Dal bel Dossier 2026 dell’Unione nazionale cronisti su “Chi ha paura del giornalismo investigativo?” emergono o due cose. Una buona e una cattiva.
Quella buona è che ancora tanti giornalisti cercano, scavano, s’inabissano nei fatti oscuri, arrivano vicini alla verità.
Quella cattiva è che le strutture dei media non li aiutano, anzi privilegiano marketing e pubblicità, l’informazione facile, una pappa simile per tutti. Chi poi prova da solo ad indagare, ad approfondire fa un’immensa fatica a trovare i fondi necessari.
renzi e crosetto
Andiamo dunque per ordine. Nel Dossier Emiliano Fittipaldi, Direttore di Domani, racconta le inchieste sul conflitto d’interessi del ministro della Difesa Crosetto, sui prestiti ottenuti da Matteo Renzi per acquistare case, sui crimini dei commercialisti della Lega. Fabrizio Peronaci del Corriere della Sera parla della luce mai spenta sul rapimento di Emanuela Orlandi, sulle coperture in Vaticano. Sigfrido Ranucci di Report ricorda i “Panama Papers” e i “Paradise File”, inchieste condotte da consorzi internazionali di giornalisti su spaventose evasioni fiscali. Nello Scavo di Avvenire testimonia il suo lavoro sul caso Almasri, il criminale libico riconsegnato con aereo di Stato dall’Italia a Tripoli. Lavoro svolto anche da Sergio Scandura di radio Radicale. Massimo Alberizzi scrive del lavoro di Africa Express per fare luce sul rapimento di Silvia Romano e sulla ‘ndrangheta a Goma, dove è stato ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio.
irpimedia ed eni
Poi, ci sono nuove realtà, come Irpimedia (Investigative Reporting Project Italy), c’è Scomodo, che tirò fuori nel 2021 il caso del sito “phica.net”, c’è Sara Manisera che ha co-fondato Fada, ha lavorato su Libano, Siria, Tunisia, Mongolia, Iraq (sui danni provocati dall’estrazione del petrolio, Eni compresa) e ha pubblicato su The Guardian, Internazionale, Al Jazeera. C’è Marta Frigerio che si occupa di temi ambientali, pubblicati su L’Espresso e sul Venerdì di Repubblica.
studi di commercialisti
Ma poi occorre guardare l’altra faccia. Lo stesso Ranucci dice che l’Italia ha il record mondiale di politici che denunciano giornalisti, dice che in Italia “Panama Papers” e “Paradise File”, basati su database hackerata da grandi studi di commercialisti potrebbero essere classificati come “informazioni illecitamente raccolte” e gli autori spediti in galera. Il Direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana spiega l’avanzare delle “verità alternative” suggerite dai poteri, che si affiancano all’opera del giornalismo professionale e mirano a smantellarlo. Mette in guardia dal giornalismo d’inchiesta che diventa solo denuncia contro i “nemici” e difesa degli “amici”, mentre “l’unico nemico deve essere chi vuole nascondere qualcosa”. Francesco Cancellato, Direttore di Fanpage, fa un intervento basato sul paradosso: ha paura del giornalismo d’inchiesta perché un giorno ha scoperto di essere spiato con un software militare israeliano e ancora non sia chi abbia ordinato di farlo. Ha paura delle montagne di querele che costringono i giornalisti a passare più tempo in tribunale che in redazione. Ha paura dei politici che di fronte all’inchiesta sui giovani di Fratelli d’Italia razzisti e antisemiti chiedono “tutto il girato”, mettendo i piedi nel piatto di come si fa la professione e non rispondendo nel merito.
perdita di fiducia
Stefano Ferrante, La7 e Segretario di Stampa Romana, afferma che “la crisi dell’editoria è anche figlia dell’involuzione dei contenuti dettata da marketing e pubblicità”. Con conseguente perdita della fiducia dei lettori in un giornalismo incapace di incidere sugli eventi, di far rispettare la legalità. Vede, Ferrante, “un’informazione che piace ai potenti, che resta in superfice e non incentiva la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese”. Andrea Garibaldi, Direttore di Professione Reporter, invita i giornalisti a stare addosso ai pronto soccorso degli ospedali, che sono gironi danteschi, alle scuole pubbliche pericolanti, mentre si promuovono finanziamenti alle cure e all’istruzione private. Segnala le insulse battute dei politici nei Tg e le insulse paginate di interviste a personaggi irrilevanti sui quotidiani. Segnala che dall’ottobre 2023 i giornalisti di tutto il mondo sono impediti dal governo d’Israele di entrare a Gaza per vedere con i loro occhi cosa sta davvero succedendo.
nera negata
Non basta. Il Dossier è ricco anche dei mini dossier delle Unioni cronisti di Liguria, Piemonte, Lombardia, Lazio, Sicilia su come -utilizzando la Legge Cartabia (2021)- Procure e Questure rendano sempre più arduo il lavoro di raccolta delle notizie di nera. E nel Dossier c’è un lungo elenco delle migliori inchieste del 2025 e dei premi più prestigiosi alle inchieste.
Si può chiudere con un consiglio di Mark Lee Hunter, fondatore del Global Investigative Journalism Network (GIJN), citato nel Dossier: “Ci si deve sempre chiedere: a chi interessa davvero questa storia? Il giornalismo si salva tornando a mettere al centro le comunità, i bisogni delle persone. In questo quadro il giornalismo locale assume un ruolo centrale”.
(nella foto, Mark Lee Hunter)





