Oltre 200 testate giornalistiche provenienti da oltre 50 paesi (dagli Stati Uniti al Vietnam, dalle Filippine alla Romania, dal Gabon alla Svezia) lanciano una campagna mediatica, coordinata da Rsf e da Avaaz. A partire da lunedì 1° settembre. Gli aderenti includeranno nei propri siti o stamperanno sulle prime pagine, su sfondo o banner neri, o leggeranno in Tv-radio questo testo: “Al ritmo con cui l’esercito israeliano uccide i giornalisti a Gaza, presto non ci sarà più nessuno a tenervi informati”. #ProtectJournalistsInGaza #LetReportersIntoGaza.
Fra gli aderenti non ci sono i grandi quotidiani o radio o tv come New York Times, The Guardian o Le Monde. In Francia c’è Mediapart, in Spagna El Pais e La Vanguardia. In Italia niente Corriere della Sera, Stampa, Repubblica. Ci sono Il Fatto Quotidiano, Facta, Forum of Mediterranean women journalist, il Bo Live, Il Dubbio, il manifesto, In Libera Uscita, Ossigeno per l’Informazione, Radio Bullets, Redazione Critica, Rete No Bavaglio, Collettiva, Lavialibera, SITe.it, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa.
messaggi quotidiani
Ogni giorno attraverso tutti i suoi canali il governo di Israele contesta, smonta, rimonta e trasforma le notizie che arrivano da Gaza (e dalla Cisgiordania) dalle organizzazioni internazionali, dalle associazioni umanitarie e dai giornalisti palestinesi che vivono lì. Per fare un esempio, molti giornalisti italiani importanti ricevono quotidiani messaggi da parte dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, da ambasciatori israeliani, dalle Forze armate israeliane. Ma per far vedere cosa davvero accade a Gaza (e in Cisgiordania) ci sarebbe un metodo migliore e quasi infallibile: permettere alla stampa internazionale di entrare liberamente in quei luoghi, vedere, ascoltare, studiare, tirare le somme; cosa che da ventitré mesi il governo israeliano impedisce. Senza rompere questo divieto diventa meno credibile la campagna di “controverità” che Israele svolge ogni giorno a dispetto di resoconti, immagini, fonti autorevoli.
scrivere liberamente
Le richieste in tal senso delle organizzazioni della stampa internazionali, dei sindacati dei giornalisti, degli Ordini professionali, delle singole testate dal 7 ottobre 2023 sono state innumerevoli. Ora Reporter senza frontiere (Rsf) e il movimento di campagne Avaaz tornano a chiedere a Israele di aprire i confini di Gaza, “affinché i giornalisti internazionali possano scrivere liberamente” e chiedono che Israele “rispetti i suoi obblighi internazionali di proteggere i giornalisti in quanto civili”.
guerra moderna
Un’iniziativa per denunciare il divieto imposto, da 23 mesi, dalle autorità di Israele ai giornalisti internazionali di avere accesso indipendente in territorio palestinese: “Una situazione senza precedenti nella guerra moderna”. Mentre ad oggi almeno 210 giornalisti locali sono stati uccisi dall’esercito israeliano, “un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto all’informazione”, sottolineano Rsf e Avaaz. Le due associazioni, insieme alle testate coinvolte, chiedono di aprire i confini di Gaza affinché i giornalisti internazionali possano scrivere liberamente e che Israele rispetti i suoi obblighi internazionali di proteggere i giornalisti in quanto civili.
(nella foto, il governo Netanyahu VI)
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