“Ci rifiutiamo di vederli morire”. Con queste parole Sdj, l’associazione che riunisce i cronisti dell’agenzia di stampa France Presse (Afp) lancia un appello urgente per i suoi giornalisti nella Striscia di Gaza, esposti al rischio concreto di morire di fame.
A Gaza, l’Afp opera attualmente con un piccolo gruppo di collaboratori locali: un giornalista freelance, tre fotografi e sei videomaker. Sono loro a garantire una delle poche voci rimaste all’interno della Striscia, da cui i media stranieri sono esclusi da quando Israele ha mosso l’offensiva post 7 ottobre. Il personale permanente dell’agenzia ha lasciato l’area all’inizio del 2024, e da allora la copertura giornalistica si regge interamente sul lavoro dei freelance, che vivono nelle stesse condizioni estreme dei civili.
Secondo i giornalisti dell’agenzia di stampa, nella Striscia sempre più colleghi non sono più in grado di lavorare a causa della malnutrizione. “Vediamo la loro situazione peggiorare – scrivono i giornalisti di Afp nel comunicato diffuso lunedì 21 luglio 2025 – Sono giovani e le forze li stanno abbandonando. La maggior parte non ha più la capacità fisica di spostarsi nell’enclave per svolgere il proprio lavoro. Le loro strazianti richieste d’aiuto sono ormai quotidiane. Negli ultimi giorni, abbiamo capito dai loro brevi messaggi che le loro vite non contano più molto e che il loro coraggio, dedicato per molti mesi a informare il mondo intero, non li aiuterà a sopravvivere. Rischiamo di venire a conoscenza della loro morte da un momento all’altro, ed è insopportabile”.
Tutti gli appelli rivolti al governo di Israele affinché sia consentito ai giornalisti internazionali di entrare nella Striscia per testimoniare cosa sta veramente accadendo sono caduti nel vuoto.
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