Giornalista e sindaco, si possono cumulare?
Che domanda: si dirà che chiunque può occupare entrambi i ruoli. Un ingegnere, un avvocato, un medico, tutti possono. La professione non può rappresentare un ostacolo per chi ha il desiderio di farsi piazzare sulla poltrona di primo cittadino da una maggioranza politica che si fida di lui. Allora può trovare i voti anche un giornalista, soprattutto se stimato e famoso, qualcosa può impedirglielo?
consultazioni nel 2027
Se ne sta discutendo perché il nome del giornalista Mario Calabresi, già Direttore della Stampa e de la Repubblica, è stato candidato dal sindaco di Milano Sala, in vista delle prossime elezioni. Discussione teorica, ma con qualche prospettiva, visto che l’interessato ha risposto “Vedremo”.
Se Calabresi ha le qualità per fare il sindaco dopo aver mostrato di saper fare il giornalista, lo decideranno i partiti che in Lombardia stanno cominciando a fare ipotesi in vista delle consultazioni del 2027. Ma è curioso che l’analisi sia stata parziale, come in altri casi.
nodo politico
La voglia, che anche un giornalista può avere, di fare il gestore di una città come Milano e la reale possibilità che venga poi eletto hanno fatto dimenticare altre questioni. Il nodo principale è stato solo politico: ”I cittadini lo voteranno?”. Non che del personaggio siano state del tutto trascurate altre doti, la cultura, la preparazione, adatte per uno che deve affrontare i problemi di una metropoli. Lo stesso Calabresi durante una manifestazione ha affermato che Milano è diventata una città “poco inclusiva”.
Si vedrà su quali doti si baseranno i partiti nel momento in cui dovranno scegliere l’uomo, o la donna, sul quale o sulla quale cui puntare. Vedremo nei prossimi mesi con quali argomenti si avanzeranno le candidature e i prescelti con quali idee e trascorsi si presenteranno. Tutti condividiamo ciò che ha detto il sindaco Sala: perché “è certo che quello di dire le cose è realisticamente un esercizio un po’ diverso da quello di farle, che richiede tante capacità”.
traffico e criminalità
Dunque, pare che Calabresi ci stia pensando e che veda le difficoltà. E magari qualcuno organizzerà pure una conferenza stampa per chiedergli cosa pensa della città, del suo traffico, della criminalità, e di tanto altro, compresa la capacità di includere.
La cosa più curiosa (uso l’aggettivo precedente, che però non mi soddisfa) è che nessuno si domandi se non sarebbe meglio che un bravo giornalista continuasse a fare la sua professione, visto che anche questa è importante. Non se lo chiede nessuno perché evidentemente la scala in cui vengono elencati i mestieri e le cariche pubbliche pone il ruolo del sindaco ben al di sopra di quello di “comunicatore”, anche se ormai tutti riconoscono che la diffusione delle notizie è alla base della democrazia. Non se ne può fare a meno.
meloni iscritta
I giornalisti diventati sindaci in passato sono stati parecchi. A Roma Veltroni era iscritto all’Albo dei professionisti e Ignazio Marino a quello dei pubblicisti. E tanti sono i deputati e i senatori che hanno svolto attività giornalistica prima di entrare in Parlamento. Oggi perfino la Presidente del Consiglio ha la tessera dell’Ordine dei giornalisti, Albo dei professionisti. Nessuno lo ha rilevato e non credo che sarebbe stata più o meno votata, Giorgia Meloni, se fosse stata un medico o un avvocato (medica o avvocata!).
cancellazione dall’elenco
Ma il vero problema tutto sommato è un altro. E nessuno lo solleva. Se quell’uomo o quella donna sono pubblicisti non ci sono ostacoli formali, né argomenti determinanti. Se invece sono professionisti, allora l’altro incarico contemporaneo, dovrebbe essere loro proibito o ostacolato. La legge sul giornalismo, scritta nel 1963, all’articolo 1 stabilisce che sono giornalisti professionisti “coloro che esercitano in mondo esclusivo e continuativo la professione di giornalista”. E all’articolo 40 dice che “il giornalista è cancellato dall’elenco dei professionisti, quando risulti che sia venuto a mancare il requisito dell’esclusività professionale. In tal caso il professionista può essere trasferito nell’elenco dei pubblicisti”. Insomma, è proibito che gli iscritti all’Ordine fra i professionisti possano fare anche un diverso mestiere. Non possono perché sarebbero al servizio di un secondo interesse, mentre i professionisti hanno l’obbligo di cercare e diffondere la verità, devono impegnarsi esclusivamente in questo dovere (articolo 2: “loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Qualsiasi altra cosa facciano potrebbero essere influenzati, fuorviati. La verità e dunque la collettività, questo interessava agli autori della Costituzione. Credo che raramente (forse mai) gli Ordini regionali siano intervenuti in questo senso, perdendo così essi non poca parte della loro credibilità ed efficacia.
richiesta di dimissioni
Il sindaco, è sicuro che dica sempre la verità?
Ricordi dunque il collega Mario Calabresi che la sua scelta dovrà essere netta. Entrambe le cose insieme potrebbero essere non tollerate e l’Ordine della regione nel quale è iscritto potrebbe chiedergli di dimettersi oppure, per lo meno, di scendere nell’elenco dei pubblicisti, per i quali l’etica potrebbe essere considerata meno rigorosa. Il rischio lo correrebbe, anche se né i sindaci né la Meloni hanno mai visto l’Ordine dei giornalisti bussare alla loro porta. Sindaco è più importante di giornalista? E la legge si può continuare a violare, oppure si può decidere di farla rispettare? Mario Calabresi potrebbe chiedere all’Ordine della regione nella quale è iscritto. Magari gli risponde.




