La Federazione della Stampa e la Federazione Editori si combattono a colpi di comunicati sui giornali, il 25 di luglio. Per 15 mesi, dopo uno stallo di nove anni, si sono incontrati per cercare di rinnovare il Contratto nazionale di lavoro scaduto nel 2016, ma sono arrivati in un cul de sac. Al momento, trattative interrotte. 

Scrive Fnsi: gli editori dal 2016 hanno incassato 240 milioni di euro in aiuti dallo Stato e hanno alleggerito le redazioni, meno 15 per cento di giornalisti a tempo indeterminato. E hanno aumentato il lavoro precario e sottopagato, con articoli retribuiti in media 10 euro lordi. Ma non vogliono riconoscere aumenti di stipendi almeno pari al 19,3 per cento di inflazione certificata Istat nello stesso periodo.

giganti del web

Aggiunge Fnsi che gli editori non hanno voluto confrontarsi sull’uso dell’Intelligenza artificiale, sul rapporto con i giganti del web, sulle prospettive occupazionali. E che hanno proposto per i nuovi assunti salari d’ingresso al ribasso, “ulteriore sconto sulle assunzioni obbligatorie per legge in seguito a prepensionamenti (per gli editori dal 2022 completamente gratuiti)”. Fnsi scrive di aver proposto investimenti sui giovani, linee guida per governare la trasformazione digitale, progetti per alzare la qualità del giornalismo italiano e contrastare le fake news. Ma che la controparte è concentrata “sul taglio dei costi e sul prossimo giro di valzer per chiedere soldi al governo”.

Scrive Fieg di “aver proposto al sindacato di affrontare insieme la sfida di una rivisitazione complessiva del Contratto che prevedesse, tra l’altro, un protocollo specifico per favorire le assunzioni dei giovani, come già sperimentato con successo nei contratti dei poligrafici e dei dirigenti”. E di aver “invece registrato l’indisponibilità a perseguire la strada di un vero rinnovamento da parte del sindacato che intende limitarsi ad un accordo ‘ponte’ di tipo economico finalizzato al recupero dell’inflazione, senza poter incidere sulla modifica di istituti vetusti e ormai insostenibili come il mantenimento del pagamento delle ex festività seppur abrogate da una legge del 1977”.

scatti di anzianità

Aggiunge Fieg che “l’oneroso meccanismo degli scatti di anzianità in percentuale previsto dal Cnlg (laddove ormai quasi tutti i Ccnl stabiliscono aumenti in cifra fissa) abbia sostanzialmente tutelato il potere di acquisto dei giornalisti nell’ultimo decennio e le Aziende, sebbene nello stesso periodo di riferimento abbiano registrato un dimezzamento dei ricavi da diffusione e pubblicità, hanno confermato la disponibilità ad un riconoscimento economico superiore a quello concesso nell’ultimo rinnovo del 2014 pur in assenza di risparmi contrattuali”.

Sul tema dell’Intelligenza artificiale la Fieg afferma che “la soluzione alle preoccupazioni espresse dal sindacato non può essere ricercata nell’introduzione di vincoli contrattuali di utilizzo destinati ad ‘invecchiare’ precocemente, ma piuttosto occorre un approccio etico da parte delle aziende con la possibilità di dotarsi di Codici che tutelino tanto la professione giornalistica quanto i lettori”.

Posizioni distanti, ma ancora non una rottura insanabile.

(nella foto, la copertina del Contratto scaduto nel marzo 2016)

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