La storia dell’angelo restaurato nella cappella del Crocifisso di San Lorenzo in Lucina che somiglia proprio a Giorgia Meloni è uno scoop firmato Riccardo Staglianò, inviato de la Repubblica, che scrive soprattutto per il settimanale Il Venerdì.
Il suo articolo è uscito sabato 31 gennaio a pagina 17 de la Repubblica. Racconta che a vegliare su un busto di Umberto II di Savoia ci sono due creature alate e una ha il volto della Presidente del Consiglio, quella che regge un cartiglio con i contorni dello Stivale Italia. Il restauro, avvenuto nel 2025, è firmato da Bruno Valentinetti, sagrestano e decoratore.
Una notizia divertente e clamorosa, tanto che è stata ripresa ovunque ed è diventata spunto per innumerevoli meme, nei quali il volto di Meloni appare al posto della Gioconda, al posto di Cristo nell’Ultima cena di Leonardo, al posto della primavera di Botticelli. Tutti i mezzi di comunicazione l’hanno ripresa e vi hanno imbastito sopra discussioni, Meloni ha scritto su Instagram che “decisamente non somiglio a un angelo” e il Cardinale vicario di Sua Santità, Baldo Reina, ha espresso “amarezza per quanto accaduto” e ha ribadito “che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni”.
Sul New York Times Elisabetta Povoledo ha raccontato la storia citando lo scopritore Staglianò e soffermandosi anche sul fatto che è partita la ricerca della somiglianza dell’altro angelo, quello che porge la corona a Umberto II. In Italia Il Post cita la Repubblica e anche Avvenire. E così Ansa, Adnkronos, Open, Tgcom24. Non la cita Il Corriere della Sera perché -quasi per tacito patto- i due principali quotidiani italiani difficilmente si nominano a vicenda.
Staglianò ha appena scritto per Einaudi “Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri”.
(nell’immagine, Meloni nell'”Ultima cena”)




