Il 2025 è stato l’anno più “letale” di sempre per i giornalisti e gli operatori dell’informazione: 129 quelli uccisi in tutto il mondo, di cui ben 86 “per responsabilità dell’esercito israeliano”. Quelli presi di mira “deliberatamente per il loro lavoro” sono 47. Le morti in zone di conflitto 104. “Pochissime le indagini trasparenti condotte su questi casi, e nessuno è stato ritenuto responsabile”.

A dirlo è il rapporto annuale del Committee to Protect Journalists, pubblicato mercoledì 25 febbraio, appena tre giorni prima che il mondo venisse infiammato dall’ennesima guerra – con l’attacco all’Iran e le successive rappresaglie. Il bilancio delle vittime, appunto, è il più alto da quando il gruppo per la libertà di stampa con sede a New York ha iniziato a monitorare l’uccisione di giornalisti, nel 1992.

punire i responsabili

Dopo Gaza, il teatro di guerra più tragico è stato il Sudan, con nove giornalisti assassinati. Segue il Messico con sei morti, l’Ucraina con quattro e le Filippine con tre. 

Il rapporto ha rilevato anche un aumento esponenziale degli operatori che hanno perso la vita a causa dei droni: 39 i casi documentati, di cui 28 da parte dell’esercito israeliano a Gaza, cinque dalle forze paramilitari Rapid Support Forces in Sudan e quattro dalla Russia in Ucraina. Nel 2023 erano stati due.

“Gli attacchi ai media sono un indicatore principale di attacchi ad altre libertà. Bisogna fare molto di più per prevenire questi omicidi e punire i responsabili. Siamo tutti a rischio quando i giornalisti vengono uccisi per aver riportato le notizie”, è la nota diffusa da Jodie Ginsberg, direttrice esecutiva del Committee to Protect Journalists.

due terzi

Il dato che riguarda Israele è particolarmente pesante, rappresentando i 2/3 delle vittime. Non solo: secondo il comitato la guerra a Gaza iniziata nel 2023 è ad oggi il conflitto più letale mai registrato per i giornalisti, con 252 morti fino all’inizio di gennaio. Di questi, 249 sono stati uccisi dagli uomini dell’Idf, l’esercito israeliano, di cui 209 palestinesi a Gaza. Hamas ha ucciso due giornalisti israeliani nel suo attacco terroristico del 7 ottobre 2023. 

L’episodio più grave è stato il raid israeliano sull’ospedale Nasser di Gaza nell’agosto 2025, quando sono morti i reporter internazionali Mariam Dagga, Hussam al-Masri, Mohammed Salama, Moaz Abu Taha e Ahmed Abu Aziz. Sempre secondo il rapporto, la maggior parte degli 86 giornalisti uccisi da Israele erano palestinesi di Gaza, mentre il conteggio include anche persone assassinate in Iran e Yemen. 

“obiettivi militari”

In un comunicato ufficiale, l’esercito israeliano ha voluto “rifiutare con forza” i dati contenuti nel rapporto: “L’Idf non danneggia intenzionalmente i giornalisti o i loro familiari e, al contrario, opera esclusivamente contro obiettivi militari, in conformità al diritto internazionale, adottando tutte le misure possibili per ridurre al minimo i danni ai civili, inclusi i giornalisti. Qualsiasi accusa di danno intenzionale ai civili – inclusi i familiari dei giornalisti a causa della loro attività professionale – è completamente falsa”.

Tuttavia, Sara Qudah, Direttrice regionale per Medio Oriente e Nord Africa del Committee, ha detto al Washington Post che “non ci sono state indagini credibili da parte di Israele su questi omicidi. L’impunità sta diventando un modello e una norma. Israele è in grado di prendere di mira e uccidere giornalisti con piena impunità, senza indagini e senza responsabilità”. “La Corte Penale Internazionale indaghi sugli omicidi” è l’appello di Qudah: “Gli autori devono essere processati e giudicati”.

prove insufficienti

Come è noto, Tel Aviv ha giustificato alcune esecuzioni parlando di “presunte collaborazioni con Hamas”, ma per il comitato newyorkese non ha mai fornito prove sufficienti: “Lo sforzo di Israele per uccidere e silenziare i giornalisti è il più imponente che il Cpj abbia mai documentato”.

Nel frattempo, anche il 2026 è iniziato nel segno del sangue per i professionisti dei media. A gennaio, l’esercito israeliano ha colpito e ucciso tre giornalisti, incluso un collaboratore di Cbs News, mentre viaggiavano in auto a sud di Gaza City.

Va ricordato che Israele dal 7 ottobre 2023 non permette a nessun giornalista del mondo di entrare a Gaza se non sotto il controllo dell’Idf ed è quindi impossibile la verifica di qualsiasi informazione. Gli unici a raccontare cosa accade nella Striscia sono i reporter palestinesi.

(nella foto, Sara Qudah)

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