In nome di un’antica amicizia. Michele Anzaldi sostiene Filippo Sensi. Sono stati tutti e due, da giovani, uomini-comunicazione di Francesco Rutelli. Sensi poi è stato spin doctor di Matteo Renzi. Quindi, Anzaldi ha preso il suo posto. Ora sono entrambi deputati, Anzaldi di Italia Viva, Sensi del Partito Democratico.

Filippo Sensi, durante la discussione della legge contro il bullismo, ha raccontato alla Camera l’esperienza di chi, come lui, ha subito fatshaming e bodyshaming, offesa e derisione di una persona per una sua peculiarità fisica. L’intervento di Sensi è stato rilanciato da tutti i media, ha suscitato simpatia e applausi. Il giorno dopo Anzaldi ha scritto sul Fatto Quotidiano: “Mi sarebbe piaciuto che la stessa attenzione a questo caso fosse stata riservata, nel 2015, quando a offendere Filippo fu il commentatore televisivo Andrea Scanzi. Scanzi definiva Sensi, allora portavoce del presidente del Consiglio Renzi, con queste parole vergognose: “Bizzarro omino sferico”. Un’indecenza per chiunque, ma in particolare per chi è giornalista e viene invitato come commentatore nelle principali trasmissioni televisive di informazione, a partire da quelle del servizio pubblico. Nessuno protestò, ad eccezione del sottoscritto con un articolo sull’Huffington Post. Nel 2015 non ci furono interventi dell’Ordine dei Giornalisti, né della Commissione stabile per il codice etico della Rai, né del direttore del Fatto Quotidiano.

Il diritto di critica non è diritto di insultare e bullizzare. Quanti colleghi parlamentari e non solo sono stati vittime di insulti personali sui giornali per il loro aspetto fisico?

Fino a quando le proteste non interverranno al momento opportuno, finché la difesa di categoria e di corporazione prevarrà sulla necessità di stigmatizzare certi comportamenti e certe espressioni, è difficile che i problemi si possano risolvere”.