Il Gruppo Sae compra La Stampa. Come sono le prospettive future del quotidiano torinese alla luce del presente dei giornali di proprietà Sae, guidati da Alberto Leonardis?
Il punto di riferimento centrale delle vicende editoriali dei giornali dell’imprenditore d’origine abruzzese (Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Reggio, La Provincia Pavese) resta il Tirreno di Livorno, ex Gedi, comprato da Sae nel 2021 che, negli anni d’oro del Gruppo Caracciolo-L’Espresso, Mario Lenzi supervisore e Direttore quasi ombra, vendeva in edicola la bellezza di 70.500 copie, verso la fine degli anni Ottanta, arrivando a 96 mila con la direzione di Bruno Manfellotto. Ora, ne vende si e no 12-14 mila. E il calo è iniziato molto prima dell’avvento di Sae.
trend generale
Per anni il quotidiano livornese (assieme alla Nuova Sardegna) è stato la cassaforte dell’intero Gruppo L’Espresso, utili su utili, a cui ha attinto a piene mani anche la Repubblica. Ora, tra i quotidiani locali, ha registrato una flessione importante, superiore al 10% solo nell’ultimo anno, seguendo il trend generale in discesa di tutti i quotidiani.
Ma, come si racconta, Il Tirreno, ex gallina dalle uova d’oro, nel Gruppo Sae è anche il giornale più penalizzato. Per la redazione di Livorno, Sae ha attuato “un piano lacrime e sangue”, con chiusure di redazioni ed edizioni storiche, che ha comportato forti proteste della redazione, con strascichi in tribunale per denunce di comportamento antisindacale da parte del Comitato di redazione verso l’azienda. Tagli molto forti sono stati fatti ai compensi di collaboratori e fotografi.
inverno al freddo
S’era anche sparsa la voce che la redazione avesse passato un inverno al freddo per mancanza di riscaldamento per bollette non pagate da Sae, ma si trattava in realtà di una soluzione anti-spreco. Lo stabile che ospita il Tirreno è troppo grande e di vecchia data, dimensionato per accogliere molte persone, quando c’era pure l’amministrazione e la tipografia. Ma non essendo l’impianto di riscaldamento frazionabile non si possono escludere le stanze inutilizzate e vuote. Se s’accende tutto l’impianto lo spreco d’energia è elevato. Così, per alcune settimane, in attesa di risolvere il problema, s’è passati a un riscaldamento fatto di stufe e stufette.
cessione a zuncheddu
Diversa dal Tirreno la situazione della Nuova Sardegna di Sassari. Fino a qualche anno fa i conti erano pressoché in ordine e da quando Sae è subentrata nella proprietà a Gedi, il 1° febbraio 2022, tra giornalisti e nuovi editori non ci sono stati grandi motivi di scontro. Neppure col passaggio ai prepensionamenti in base alla legge 416 sull’editoria.
La situazione di maggior impatto s’è registrata con lo smantellamento del Centro stampa di Sassari, con la stampa della “Nuova” affidata armi e bagagli a Cagliari, al concorrente, quel Sergio Zuncheddu titolare dell’Unione Sarda, rilevata da Nichy Grauso nel 1999, così come l’emittente Videolina. Ciò che fa di Zuncheddu un monopolista dell’informazione in regione, sorta di Nino Rovelli anni Settanta, già proprietario della Sir, la Società Italiana Resine. Ma in versione moderna e aggiornata, però, anche se sempre posizionato sul versante del centrodestra, mentre La Nuova, attraverso la Fondazione di Sardegna, è vicina al Pd. Socio non di maggioranza, ma di controllo politico.
schema fondazioni
Quella delle Fondazioni dentro le proprietà dei suoi giornali sembra essere uno schema di Leonardis. Quasi un’invenzione. Stava provando a coinvolgerle anche nella nuova società della Stampa di Torino, ma sia la Fondazione Compagnia di San Paolo, sia la Fondazione Crt si sono sfilate sottolineando che “nell’ambito della propria attività istituzionale e il mandato di enti filantropici, non intendono aderire ad alcuna cordata privata finalizzata all’acquisto dello storico quotidiano di Torino”. Una sorta di incompatibilità statutaria.
Molti definiscono il sessantenne Alberto Leonardis come “un finanziere con poche finanze”. Eppure Sae viene dato come terzo gruppo editoriale dopo Rcs e Gedi, sopra MonRif che è al quarto posto (Monti-Riffeser: Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano Nazionale, che li fascicola, direttrice unica Agnese Pini) con 175,5 milioni di ricavi annui nel 2025 contro i 150-170 di quest’ultimo. Eppure Sae è nata solo nel 2020.
nove volte
In un comunicato diffuso lo scorso 3 gennaio, Sae annuncia ricavi in crescita al 4% per il settore editoria e al 10% per quello della comunicazione integrata: 45,5 milioni di ricavi dall’editoria, 130 dalla comunicazione (totale 175,5 milioni), ciò che costituisce per gli azionisti iniziali un valore moltiplicato per 9 volte, con un capitale sociale arrivato a 44.229.000 euro, “primo gruppo italiano indipendente dell’editoria e della comunicazione integrata”. Nel 2024 la società ha registrato una perdita di 362.359 euro.
L’acquisizione delle sette testate dal Gruppo Gedi tra 2020 e 2025 è solo una piccola parte delle iniziative Sae: alla fine di questo stesso anno c’è l’acquisizione del sito specializzato nel settore premaman e neonati, Mamme Magazine; l’anno dopo la costituzione di Sae Communication, che, a propria volta, s’impossessa del 100% di Next14 Spa, una communication company con fatturato da 40 milioni; quindi nell’autunno 2025 viene costituto Abruzzodaily.it, testata regionale online di Sea Digital e Servizi. E poi la suddivisione delle società in Sae Sardegna, Sae Toscana, Sae Emilia, Sae Lombardia, le quali editano ciascuna le testate cartacee nelle rispettive aree regionali.
trasferimento a sassari
Non manca poi anche l’acquisizione nel maggio 2025 della storica testata Paese Sera, da rilanciare in versione online, ma di cui non s’esclude anche una possibile edizione cartacea, da inserire come inserto nei diversi giornali. Quindi Sae Servizi, che a Livorno ha gestito i licenziamenti e che è stato lo strumento per poter esternalizzare tipografia e amministrazione. Il caso voleva che i dipendenti si dovessero trasferire da Livorno a Sassari, sede principale della società, ipotesi poi scongiurata dall’intervento della Regione Toscana.
Infine un interessamento al settore del fumetto con Sae Comics, una partnership al 49% della Fondazione PescaraAbruzzo, il lancio di una testata online in inglese dedicata agli studenti Erasmus, dal titolo ErasMag.
relazioni esterne
Leonardis è di sicuro imprenditore navigato. Prima come responsabile delle relazioni esterne della Scuola superiore del gruppo Telecom Italia e, successivamente, anche delle relazioni internazionali e dell’ufficio stampa-rapporti con i media, gruppo di cui ha curato pure la formazione da esterno. Così come ha curato le relazioni istituzionali di Microsoft, Ernst & Young, prima di dedicarsi al rilancio dell’Agenzia Dire, in qualità di azionista pro tempore, per poi dedicarsi alla finanza per Banco Bpm.
Nelle redazioni di Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia oggi c’è una forte preoccupazione generale, perché l’acquisizione della Stampa di Torino rappresenta “una salto di scala” e non si sa se Sae “sarà in grado di reggerlo”.
Intanto al Tirreno di Livorno i giornalisti sono ancora in cassa interazione. E parte del “rosso” dell’azienda lo ripagano direttamente loro col loro sacrificio salariale.
(nella foto, Alberto Leonardis)






Forse non è chiarissimo il passaggio sulla stampa della “Nuova Sardegna”: chiusa la tipografia di Sassari, il quotidiano viene stampato nel Centro di proprietà di Sergio Zuncheddu, a Elmas (CA). Quindi non c’è stata una cessione del Centro stampa di Sassari, bensì la stampa de “la Nuova” è passata a Cagliari, nel Centro dell’editore concorrente.
La cassaforte del gruppo dei giornali locali all’epoca di Mario Lenzi non era Il Tirreno ma La Nuova Sardegna. Per anni ho fatto parte del cdr di quel giornale e ricordo bene le cifre ufficiali: ricordo bene di un esercizio chiuso con utili per 7 miliardi di vecchie lire, dopo le TASSE (sic)