Singolari percorsi del flusso delle notizie di cronaca nera a Roma.
Il 25 novembre tutte le cronache cittadine escono con la notizia della violenza sessuale ai danni di una ragazza di 18 anni nel parco di Tor Tre Teste, zona est della città. Tre arrestati, due cittadini marocchini e un tunisino.
C’è un problema: l’episodio è del 25 ottobre.
tre cronisti
È rimasto sui tavoli della Questura e della Procura per un mese esatto. Perché il 25 novembre dalla Procura si fa filtrare la notizia (a tre cronisti giudiziari)? Possibili solo congetture. Due principalmente. La prima è che sono stati effettuati gli arresti, quindi un evento drammatico viene ammorbidito con un’avvio di soluzione del caso. La seconda è che il 25 novembre è anche la Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze sulle donne.
Nella sostanza, una gestione “politica” dei casi. Non accade ciò che malauguratamente accade, bensì accade solo ciò che le autorità ritengono opportuno far conoscere ai cittadini ignari. Questa situazione è stata più volte segnalata in relazione, soprattutto, alla Legge Cartabia sulla presunzione d’innocenza, che ha legato le mani alle Questure e alle Procure. In varie parti d’Itala poi Questure e Procure hanno interpretato le norme in maniera molto restrittiva.
legge cartabia
Nel caso della violenza di Tor Tre Teste, tuttavia, la Legge Cartabia non c’entra, poiché per trenta giorni non c’era nessun presunto innocente da proteggere, soltanto una terribile, ennesima, violenza su una donna.
La vittima dello stupro quando è stata aggredita era in auto con il fidanzato di 25 anni nel parco, lato via del Pergolato. Dopo la violenza, intorno alle 3.30 di notte, è stata portata al Policlinico Casilino, dove ha raccontato l’incubo vissuto ai medici e alla polizia. Cinque uomini hanno circondato la macchina, hanno rubato il cellulare della ragazza e lei è stata costretta a seguirne uno in un luogo poco lontano dall’area verde. La vittima ha raccontato che l’aggressore l’ha obbligata a un rapporto sessuale completo e non protetto. La Squadra mobile di Roma sarebbe riuscita a indentificare tre componenti del gruppo di aggressori e sta ancora ricercando gli altri due. Dai riscontri di laboratorio però è emerso che il dna estrapolato dalle tracce biologiche recuperate dalle forze dell’ordine sul luogo della violenza sessuale non apparterrebbero a uno dei tre ragazzi arrestati e indicato dalla vittima come lo stupratore. Un profilo genetico che non apparterrebbe neanche agli altri due.
quarticciolo e verona
I tre, interrogati subito dopo il fermo, si sono difesi affermando che la violenza sessuale alla ragazza sarebbe stata commessa da un altro componente del gruppo. Per il momento rimangono in carcere accusati di violenza sessuale di gruppo e rapina aggravata. Due di loro si trovavano al Quarticciolo, mentre l’altro era invece fuggito a Verona.
(nella foto, il Parco di Tor Tre Teste)
Leggi anche:
Così Riforma Cartabia e uffici stampa, “ostacolano il racconto delle notizie”
Roma, tre casi di nera “oscurati”. Le notizie escono se le danno i cittadini





