Grande attivismo alla Stampa di Torino. L’annuncio di John Elkann di voler vendere la testata torinese di famiglia ha messo in moto buona parte della redazione. Appelli e riunioni con i lettori in città, nei quartieri e nei paesi della regione. Un Direttore, Andrea Malaguti, che segue con attenzione la ricerca di un compratore, soprattutto di profilo piemontese. Istituzioni che si muovono per aiutare a individuare un interlocutore: in prima fila il Presidente della Regione e il Sindaco di Torino. Consiglieri regionali e comunali, parlamentari che solidarizzano.

Orgoglio piemontese, orgoglio Stampa. Dinanzi alla cessione da parte della proprietà Exor-Elkann, il quotidiano torinese non s’arrende, ma rilancia, in un’inedita forma di protagonismo e di “movimentismo”. Nell’attesa d’esser comprato da una proprietà di cui ancora non si conosce né la fisionomia né l’identikit, la testata mobilita lettori, simpatizzanti, mondo politico, sindacale e imprenditoriale di cui è quotidiano interlocutore. Chiama a raccolta “in solidarietà”. 

protagonista del destino

Mobilitazione mai vista prima, se non da parte di giornali “movimentisti”, appunto, e con una forte identificazione attiva col proprio lettorato. Come nel caso de il manifesto “quotidiano comunista”, dal giorno della sua fondazione (28 aprile 1971) fino ad oggi.

Il 15 dicembre scorso John Elkann, amministratore delegato di Exor, la holding di “casa Agnelli”, che attraverso Gedi controlla la Repubblica, La Stampa e un sistema di radio, ha annunciato il suo disimpegno dal gruppo e la cessioni finali e ora la testata torinese cerca di rendersi protagonista del proprio destino.

Intanto, è stata lanciata una campagna di stampa fatta d’interviste a intellettuali, scrittori, giornalisti, ex direttori del quotidiano sulle pagine nazionali e, in cronaca di Torino e sono stati chiamati i lettori a partecipare ad assemblee cittadine e di quartiere con le autorità del luogo. 

tour a tappe

“La Stampa vuol dire Piemonte -dichiara il presidente della Regione Cirio- Faremo di tutto perché il giornale rimanga un patrimonio del territorio”.  “La Stampa è con voi”, titola il giornale il 18 dicembre segnalando l’ultima tappa del tour che ha attraversato il Paese per incontrare i suoi lettori: incontri da “tutto esaurito”. 

Di mezzo ci sono vite in carne e ossa. La Stampa ha 170 giornalisti, a Torino saranno un centinaio e poi ci sono un 200 tra amministrativi e poligrafici, che svolgono funzioni sia di gruppo sia di testata. C’è un’attenzione (ma anche una tensione) particolare del territorio. Mentre Gedi va al gruppo Kyriakou e poi si vedrà, ai giornalisti della Stampa fanno sapere che “non siete nel perimetro della cessione, ma stiamo cercando un investitore e speriamo di realizzare, in parallelo, una scissione del ramo d’azienda”.

abbandono di famiglia

Si cerca una figura di riferimento come acquirente, specie se piemontese. Malaguti è impegnato nel tentativo di “salvaguardare il patrimonio giornalistico e culturale” della testata.

Il passaggio è molto delicato, questo era il giornale di famiglia, del primo gruppo industriale e finanziario italiano, prima Fiat, Exor-Stellantis. La decisione di vendere è stata letta, specie a Torino, come l’ennesimo segno d’abbandono da parte della famiglia Agnelli-Elkann di questo territorio. 

aeroporti e banche

La Stampa ha 150 anni e più di storia, festeggiati nel 2017. Dove approderà ora? Nelle mani del greco Kyriakou, no di certo, almeno non in via stabile. Ma forse nemmeno nelle mani di Nem, Nord Est Multimedia, di Enrico Marchi, presidente di Banca Finint e della Save, l’aeroporto di Venezia e Treviso, impegnato nella gestione pure dello scalo di Bruxelles, che il 1° novembre 2023 ha acquisito proprio da Gedi le sei testate veneto-friulane (Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia e Mestre, Il Corriere delle Alpi, Il Messaggero Veneto e Il Piccolo). Sembra infatti che alcuni soci di Nem non siano affatto disponibili a caricarsi sulle spalle il fardello della Stampa.

La Stampa ha un organico importante, una struttura di costi non indifferente e se si scorpora La Stampa dal gruppo Gedi la prima cosa che va fatta è ricostituire tutto quello che era stato messo in comune con Gedi: produzione di video, digitale, social, podcast. Chi si candida a rilevare La Stampa deve avere prima di tutto risorse per comprare la testata torinese e per fronteggiare tutto questo.

questione tipografia

La tipografia, il Centro stampa di Torino, seguirebbe il giornale nella vendita. È l’unica tipografia rimasta di proprietà di Gedi ed è la storica tipografia di Torino della Stampa, una struttura per quando i giornali stampavano migliaia di copie: due rotative per 96 pagine full color da 30-40 mila copie all’ora. Ma ora La Stampa tira più o meno ottanta mila copie, quindi c’è un forte problema di costi e di gestione. E questo è un problema per la cessione. La tipografia occupa una ventina di poligrafici, fino ad ora ha stampato La Stampa, La Sentinella del Canavese, Il Secolo XIX di Genova, la tiratura di Repubblica dell’area del Nord Ovest e tutti i supplementi di Repubblica e Stampa. Quando è stata creata il giornale vendeva 400 mila copie, diverso è spalmare i costi sulle tirature che si fanno adesso. 

veneti e friulani

E poi Nem è strutturata come una compagine di associazioni d’imprese e imprenditori singoli delle zone dove sono presenti i quotidiani veneti e friulani. Esempio: Danieli di Udine, leader mondiale nella produzione di impianti siderurgici, è nella compagine perché in quella zona c’è Il Messaggero Veneto. Danieli ha le risorse, è un grande gruppo, ma forse non ha l’interesse ad investire su un giornale che sta dal lato opposto dell’Italia. 

Quindi, potrebbe non essere Nem il destino, ma semmai Marchi, con qualche socio locale, torinese e piemontese: non si sa ancora però se ci sono disponibilità a formare una cordata. Si stanno spendendo personalmente per questo scopo il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. La premessa è che servono “capitali importanti”. E non si sa quanto Marchi, al quale appartiene una Banca d’affari significativa ed è azionista di aeroporti non secondari, intenda mettere di suo e quanto voglia spendersi per trovare altri soci nel Nord Ovest. 

mai accettato

A Torino ci sono due Fondazioni bancarie importantissime, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Crt, ma per statuto non possono investire in un quotidiano. I grandi industriali piemontesi, che negli anni sono stati a più riprese contattati, non hanno mai accettato o solo ipotizzato d’investire in un giornale. “Bisognerebbe trovare dei piemontesi coraggiosi che abbiano a cuore l’interesse dei propri territori”, si dice. In fondo La Stampa è pur sempre “la voce del territorio”, giornale locale ma anche nazionale e internazionale. Ci vuole “uno in grado di sostenere una Stampa che si trasforma e si riorganizza, ma che mantiene questa struttura con 9 redazioni locali, una redazione romana importante”. 

Se La Stampa dovesse avere in futuro un rapporto con Nem si potrebbe riprodurre lo stesso rapporto che il quotidiano torinese ha avuto con i giornali locali dell’ex Gruppo L’Espresso (Finegil) e poi Gedi, fornendo loro tutta una parte di servizi, dalla politica nazionale all’economia allo sport, alla cultura, le corrispondenze estere e tutto il network de collaboratori che loro non hanno e che consente di alzare la qualità del prodotto. 

sae e sicilia

Per La Stampa in lista d’attesa c’è anche Sae (Tirreno, Nuova Sardegna e quotidiani emiliani) che s’è fatta avanti, oppure chi ha rilevato La Sicilia, Palella Holdings. Anche quando s’è delineata l’ipotesi Del Vecchio s’è poi detto che non gli interessava La Stampa e dopo una settimana ha comprato il 30% del Giornale. 

Intanto, La Sentinella del Canavese, venduta di recente a Ledi srl, legata al gruppo Ladisa che editava anche La Gazzetta del Mezzogiorno, è stata venduta ad un editore che la vuole trasformare in un quotidiano piemontese, ciò che rischia d’essere in diretta concorrenza con La Stampa. 

(nella foto, uno scatto dalla mostra “La Stampa fotografa un’epoca”, 2017)

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