molti intervistati ritengono inoltre che le organizzazioni giornalistiche siano economicamente solide. Per questo motivo solo l’11% indica gli abbonamenti come principale forma di finanziamento dei media, mentre il 45% pensa che le aziende editoriali dovrebbero sostenersi soprattutto tramite pubblicità e sponsorizzazioni.

ricerche personali

Lo studio evidenzia anche una differenza generazionale nel modo in cui le persone incontrano le notizie. Circa metà degli americani, soprattutto over 50, le cerca attivamente. L’altra metà, composta in prevalenza da persone più giovani, vi si imbatte soprattutto tramite social media e piattaforme online.

Infine, circa due terzi degli intervistati dichiarano che è molto importante controllare se una notizia è corretta facendo ricerche personali. Le opinioni sono invece divise su chi debba insegnare alle persone a orientarsi tra le informazioni: il 44% attribuisce la responsabilità ai singoli cittadini, mentre altri indicano le organizzazioni giornalistiche (20%), le scuole e il governo (9% ciascuno), le famiglie (5%) o le aziende tecnologiche e i social media (4%).

(nella foto, Arthur Gregg Sulzberger)

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