La Stampa, capitolo secondo. Secondo incontro della proprietà con il comitato di redazione dopo che John Elkann ha acquisito la maggioranza del gruppo Gedi e secondo, coraggioso, diniego dei redattori al proprietario.

La prima volta era stata a fine anno. Prepensionamenti, tagli agli stipendi, cassa integrazione a rotazione. “Irricevibile”, aveva detto l’assemblea. Rivediamoci a metà gennaio, avevano replicato i rappresentanti della società. Sembrava una marcia indietro.

Ma a metà gennaio i numeri proposti dall’azienda sono peggiorati: su 180 giornalisti si chiedono 37 uscite, di cui 22 prepensionamenti, all’interno del piano del governo che favorisce gli editori e colpisce duramente l’Inpgi. Cassa integrazione per tutti al 15 per cento. Tagli agli straordinari e alle domeniche. A fronte di un incentivo di 18 mesi di stipendio e qualche benefit. Su richiesta del cdr la proprietà ha inviato a ciascun redattore i conti sugli effetti della manovra e tutti hanno potuto leggere chiaramente quante migliaia di euro l’anno verrebbero a perdere. L’assemblea si è riunita giovedì 30 gennaio e senza spaccature, con composta irritazione, ha di nuovo respinto il piano.

l’assemblea E’ compatta

C’è una sorta di delusione nervosa nella redazione del quotidiano torinese. L’acquisizione di Gedi da parte di Elkann, già azionista di riferimento della Stampa, era stata vista come un rilancio. Si è pensato: il giovane titolare di Exor punta una fiche importante sull’editoria in crisi, per dimostrare che, come in alcuni casi americani e inglesi e francesi, si può fare, quel mondo non è da buttare nel cassonetto della storia.

Invece, per ora, i soliti tagli. Adesione entusiastica al nuovo piano di prepensionamenti che anche il governo in carica ha gentilmente concesso agli editori, per ristrutturare le aziende a spese della collettività e dell’Inpgi, come avviene ormai da oltre dieci anni.

Inoltre alla Stampa vivono con un po’ di rabbia la diversità di trattamento rispetto alla nuova consorella (in Gedi) Repubblica. L’ultimo piano di esodi nel quotidiano fondato da Eugenio Scalfari fu fatto con incentivi assai più generosi (fino a 36 mesi di stipendio). A Torino si sentono trattati dal loro padrone storico, come figli minori.

la solita formula

E’ avvolta nelle nubi la volontà di Elkann sul suo nuovo piccolo (rispetto al mondo, grande rispetto all’Italia) impero editoriale. I suoi rappresentanti hanno parlato di “sfida sul digitale a pagamento”, senza specificare quale direzione si voglia prendere.

Intanto, Lucia Annunziata ha lasciato la direzione dell’Huffington Post, testata digitale del gruppo, dicendo “Nuovo editore, nuovo direttore”. Poi c’è stato un incontro di Annunziata con lo stesso Elkann di cui non si conosce l’esito. Un contatto c’è stato anche fra Elkann e Carlo Verdelli, direttore di Repubblica, scelto dalla precedente gestione. Anche qui dovrebbe esserci un cambiamento. Per fare cosa?

Insomma la ricetta per Gedi, due mesi dopo l’acquisto della quota di controllo è tagli senza spendere e persone di fiducia al comando. Una formula che ha poco di innovativo.

Professione Reporter

(nella foto, la redazione della Stampa, a Torino)