Il “giallo” di Garlasco. All’inizio, nell’impostare questo articolo, avevo deciso che lo avrei concluso con una domanda rivolta all’Ordine dei giornalisti. Ma dopo avere letto sul Corriere della Sera le parole d’ordine pronunciate dal primo Direttore, 150 anni fa, ho deciso che la domanda la devo porre subito. “Pubblico, vogliamo parlarti chiaro”, aveva scritto Eugenio Torelli Viollier, fondatore del quotidiano che nella Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, si cominciò a vendere a 5 centesimo la copia.

evidente intenzione

E allora facciamo in modo che l’intenzione sia subito evidente. I Consigli dell’Ordine, che sorvegliano il lavoro dei giornalisti, rispondano a questa domanda: è eticamente corretto che, un giorno sì e un altro pure, note rubriche televisive trasmettano altre puntate della vicenda che da dieci anni travaglia la vita del paesino in provincia di Pavia? Non somigliano un po’ troppo, questi programmi, alle edizioni di un giallo di Ellery Queen, inventate e romanzate per gli abitanti di New York? E’ corretto che ogni volta la vita della povera Chiara Poggi, di Alessandro Stasi, di Andrea Sempio e di tanti loro parenti o amici venga frugata da cronisti che rimettono in dubbio la loro onestà e la loro innocenza? Foto, ricostruzioni, supposizioni, avvocati che accorrono negli studi tv, immagini già trasmesse, ma che tornano utili per ricapitolare. Si giustifica un simile martirio?

esempio “vergognoso”

Qualche giorno fa, intervenendo nella polemica sulla riforma della giustizia la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha citato Garlasco come un esempio “vergognoso”. Lei ce l’aveva con i magistrati, ma cosa c’entrava Garlasco? Il sistema giudiziario italiano prevede che qualsiasi sentenza divenuta “definitiva” possa comunque essere cancellata da un’altra sentenza, che assolve chi era stato condannato e che punisce un altro. Potrebbe accadere anche in questo caso. Avviene di rado, ma non è un fatto negativo.

inchiesta riaperta

La premier è probabile che si riferisse ai tempi troppo lunghi e agli anni che sono passati. Non ha citato i giornalisti. Dobbiamo farlo noi e tutti dobbiamo ricordare che sull’omicidio di Garlasco c’è stata una sentenza, confermata anche dalla corte di Cassazione: Alessandro Stasi sta scontando i 16 anni di reclusione ai quali è stato condannato per aver ucciso Chiara. Questa è perciò la verità che i cittadini aspettavano. L’inchiesta è stata riaperta nel gennaio 2025, ma le tv (i quotidiani di carta lo fanno più raramente) possono mettere ad ogni istante tutto in discussione, martirizzando le persone? Un giorno perché qualcuno ha calcolato i minuti esatti di una telefonata che durava 33 secondi; un altro giorno perché si è saputo che la ragazza era riuscita a vedere un file pornografico in una “cartella” del computer di Stasi; un altro ancora perché -sarebbe l’ultima rivelazione- sempre Chiara aveva avuto notizia di un traffico di cocaina e per questo sarebbe stata eliminata. E via di questo passo. Ogni volta ecco una nuova puntata del giallo, su un Far West televisivo di proprietà pubblica o privata.

personaggi da tragedia

Aldo Grasso ha scritto sul Corriere della Sera il 5 marzo: “Ormai non parliamo più di persone, ma di personaggi di una tragedia che recitano come in una commedia. La butto lì come provocazione: perché non indire un referendum sulla ‘separazione dei processi?’”.  Battute a parte, Grasso ha immaginato che si stiano provocando danni peggiori: “Il rischio principale di questo ‘Garlasco Show’ -ha scritto- è la sedimentazione di una verità pubblica divergente da quella giudiziaria. Mentre il magistrato è vincolato alle prove dibattimentali, l’opinione pubblica si nutre di indiscrezioni, dettagli pruriginosi e speculazioni inutilizzabili in aula”. A parer suo si genera una polarizzazione tossica: chiunque si sente in diritto di emettere sentenze, condannando o assolvendo sui social e nei talk show in base al proprio intuito.

sacri diritti

Evviva la libertà di stampa, si dirà, ma nessuno può dimenticare che noi giornalisti, anche quando cerchiamo i responsabili di feroci delitti, la nostra sacrosanta libertà la dobbiamo coniugare con gli altrettanto sacri diritti delle persone delle quali ci occupiamo. Qualcun altro farà notare che il giornalista sceglie i temi e gli episodi che interessano di più. E magari -come mi ha detto per telefono un signore romano- “quelli che i loro direttori sperano che facciano aumentare gli ascoltatori del suo canale”. Gli ho risposto che un giornalista ha l’obbligo di cercare la verità e che non gli può essere chiesto di occuparsi dei bilanci dell’azienda. Mi è sembrato non tanto convinto.

comitato agcom

Sul “Garlasco minuto per minuto” si è espresso più volte il consigliere d’amministrazione della Rai Roberto Natale, il quale ha chiesto che torni a funzionare il Comitato promosso dall’Agcom per regolamentare nel servizio pubblico le modalità di copertura delle cronache giudiziarie. Intanto, Professione Reporter chiede una risposta alle istituzioni che regolano e controllano il giornalismo: il Consiglio nazionale e quelli regionali dell’Ordine ai quali sono iscritti i giornalisti che realizzano questa catena di trasmissioni dicano se questi colleghi sbagliano e rischiano di essere sottoposti ad un provvedimento disciplinare; spieghino quanto è stretto il binario che percorrono, come quello di Garlasco e come si fa a non deragliare. Anche per evitare di essere definiti “giallisti”, invece che giornalisti e professionisti della cronaca giudiziaria.

Leggi anche:

Garlasco riempie ogni canale tv, nel silenzio di Direttori, Dirigenti e Ordini professionali

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here