Ventuno anni fa -si presume il 26 agosto 2004- fu ucciso in Iraq Enzo Baldoni, pubblicitario e cronista freelance. Aveva 56 anni. Cinque giorni prima era stato rapito lungo la strada tra Najaf e Bagdad da una organizzazione probabilmente collegata con Al Qaida. La sua esecuzione fu filmata e il video fu inviato alla tv satellitare del Qatar, Al Jazeera. Le responsabilità della sua uccisione non sono state accertate.
Nato a Città di Castello (Perugia), moglie e due figli, Baldoni lavorava da tempo a Milano. Dopo avere fatto vari mestieri, nel 1996 era diventato giornalista free lance raccontando su Linus, Specchio della Stampa, Venerdì della Repubblica le sue esperienze in giro per il mondo. Baldoni era arrivato in Iraq per la prima volta, con un accredito del Diario, due settimane prima di essere ucciso. È stato rapito insieme con l’autista Ghareen dall’Esercito Islamico, un’organizzazione fondamentalista musulmana legata ad Al Qaida, mentre era in un convoglio umanitario per Najaf . Al termine di un ultimatum all’Italia per il ritiro di tutte le truppe entro 48 ore, Baldoni è stato ucciso. La data e il luogo sono ancora incerti.
minestrone cosmico
Sul suo blog iracheno “Bloghdad”, Baldoni scrisse poco tempo prima: “Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato”.
Un approfondito ricordo di Baldoni è stato preparato da Ossigeno per l’Informazione. La ricorstruzione della sua vita e del suo lavoro sono tratte dalla raccolta, a cura di Monica Andolfatto, per il libro “Giornata della Memoria dei Giornalisti uccisi da mafie e terrorismo”, Roma, 2008: “Un talento eclettico quello di Baldoni che si sviluppa inizialmente nell’ambito pubblicitario con l’attività di copywriter all’interno de ‘Le Balene colpiscono ancora’, società da lui stesso fondata. Tra i suoi spot più d’effetto quello della rondine dell’acqua minerale San Benedetto”.
croce rossa
Poi c’è l’agriturismo di famiglia a Preci, in Valnerina, l’insegnamento all’Accademia di Comunicazione di Milano, la mania per i fumetti: fra i primi in Italia a sfruttare la potenzialità del blog, il suo nickname nel mondo del web è Zonker, dall’omonimo personaggio della striscia Doonesbury di Trudeau, di cui cura la traduzione italiana. E c’è l’attività di volontario con la Croce Rossa. L’amore per il reportage nasce nel 1996 in Chiapas sulla scorta dell’incontro con il subcomandante Marcos. “Non c’è niente da fare quando uno è ficcanaso, è ficcanaso. È irruentemente curioso, gli interessano i lebbrosi, quelli che vivono nelle fogne, i guerriglieri. E poi non gli basta fare il pubblicitario, deve occuparsi anche di critica, di fumetti, di traduzioni, di temi civili e perfino di cose un sacco zen” è il ritratto che Baldoni dà di se stesso. La voglia di capire lo porta nelle fogne di Bucarest, lo spinge a indagare sullo sterminio dei Karenm in Birmania, sui massacri di Timor Est, le sofferenze nel lebbrosario di Kalaupapa, lo conduce a mangiare riso e ranocchi fra i ribelli Aye Aye Khing e a cercare nella giungla thailandese i Fratelli Htoo, gemellini di 12 anni che guidano l’Esercito di Dio vantando poteri miracolosi.
ultimi istanti
In Iraq Baldoni entra con un accredito di Diario: per lui è la prima volta. Dopo un paio di settimane viene sequestrato da una sedicente organizzazione fondamentalista musulmana – le Armate islamiche – che si ritiene legata ad Al-Qaida. È il 20 agosto 2004: l’ultimatum dato all’Italia è di ritirare entro 48 ore tutte le truppe dal territorio iracheno. Dopo cinque giorni l’ostaggio viene ucciso. La sua esecuzione viene filmata e il video inviato alla tv satellitare del Qatar Al Jazeera che si rifiuta di metterlo in onda per rispetto alla famiglia: le immagini sugli ultimi istanti di vita di Baldoni vengono definite agghiaccianti. A tutt’oggi non si è saputo dove sia stato sepolto il cadavere. Restano molti interrogativi, soprattutto sul perché le trattative per la liberazione del prigioniero si siano a un certo punto inceppate. “Nostro padre è un uomo di pace” hanno detto i figli Guido e Gabriella nell’appello in cui chiedono clemenza ai rapitori.
In base agli aggiornamenti di Alberta Del Bianco e Raffaella Della Morte e di Grazia Pia Attolini, non risultano informazioni sui procedimenti avviati per la ricerca dei colpevoli.
(nella foto, Enzo Baldoni)




